DIRLINGER
un nuovo 45 giri
GUARDA il VIDEO de "La Città Ideale"
Esce un doppio singolo e lo pubblica anche in VINILE 45 GIRI. Sono “La città ideale” e “Il vecchio e il mare”, scritture nuove per Dirlinger che inaugura una fase artistica più intima, pubblicando un progetto pensato come un resoconto, come un diario, come un rifugio. Le due tracce, complementari nel racconto e nelle atmosfere, riflettono sul bisogno di trovare un luogo da chiamare casa e sul coraggio di attraversare ciò che ancora non si conosce. Due prospettive diverse che condividono la stessa domanda sul senso del viaggio.
Parliamo di sintesi. Nelle tue nuove canzoni il silenzio sembra avere un ruolo importante quanto le parole. Hai avuto la sensazione che togliere fosse più difficile che aggiungere?
Più che altro, è stato difficile da accettare che la sottrazione fosse la strada giusta da percorrere per arrivare a un risultato migliore, per quella che era la mia ricerca di sincerità e di narrazione. I brani sono stati registrati seguendo un arrangiamento da “live”, simile a come ho portato in giro i brani in quest’ultimo anno.
Cosa ti porta a tanto minimalismo? Oggi che siamo tutti inebriati di perfezione estetica?
Avevo bisogno di dimostrarmi che alcune canzoni possono stare in piedi anche senza troppi incastri d’arrangiamento, anche in rottura con un certo tipo di pop emergente che si sente. Mi sento ben dentro la tradizione del pop nostrano e lì voglio stare, pur rifuggendo un’estetica patinata. C’è modo e modo di farlo e questo è il mio, e non sono l’unico a farlo. E di questo ne sono felice.
Hai sempre badato molto poco alle foto. Devo dire che è una direzione davvero ostica per te. Ha un senso e una ragione specifica questa scelta?
Ammetto di non avere un ottimo rapporto con la mia immagine. Oltre a questo, appunto, non apprezzo quell’estetica patinata da posa da aspirante popstar. Sono un giovane adulto che scrive canzoni per sé stesso, e che le condivide per il bisogno spiccatamente umano di specchiarsi nei propri simili. E scusate se è poco!
Tutto nasce in qualche modo dal COVID? Che tempo è stato e in che modo torna in questo 45 giri?
Il biennio del COVID è per me coinciso con la fine degli anni da liceale. È stato un periodo di forte rottura dove, costretto ad abbandonare un’attenzione verso la propria dimensione sociale, mi sono ritrovato finalmente con me stesso a decidere cosa tenere e cosa lasciare indietro per percorrere la mia vita. Ne è venuto fuori che lo scrivere canzoni non mi bastava più, e che volevo anche condividerle. Poi, per tentativi ed incontri, sono arrivato all’esigenza di un album. Dopo quell’album e una significativa attività live, l’esigenza di fermarsi per capire come la mia vita sociale, cambiando, stava impattando sulla percezione personale di me. Mentre provavo nuove sfumature in studio, sono venute fuori queste due canzoni. Ed eccole qui.
Se "cOntastorie" raccontava il mondo che incontravi lungo il cammino, questo lavoro racconta soprattutto il mondo che hai trovato quando hai smesso di camminare?
Sì, queste due canzoni del me di qualche anno prima sono state lo specchio di ciò che era rimasto del me di qualche anno fa. E siccome era una parte di me che mi piaceva, ho deciso di renderla pubblica, attraverso questo esercizio di sottrazione (sul piano della produzione) che raccontava - secondo me - una parte bella di un percorso personale.
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