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Beppe Dettori: parlando di "@90"

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Beppe Dettori
“@90”

dettori cover

“Monnalisa” - Video Ufficiale

Sono passati 20 anni e finalmente ha trovato una via di luce pubblica questo “nuovo” disco di Beppe Dettori prodotto e realizzato con Giorgio Corso nel 1998. E a parte il titolo scelto e scritto oggi, “@90”,  il resto del disco ci regala un pop rock italiano pulito e sincero anche nel cercare le soluzioni inglesi nelle liriche, originale del tempo, senza rimaneggiamenti ed editing di sorta. Pulito e sincero dunque: due parole importanti non solo nella carriera di Beppe Dettori ma anche in quel suo modo di realizzare i suoni e interpretarli vocalmente. “@90” restituisce quella comodità che non saprei esprimere in altro modo, non solo in brani on the road dal country facile come “Starò meglio” ma anche in scritture più scure e meno snelle come “Sha la la” si respira proprio quella coerenza che rende dovuto e naturale ogni passaggio. Il grande pop italiano… poco altro da dire.

Spesso mi dicono che la musica sarda, fatta eccezione per qualche grande progetto nazionale (pochissimi in realtà), restasse confinata nell’isola. È così?
Si! In linea di massima è così! Anche se in Sardegna vi sono una serie di talenti strepitosi e voci uniche che aspettano solo un’occasione per spiccare il volo.

Questo disco che ritroviamo soltanto oggi è figlio di un’Italia pop di anni più fortunati di questo. E invece la Sardegna come ha influito?
La sardegna ha influito per il fatto che abita in me e ha sempre abitato in me, anche se avessi cantato soul o funky sarebbe uscita quella componente identitaria che sta in me nel mio DNA e per cui ne vado molto fiero. Ringrazio Dio per avermi fatto nascere in un paradiso come la Sardegna. Con le sue contraddizioni e bellezza, tradizioni e aperture alle novità in attracco al porto.

Anni più fortunati per la cultura e la musica, dicevamo. Se fosse uscito negli anni ’90, non pensi che avrebbe avuto una vita che oggi immeritatamente vede solo passare?
SI! Avrebbe avuto lo spazio giusto che avrebbe meritato di avere. Ma forse dava fastidio, allora, ad altre cose, magari simili. Il rammarico è di non aver insistito abbastanza nel trovare il produttore o manager giusto che credesse in questa “possibilie collocazione” nello spazio musicale italiano.

Riascoltando e ripensandoci. Rammarico? Nostalgia? Qualche rancore?
Tutti e tre!  Ma visti con un’altra luce, quella della maturità e dell’essenzialità. Cioè: abbiamo fatto una figata e ne andiamo fieri.(figata a realizzarlo e figata a pubblicarlo).

Altri importanti elementi e personaggi di questa produzione? Qual è stato un altro ingrediente che ha permesso l’esistenza di questo disco?
È stata UNDAS edizioni musicali, Vinile e Pirames international e anche l’altoparlante che hanno permesso la pubblicazione e la divulgazione del prodotto.

E oggi? Che faccia avrebbe avuto secondo te se fosse stato concepito oggi? Ma la domanda è: oggi si sarebbe potuto concepire?
No, o almeno non qui in Italia. Avessi 35 anni in meno, oggi, non sarei di certo qui, ma minimo da dieci anni negli USA o dall’altra parte del mondo, dove si ha più rispetto ed attenzione per l’arte, per la tradizione ed Evoluzione della stessa. L’amarezza è che l’ITALIA terra di cultura e arte sia soffocata da stupidità e ignoranza e cecità per la bellezza nella quale viviamo quotidianamente… e qui, purtroppo mi si gonfia il cuore di lacrime.

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