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Lisa Giorè: l'esordio discografico

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LISA GIORÈ
"Le vie dell'isonnia"

copertina leviedellinsonnia

Sono 10 gli inediti dell'esordio di Lisa Giorè. Un disco dal titolo "Le vie dell'insonnia", un bel contenitore di forti ispirazioni e di introspettive disamine di se stessi. La cantautrice dipana in un sound fresco, attualissimo e poco attento agli schemi commerciali, veri e propri rendiconti letterari di una vita incline all'ansia e alle tonalità scure di pensare e di reagire all'incedere della vita. Un disco che disorienta per alcune scelte di arrangiamento ma che personalmente piace per le metriche spesso pressanti in cui la Giorè sa incastrare testi ricchi di metafore e richiami visionari. Il tutto con una timbrica vocale dolce e morbidissima, forse non troppo ben scandita in alcuni passaggi come la bellissima "Danza macabra" ma che comunque restituisce all'ascolto - nonostante tutto - aria nuove, fresca e "paradossalmente" positiva.

Parafrasando il titolo di questo disco. Cosa accade durante l’insonnia di Lisa Giorè?
Quello che accade a tutti i pensatori ossessivi: il cervello aumenta la sua attività che a volte diventa frenetica ed incontrollata, così invece di dormire si fanno altre cose. Per anni ho impiegato le mie ore notturne pensando, leggendo, scrivendo e suonando. Sicuramente non è un comportamento sano, è sintomo di un problema e a lungo andare se ne pagano le conseguenze, ma nel mio caso se non altro ha prodotto decine di canzoni.

Un disco raccolto dall’istinto di scrivere o nato dal cesellare ad arte sogni e idee cadute giù dall’ispirazione?
Entrambe le cose. Ci sono brani che ho scritto di getto e sono rimasti pressoché invariati, come è stato il caso di “Settembre”, altri invece hanno avuto una gestazione più lunga. Può succedere che mi venga in mente una frase, una strofa o una melodia: sono frammenti intorno a cui tutto deve essere costruito ed in questi casi posso attendere che arrivi il resto in modo spontaneo oppure posso utilizzare un approccio razionale ed applicarlo al campo della poesia e della musica. Questo è accaduto ad esempio per “Danza macabra”, che è la descrizione di un incubo surreale avuto tempo fa: mi sono venute in mente la melodia e la prima metà del testo, ma per almeno due o tre anni non sono andata oltre. Quando ho deciso di fare questo disco desideravo inserirvi anche quel brano che era rimasto incompiuto, ma dovevo trovare il modo di completarlo, così ho iniziato a pensare, a ragionare in modo logico e ho trovato le parole mancanti.

Riferimenti e miti: a chi si ispira Lisa Giorè?
A nessuno. Credo che prendere l’ispirazione sia un atto consapevole, ed io quando scrivo qualcosa, lo faccio in un modo che è solo mio, non cerco di imitare lo stile di artisti che mi piacciono. Preferisco parlare di influenze, che sono qualcosa di inconsapevole, che si assorbe in seguito all’esposizione e all’ascolto di ciò che si ha intorno, che contribuisce a creare e plasmare lo stile di ciascun artista. Circoscrivendo la questione al campo della musica italiana, ho una sorta di venerazione per Alice e Franco Battiato, amo i Matia Bazar dell’epoca di Antonella Ruggiero ed i cantautori come Max Gazzè, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Carmen Consoli e Paola Turci, non riesco però ad essere oggettiva nel rendermi conto di quanto e se si sentano eventuali echi di qualcuno di loro nei miei brani.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 29 Settembre 2016 15:20 )  

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