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Appunti di Viaggio - Intervista a Marco Meini

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Agenzia DEApress fotogiornalismo

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“Appunti di viaggio” dalla Thailandia.

dal 21 giugno al 7 luglio - Fotoreportage di Marco Meini

"La fotografia mi permette di vedere e raccontare quello che voglio

e nel modo che voglio!"

(www.marcomeini.com)

                                                                    

Intervista a Marco Meini - Francesca Morini e Silvana Grippi


Chi è Marco Meini?

Sono nato nel 1983 vicino Firenze. ..Quando ero bambino, da mio padre, ho ricevuto in regalo la mia prima macchina fotografica e da quel giorno non ho più smesso di scattare fotografie!

Per professionalizzarmi sono andato a Roma (1 anno) a studiare Cinema in Accademia. Dopo l' esperienza nella capitale ho iniziato delle collaborazioni come fotografo e filmaker.

Dopo varie visite in paesi stranieri, ho scelto di lavorare come reporter.

 

Perché tra tutte le mete, ora ci proponi i tuoi ultimi scatti sulla Thailandia? "Appunti di viaggio" è stata una tua scelta personale o casuale?

La scelta è stata casuale. Nel marzo di quest' anno per un caso non previsto, l' Agenzia Wemondo di Firenze, mi ha proposto di fare questo viaggio. Inizialmente ero titubante, poi studiando il Tour ho scoperto che sarebbe stata una meravigliosa esperienza quella di visitare una parte del mondo a me sconosciuta. E così ho accettato. 

 

Per quanti giorni era previsto il viaggio?

Il viaggio è durato 15 giorni e il tour era composto di quasi tutte donne, tra le quali mia madre. Una guida locale ci ha accompagnato durante tutte le tappe. 

 

Quali sono state le zone geografiche visitate durante il tour? 

Siamo partiti da Bangkok, successivamente ci siamo spostati verso nord, fino al Triangolo d'Oro, per poi raggiungere il confine con Laos, Birmania e Cambogia. Infine abbiamo preso l' aereo diretti verso il mare di Pucket: ultima tappa di completo relax !

 

Una volta arrivato a Bangkok, quali sono state le tue prime impressioni?La popolazione è ospitale, sorridente, mai scontrosa o nervosa, nonostante anche loro abbiano problemi di caos dovuti al traffico e allo smog.

Oltre a questo, nella capitale, è inevitabile non notare il marcato “gap economico” tra ricchi e poveri: i primi acquistano nelle boutique dei Centri commerciali e i secondi che mangiano un piatto di riso per la strada. Comunque, in generale si tratta di un popolo che lavora continuamente, non si ferma mai, neanche per mangiare. Sembra che vivano solo per lavorare! 

 

La gente del posto si è mostrata ospitale nei tuoi confronti? 

Assolutamente si! Il rapporto con le persone è stato sublime!

Dunque le persone del posto ti hanno decisamente colpito!

Tra una tappa e l'altra, sarai sicuramente venuto a contatto con diverse culture. Vuoi raccontarci le tue sensazioni su alcune usanze? 

Al nord della Thailandia, nel villaggio delle cosiddette “donne giraffa “ della tribù dei Padung, confesso che ho provato il maggior disagio. Molto spesso si tratta di donne considerate profughe perché fuggite dalla Birmania e costrette alla prigionia.

La loro usanza è quella di indossare dei grandi anelli sul collo, fin dall' età di soli 5 anni,  credo che siano costrette a portare simili ornamenti, ma forse no (non lo so). Comunque sono usi e consuetudini difficili da far sparire.

Questi anelli ovviamente hanno un loro significato, legato al passato, la cui storia raccontava di donne assalite da leoni per il volere di uno spirito.
La legenda narra che….di conseguenza gli uomini della tribù decisero di proteggerle con dei grossi anelli per evitare i morsi al collo dei felini.

Il punto è che queste donne, oggi, vengono esposte come merce per i turisti, come se fossero dei fenomeni da circo, o peggio, degli animali.
Per entrare nel villaggio, c'è anche un biglietto da pagare, certo non agli abitanti direttamente, ma allo Stato, che poi attraverso un contributo “permette” loro di sopravvivere in una situazione per niente dignitosa.
Queste donne le troviamo anche a fare le ambulanti e a vendere, non tanto articoli da loro realizzati, ma souvenir e gadget che potremmo benissimo trovare al mercato di Bangkok. Oltre a questa caratteristica etnia, c'è anche quella delle “donne dai denti neri”, a causa del loro continuo masticare una particolare radice che provoca questo effetto. I turisti arrivano in quella zona solo per ammirarle e fotografarle e così come in un circolo vizioso alimentano la spirale del turismo.  

 

Queste usanze come vengono considerate dal punto di vista culturale?

 

Per loro rappresenta un importante aspetto di entrata economica e anche una “questione di bellezza estetica”, aldilà dell'origine storica. Questo vale per entrambe le tribù di cui vi ho parlato. 

 

E tu, che idea ti sei fatto a proposito?

 

Sinceramente non saprei, a prescindere dall’aspetto antropologico di cui è facile esprimere approvazione o disapprovazione, ognuno può pensarla come vuole. Io naturalmente mi permetto solo di far vedere l’aspetto sociale e ambientale.

 

 

Svelaci il segreto della tua tecnica nel fare queste fotografie! Come ti muovevi tra le persone. Si accorgevano della tua presenza o no ?

 

Diciamo che ho sempre cercato di cogliere momenti spontanei, improvvisi di vita; poche volte l' interlocutore si è accorto della mia presenza; quando lo fa, come nel caso dell' induista sull' autobus, ringrazio che sia successo!

É emozionante, si tratta di un attimo, un millesimo di secondo in cui si crea un legame visivo; subito dopo tutto si dissolve, io posso abbassare la macchina per pudore, oppure lui può spostare lo sguardo in un' altra direzione.

 

Come non chiedertelo... Hai una foto preferita in particolare?

Assolutamente no! Ne ho ben tre di preferite. Due che fanno riferimento al villaggio di Padung, di cui: la prima è il ritratto della ragazza con gli anelli (avrà  12-14 anni). Mi sembra malinconica, ha un' aria triste, disturbata dalla costante presenza dei turisti (pronti ad immortalarla in atteggiamenti cordiali e sorridenti). Lei forse rappresenta, con la sua espressione, quel dubbio che insorge e di cui ho accennato prima, relativo alla costrizione o meno degli anelli da portare. Sono propenso a credere che -  più che usanza - sia stata creata attorno ad essa, una struttura di lucro e basta.

La seconda è la foto del bimbo con la madre; lei sembra che abbia lo stesso sguardo un po' dimesso della ragazza, mentre il bimbo è stupìto, contento, a dir poco meravigliato alla vista  di una merendina che un turista gli stava porgendo. Segno che queste popolazioni sono abituate a vivere con molto poco.

L'ultima foto è quella fatta a Bangkok, dove vediamo un passante ben vestito che sale leggendo, prima di raggiungere il centro commerciale e sotto invece un altro “microcosmo” composto dallo sterminato crocevia di stradine del mercato sotterraneo, territorio delle persone più povere.

 

Questo è il primo reportage che presenti?

No, è il secondo. Il primo l'ho fatto ad Istanbul. Qua mi sono cimentato in un territorio più grande; i fogli del mio diario potevano essere molti di più, ma ho cercato di concentrare il racconto in 35 pagine; o meglio, in 35 immagini, istanti che mi porto dalla Thailandia. Comunque è la prima mostra che faccio e questa è parte della presentazione di Silvana Grippi: "Meini ha scelto di esporre in DEA Gallery un Reportage fotografico dal titolo "Appunti di Viaggio in Thailandia". La sua fotografia è d'impatto, lo sguardo è diretto sull'obiettivo e risponde alla regola dei tre/terzi come scelta d'impostazione, l'autore fotografa come espressione diretta di un "modus vivendi". In questa sua prima mostra personale egli ha scelto il viaggio, per raccontare usi e costumi raccolti in circa trenta opere (stampa Fin Art) in B/N e che hanno in comune la bellezza dello sguardo e la semplicità delle forme....."

 

Marco, perché hai deciso di chiamare il tuo reportage “Appunti di viaggio” ? Cosa significa per te questa scelta?

 

Ho deciso per “Appunti di viaggio” perché è come se avessi scritto un diario, trascrivendo dei momenti, dei ricordi; ma invece di scrivere ho scattato delle immagini. In fondo cos' è un reportage? Un racconto per immagini appunto! 

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 18 Maggio 2016 09:14 )  

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