Come si fa ad andarsene da questo mondo quando ancora c'è tutto un tempo per viverlo? Non lo so ed è veramente difficile saperlo, soprattutto quando ad andaresene è una collega ed una persona appassionata come Gabrielle Lucantonio. Ai più certamente non è nota poichè Gabrielle lavora nel silenzio della cultura e si occupava di uno dei sistemi di critica più spocchioso, quello della musica da film. In questo ambito ha fatto tanto, ha rinnovato il linguaggio, forse perchè non musicologa, ha portato la cultura della musica da film ad una platea che difficilmente ci sarebbe arrivata se tale cultura fosse rimasta nelle mani, anzi nelle righe dei soliti esperti. ll suo interesse verso la musica da film nasceva da lontano, probabilmente dalla sua grande passione e preparazione verso il cinema. Da lì il passo è breve e il grande amore per la musica da film italiana, ed in particolare verso il mondo di Simonetti e di Argento (l'unico libro scritto è dedicato proprio alle musiche dei film del regista romano) hanno fatto si che il lavoro di Gabrielle fosse esteso e soprattutto professionale. Innamorata quindi della musica dei compositori della nostra nazione come Crivelli, Teardo, Piersanti e naturalmente Morricone al quale aveva dedicato una sua rubrica sulle pagine di Ultravista di Alias del il manifesto. Ed è proprio dal quotidiano comunista che arrivava la sua voce rara, quella di una persona esperta che si districava a parlare della musica da film, a scrivere di essa e soprattutto ad incontrare tanti compositori ed intervistarli (l'ultima sua intervista a Theo Teardo è stata pubblicata sabato su Ultrasuoni). Insomma un lavoro infinito, incredibile e soprattutto divertene, poichè Gabrielle ci giocava con le parole e con i suoni, forse per quella sua matrice francese. Un universo quindi svelato ai più, lieve lieve e assolutamente acritico (nel senso migliore del termine). Francese si di nascita, ma oramai italiana dell'Aquila e in questo comune si è spenta, o meglio ha finito di ricordare le sue musiche, le sue memorie di una infanzia fatta probabilmente di tante tracce di amori per le creatività, per la creatività. La sua è stata una nobile e sincera creatività, ispirata certamente dalle emozioni, dalle "emotion". E proprio dalle orecchie da cui ascoltava la musica è arrivata la definitiva ultima pagina, quella che le ha fatto leggere la morte, per una stupida e pericolisissima otite (che poi tanto stupida non è). Così in una eco indefinita di una città oramai mortificata nel tempo, Gabrielle ha detto addio, o anzi ciao alla sua terra, dove ora sarà, come si suol dire, sarà sicuramente più lieve e il suo ricordo comparirà ogni volta che la terra saprà farsi tenera, forse mare, forse infinito sonoro di un mondo lontanissimo.