DEApress

Wednesday
Jun 03rd
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

"Moscheta" al Teatro della Pergola

E-mail Stampa PDF

MOSCHETA

di Angelo Beolco detto Ruzante
regia Marco Sciaccaluga
scena e costumi Guido Fiorato
produzione Teatro Stabile di Genova
con Tullio Solenghi, Maurizio Lastrico, Barbara Moselli, Enzo Paci
al Teatro della Pergola

Lo spazio abitato dai personaggi di “Moscheta” ha le caratteristiche di una zona marginale, simbolica; luogo di raccolta di umanità residuale, di scampoli antropoidi mossi da violente pulsioni primarie e dall’istinto di sopravvivenza. Le crude esistenze delle quattro figure sono lambite, oscurate, rese in qualche modo frammentarie dall’incombere della guerra fra Carlo V e Francesco I, con le conseguenti scorrerie dei lanzichenecchi, epidemie, perdita del bestiame, fame e assenza di denaro. Un fondale di rocce o pietre disegnate – mosaico di studiata disarmonia che splendidi contrasti chiaroscurali accomunano alle combustioni drammatiche, acri, di Alberto Burri – grava con la sua inquietudine su una ruota fissata sopra due lunghi pali convergenti e sulle baracche di Ruzante e del soldato bergamasco Tonin (in questo allestimento truccato come un torvo Calaf pucciniano, con effetti sincretici esilaranti). Entrambe di legno vecchio e guasto, tenute insieme da corde, stracci di tela e muffe; la prima si presenta come una specie di palafitta pencolante e cilestrina, la seconda non è che un vecchio carro coperto dismesso, di un rosso qua e là scolorito dagli elementi, assai somigliante a quello adoperato da Mutter Courage.

Barbara Moselli e Enzo Paci in MOSCHETA foto M. Norberth

La successione e l’intersecarsi dei piccoli, ingenui intrighi escogitati dal villano Ruzante, dal suo compare Menato e dal soldato Tonin per conservare o conquistare l’amore dell’incontrollabile Betìa (moglie di Ruzante), assume – per via della forza cupa, travolgente, dell’idioma pavano – una densità materica che trascina la tonalità comica e contadinesca di temi ed eventi verso il tragico e il fantasmagorico.

Vediamo così l’avvenente, ricciuto Menato (coinvolgono assai la perfetta misura di ogni gesto e l’affabulazione, ora himerica ora raziocinante e ingannevole, di Maurizio Lastrico) tuffare la testa nel fiume con violenza, per soffocare il fuoco appassionato che divampa nei visceri, fa ribollire il sangue nel torace e, salendo, deflagra dietro gli occhi e muta le immagini in riflessi tremuli. Betìa lo ammalia – Betìa dagli occhi lucenti, dai seni come piccoli otri bianchi dispensatori di infinita delizia, dal pungente odor di femmina –, gli affata la mente trasformandolo in uno Jago ante litteram.

Vediamo, soprattutto, un magistrale Solenghi modellare la fisionomia del protagonista (anche grazie a un make-up quasi filologico) fino a rendere evidenti il ristagnare del pensiero, la pusillanimità, il mimetismo criptico difensivo o, in altre occasioni, batesiano, la credulità guardinga. La perplessità ferita di certi sguardi sbiechi evoca i segni di deformità e di stanchezza originati dalla miseria che riscontriamo sui volti dei “Mangiatori di patate” di Van Gogh, resi ancor più umili e indifesi dal monocromatismo di derivazione fiamminga.

Tullio Solenghi e Maurizio Lastrico in MOSCHETA regia di M. Sciaccaluga foto M. Norberth

L’attore tocca vertici di nuda, dimessa poesia mostrando l’amore di Ruzante per la moglie, tanto grande da apparire senza limiti, carnale eppure di un’assolutezza ontologica. Riveste di panni preziosi l’ostentata malagrazia, i capricci, i tradimenti della donna; dà alle sgarberie di lei i nomi più dolci della passione, per non sentire troppo gli urti del fiume carsico di dolore che gli rimbomba nel petto (laggiù, da qualche parte). L’aspetta davanti al carro del soldato, seduto all’aperto per un tempo indefinito, incurante del freddo, della pioggia, della tormenta che morde e intorpidisce le membra. La invoca, la blandisce, la minaccia. Si traveste da soldato napoletano (con tanto di barba finta e incongrua palandrana a righe di furtiva provenienza ecclesiastica) per trarla in inganno, sfoggiando una bizzarra lingua “moscheta” (ossia, cittadina, esotica, insidiosa) a metà fra il partenopeo e l’italiano. Cerca di uccidersi con le proprie mani, strangolandosi, mangiando se stesso (come lo Zanni di “Mistero buffo”) a partire dai piedi. Viene, infine, convinto dall’amico a intraprendere un’improbabile aggressione a Tonin.

In una notte illune e paurosa che riesce a sprigionare tutta l’antica magia del teatro, Ruzante, abbandonato dal compare presso un cantone, cade preda del terrore infantile del buio e fugge, fra ombre sempre più grandi, inseguito dall’illusione di un orco nero, gigantesco e greve, dal respiro assordante e gorgogliante.

Va ringraziato il Teatro della Pergola per avere individuato e portato a Firenze questo commovente, avvincente allestimento, davvero di raro incanto.

- Lucia Tempestini

Share

 

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

Antonio Desideri . 02 Giugno 2026
Esiste una forma di autoritarismo che non ha bisogno di eserciti, di censura, né di decreti. Non si annuncia, non chiede consenso e non ammette ricorso. Opera attraverso la struttura stessa dell’economia globale, rimodellando silenziosamente le condi...
Silvana Grippi . 01 Giugno 2026
Centro socio-culturale D.E.A. (Didattica Espressione Ambiente) XIV CONCORSO FANZINE Libera l’iDEA Progetto inserito nel programma di ricerca “comunicazione visiva e espressione gestuale con l’uso di nuovi mezzi espressivi” Attivo dal 1995 SEZI...
Silvana Grippi . 31 Maggio 2026
il 30 maggio si è svolta a Firenze il finissage del Festival Mediamix......            
Silvana Grippi . 31 Maggio 2026
Festival Mediamix arrivato al suo ventunesimo anno il 30 maggio 2026 si è svolto nel palcoscenico Parterre del Comune di Firenze Q2 (cui si ringrazia) in Piazza della Libertà. Sottotitolo Antropologia della Visione L'Arte è..." Il finissage del Fes...
Silvio Terenzi . 27 Maggio 2026
Teodosio D’Apolito“L’ebbrezza che dissolve gli affanni e move l’animo dal profondo” In un tempo che trasforma il vino in etichetta, strategia e linguaggio commerciale, arriva il saggio di Teodosio D’Apolito che torna alla poesia, alle radici antic...
Silvana Grippi . 26 Maggio 2026
 Comune di Firenze Q.2    Galleria DEA Patner Teatro Instabile e Teatro Grazia Deledda Paulilatino   XXI - FESTIVAL MEDIAMIX - "Antropologia della visione - L'Arte è .." Piazza della Libertà - Parterre - F...
DEAPRESS . 26 Maggio 2026
Siccome simo in primavera perché non parlare della Primavera del nostro Sandro Botticelli che si trova al museo degli Uffizi della nostra amata Firenze?     La Primavera è un dipinto a tempera grassa su tavola di 203X314 cm di d...
Silvana Grippi . 26 Maggio 2026
Ecco la presentazione della prima a Firenze del film "L'Edera Antica" di Aldo Sicurella con la collaborazione del  Comune di Firenze Consiglio di Quartiere 2 e dell'Associazione Socio- culturale D.E.A. Vi aspettiamo al Festival Medfiamix ...
Silvio Terenzi . 22 Maggio 2026
Rosanna Rizzo“L’ombra ai miei piedi” “L’ombra ai miei piedi” è il romanzo d’esordio di Rosanna Rizzo, insegnante e coach di scrittura consapevole, che trasforma la propria esperienza educativa in una narrazione intima e necessaria. Attraverso il p...

Galleria DEA su YouTube