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La donna-oggetto di ritornelli quotidiani

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Ha più di quarant'anni e un'assicurazione che le copre la “portata” del suo sedere. Jennifer Lopez, col suo fisico super scolpito e affascinanti lineamenti latini, muove il sedere davanti alla telecamera del video musicale “Booty”, strusciandosi con una bionda dalle labbra rifatte, Iggy Azalea. Costume nero sgambato e pose ammiccanti: il video presenta tratti grotteschi, umoristici per la serietà con cui un tentativo di sensualità scade in pornografiche vetrine discografiche. Si potrebbe parlare di queste immagini a più livelli, ma balza subito all'occhio la banalità con cui l'arte diventa industria culturale e fa della donna merce pubblicitaria.

L'eclettica Lopez ha dichiarato che i suoi figli non guarderanno il video. Un prodotto che si esaurisce in mossette e rime provocanti, che parla del corpo della donna esibendolo alla stregua di qualsiasi oggetto del mercato, un target onnipervasivo di forma mentis matematiche. “Se vuoi sapere se un popolo è ben governato, e se le sue leggi sono buone o cattive, esamina la musica che fa”. Sono le parole di Confucio, e abissali millenni di saggezza. Cosa possiamo ricavare da questo pentagramma musicale di banale quotidianità?

tutte le ragazze sexy alla festa
andate a prendervi un uomo
portatelo sulla pista da ballo
andate e illuminate quei jeans
non preoccuparti, stai ballando
è il compleanno di lui
dagli quello che ti chiede
permettimi di mostrarti come fare

Dobbiamo capire che non ci potrà esser nessun arricchimento da una tale conduzione delle nostre vite. Ci chiedono di inseguire un montepremi come se fosse facilmente accessibile e soprattutto ci convinciamo che non possiamo più fare a meno di un modello che inaridisce creatività e intelligenza in ripetitizioni, esecuzioni. Il mito della velina che è bella ma non balla e del calciatore dal fisico monumentale ci distrae dall'attitudine realmente umana di prenderci cura delle cose e delle persone. La civiltà dei falsi miti, che spaccia ciò che unico per ciò che è sostituibile. Le priorità cambiano radicalmente e siamo disposti a lasciarci travolgere da questa marmaglia di non-valori, di non-ideali. La cura si risolve in gadget. Se i modelli restano i culi sodi e le abbondanti taglie dei reggiseni, se l'ispirazione si cristallizza nelle logiche del business, allora non dobbiamo meravigliarci se a un uomo ubriaco che stupra la moglie vengono concesse attenuazioni di pena.

In questo orrore di immani dimensioni, in cui l'ego umano rischia di smarrire irreversibilmente il proprio senso, solo il pensiero vigile, la riflessione, il pensiero esplicativo e descrittivo insieme può trovar una via d'uscita, che non potrà esserci se continuamo a scavalcare i nostri miti, i nostri progressi. Dobbiamo iniziare smascherando il nostro benessere, per incamminarci verso un modello di sviluppo che canti dolci melodie e non solo ritornelli facilmente memorizzabili.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 30 Settembre 2015 14:13 )  

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