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Alessandro Benati: confronti sul romanzo “L’ultimo arcano”

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Alessandro Benati
“L’ultimo arcano”

ROMANZO BENATI

Con un romanzo simile, Alessandro Benati si trova a creaere personaggi complessi, attraversati da mistero, desideri e conflitti morali. Ogni figura diventa specchio del lettore, rendendo la lettura un’esperienza emotiva profonda. La memoria diviene un viaggio iniziato e dentro le tessiture de “L’ultimo arcano” si affastellano allegorie e soluzioni per indagare da vicino il vissuto di ognuno di noi. Ragioniamo assieme sulle tante identità di questa lunga storia...

Andrea, Laura e il protagonista formano un triangolo ricco di tensioni emotive. Come sei riuscito a dare loro vita senza cadere nel prevedibile?
Ho cercato anzitutto di osservare la vita. Mi è sempre piaciuto osservare le persone e cercare di comprenderle o quanto meno di cercare un significato al loro agire. Nella mia vita ho incontrato molti “tipi” interessanti che poi mi sono serviti come spunto per costruire i miei personaggi.

Laura appare come un enigma: quali esperienze o letture hanno ispirato la sua costruzione?
L’idea di un personaggio come Laura mi è venuta dal romanzo “Il vero Silvestri” di Mario Soldati, che ormai pochi conoscono o ricordano. Ma lì si parla di amicizia. Pertanto, ho dovuto costruire Laura “a pezzi”, partendo da donne, ma anche uomini, che ho conosciuto e di cui ho preso tratti psicologici che ho potuto osservare in loro (una specie di Frankenstein insomma…). Infine, ho lavorato sul risultato finale togliendo e aggiustando dialoghi, azioni, memorie, leggendo e rileggendo lo scritto, affinché il personaggio risultasse credibile e coerente.

Il notaio Bordoni ha un ruolo quasi simbolico. Quale funzione narrativa volevi affidargli?
Be’, senza il quasi. Nelle mie intenzioni, e con grandissima umiltà nei confronti del sommo poeta, ne volevo fare un Virgilio per Dante. Ma Bordoni, il cui nome è esso stesso simbolico, è anche il risultato della mia concezione di amicizia, o almeno di come vorrei che fosse.

Nel romanzo emergono segreti e verità nascoste. Come hai lavorato sulle sfumature psicologiche di questi temi?
A essere sincero sono venute da sé, salvo poi averle limate e rettificate nel lungo lavoro di revisione dell’ultima stesura, che mi ha davvero affaticato, proprio sul piano psicologico. È stato un continuo chiedermi se quella domanda, quella risposta, quella descrizione avesse senso e fosse coerente, anche nel caso di azioni decisamente discutibili dal punto di vista morale. Ma soprattutto è stato un continuo tediare mia moglie con questi dubbi!

Quale personaggio ti ha dato più soddisfazione scrivere e perché?
Bordoni. Perché in lui ho messo molto di me, al netto dei difetti, ovviamente! Scherzi a parte, è un personaggio che mi è uscito facilmente dalla penna, anche se ho dovuto ridimensionarlo un po’, perché tende ad avere una personalità debordante.

Se dovessi far incontrare i personaggi in un contesto totalmente nuovo, quale sceglieresti e cosa accadrebbe?
Avendo presentato Andrea come già morto, l’unico contesto in cui potrei farli incontrare e quello – a cui accenno – del loro incontro giovanile. Partendo dai loro ultimi anni universitari, quando le loro vite prendono le strade di cui poi parlo, potrei scrivere una storia “what-if” sul genere del film “Sliding doors” e immaginare cosa sarebbe successo se… Ma forse sarebbe meglio ricavarne una sceneggiatura di un film, cosa che peraltro mi piacerebbe molto fare.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 19 Gennaio 2026 21:24 )  

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