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La civetta svelata di Leonardo Sciascia

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“Qui, al fatto che le idee muovano il mondo non si è mai creduto”: è la voce del grande scrittore siciliano, Leonardo Sciascia, la cui registrazione chiude la rappresentazione teatrale de “Il giorno della civetta”, in scena al teatro della Pergola di Firenze, da Martedì 27 Novembre a Domenica 2 Dicembre.

La lungimirante chiusura di un romanzo apparso per la prima volta nel 1961 si guadagna la classicità di cui gode un prodotto sconvolgente per la sua attualità. L’arte della riflessione che prevede e svela, alla luce delle recenti indagini sulle presunte trattative Stato-mafia, una dimensione dell’Italia che è alle origini del nostro essere italiani.

Eppure, furono effettivamente “teatrali” le dichiarazioni di Sciascia sulla potenza di una mafia siciliana che riesce a tramare, connivente con le più alte cariche statali, le sorti di una regione e del suo stivale. La scrittura che, per sua intima conformazione, non può fermarsi al diplomatico, al convenzionale. La scrittura in tutta la sua rivoluzionante bellezza.

La regia di Fabrizio Catalano (adattamento teatrale di Gaetano Aronica, l’onorevole in scena) dirige le fila di un giallo sui generis che, a differenza di “Un caso di coscienza” e “Il commissario Rex”, stenta a ordinarsi.

In una provincia palermitana scandita dal ritmo monotono di un campanile, un Sebastiano Somma dalla recitazione estremamente concentrata veste i panni della vocazione civile del capital Bellodi, attratto da una Sicilia bellissima, incredibile, non esperibile col solo raziocinio. Eppure, il segreto del suo esser uomo è proprio nel percorso investigativo, nella volontà di tracciarlo, nonostante gli avvertimenti di un maresciallo che, da una scrivania alla sua adiacente, diverte il numeroso pubblico in sala e spezza la seriosa andatura di una cavillosa indagine. L'integrità istituzionale che, alla fin fine, contagia.

 

Le due ore di spettacolo spaziano in una sostanziale unità di luogo: l’allestimento scenografico resta identico e alterna, in un gioco di luci e ombre,primo piano (la caserma dell’analisi, delle lettere anonime, dell’arguzia, degli interrogatori) e un suo livello che va leggermente sullo sfondo (l’altura soffusa degli intrighi, delle amicizie clientelari, degli incontri malavitosi del don Mariano- Orso Maria Guerrini- con la Rosi Nicolosi che in una scena drammatica mi suscita il riso per la palese finzione di esecuzione, o con altri personaggi chiave, tra cui l’onorevole politico e un carabiniere in divisa color sabbia).

Il luogo in cui si fa strada la chiarezza e il soppalco della cultura del sospetto, della malavita settaria, in un rimando di musica e luci che enfatizza contenuto e contesto.

Tralasciando qualche sbadiglio avvertito sulla mia sinistra, lo spettacolo è davvero ben fatto.

L’eureka e la mancanza di idee, in una Sicilia omertosa in cui già troppi si ci son rotti la testa, tanti Bellodi intorno a cui la malafede italiana fa terra bruciata. E moriamo, in un’inconscia agonia, senza speranza di riscatto.

La linea della Palma avanzerà e la civetta di giorno comparirà.

 

Giusi Giovinazzo

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Novembre 2012 18:43 )  

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