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Michela Pittino: un romanzo dagli occhi di un bambino

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Michela Pittino
"I Tre Sassolini Magici"

Copertina - I Tre Sassolini Magici - Michela Pittino

Tra le nebbie delle Highlands e la meraviglia dello sguardo infantile: ecco il selciato dentro cui rintracciare la genesi de "I Tre Sassolini Magici", il romanzo d'esordio di Michela Pittino. Un racconto di avventura e formazione che affida alla fantasia il compito di esplorare temi profondi come il coraggio, la paura, la gratitudine e la scoperta di sé. Attraverso il viaggio di tre giovani protagonisti, la nostra costruisce un mondo sospeso tra leggenda e crescita personale, dove la magia non serve a fuggire dalla realtà ma a comprenderla un po' meglio.

Le Highlands scozzesi sembrano quasi un personaggio del romanzo. Che tipo di legame emotivo hai con quei luoghi?
Le Highlands sono la loro casa, il luogo dove vivono le loro esperienze familiari, di amicizia e di scuola, il loro mondo quotidiano. Per me invece sono sempre state il mio mondo magico, un luogo che mi ha fatto sognare e che mi stimola l’immaginazione. Adoro i paesaggi incontaminati e malinconici della Scozia, i laghi, le colline sferzate dal vento e anche popolate da pecore con la faccia nera e da splendide mucche con la frangetta spettinata. Le adoro in tutte le stagioni.

E dunque diventa una conseguenza chiedersi se ci sono tratti biografici in questa favola…
Ci sono da vari punti di vista: alcuni miei ricordi e alcune sfide che ho dovuto superare quando ero piccola, ma soprattutto ci sono mia figlia e i miei nipoti e il loro viaggio di crescita che ho amato osservare e rivivere attraverso i tre personaggi principali del libro.

Quanto ti interessa esplorare il dubbio nell’infanzia?
Credo che il dubbio non sia solo parte dell’infanzia, ma della vita. A volte i bambini sembrano avere addirittura meno dubbi degli adulti, hanno le idee molto chiare su alcune questioni, mentre su altre il dubbio nasce da uno scambio di opinioni con gli altri, grandi o piccoli che siano, che gli fanno vedere le cose da un’altra prospettiva. Questo in generale fa sorgere dei dubbi e ci fa fare delle domande su quali possano essere le scelte più giuste o la direzione da prendere. Il dubbio è una buona cosa, il dosaggio però va ben calibrato: né troppo, né troppo poco.

Il simbolo è uno strumento molto affascinante e molto evocativo: che rapporto hai con la simbologia, con la scrittura in tal senso…?
I simboli sono uno strumento potente, hanno il potere di trasportare un concetto su un altro piano. Questa traslazione ci aiuta a distaccarci emotivamente da una situazione che stiamo vivendo per renderla universale, ci mostra l’essenza di qualcosa e ci aiuta a comprenderla per poi poterla riportare nella nostra vita nella forma che più ci è utile in quella situazione.

E dunque, nel divenire della vita dei protagonisti, che vita ti sei riletta dentro? Esiste anche questo nella magia che c’è quando si scrive un libro?
Ho riletto le mie emozioni nell’essere piccola, la frenesia di fare tutto di corsa, l’impazienza di far materializzare gli eventi che desideravo come e quando li desideravo e la delusione di capire che non funzionava proprio così. Ho anche rivisto che le amicizie, le risate, le litigate e le aspettative, le ansie e le altalene concrete ed emotive della mia crescita, non erano poi tanto diverse da quelle che ho osservato nei bambini reali e immaginari del mio libro. La magia, è una cosa reale, è parte integrante della realtà di ognuno di noi, sia quando si scrive un libro o quando si fa una frittata che viene buonissima. Ognuno sceglie la propria magia e i propri incantesimi, tanto vale sceglierli divertenti.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Giugno 2026 15:42 )  

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