La protesta degli studenti al Polo universitario di Novoli, durante una lezione accademica in cui a relazionare era il governatore di Bankitalia. Ignazio Visco, ha avuto come conseguenza una denuncia a loro carico. Sarebbero tredici I studenti segnalati legalmente. La lectio magistralis si è dunque conclusa con le accuse di resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale, inosservanza all'ordine dell'autorità. La denuncia agli studenti, di cui alcuni minorenni, che irruppero il 18 Gennaio in aula, viene dalla digos di Firenze, che sta mettendo a punto l'individuazione anche degli altri coinvolti. Sarebbero una cinquantina gli studenti che protestano la lezione accademica di Visco e si scontrano con la polizia.
Dunque, la protesta è legittima, se si svolge nei limiti del buon senso. Una protesta non può alimentare scontri, anche fisici, con chi vogliamo contestare. Esistono altre strade, metodi che devono ispirarsi alla non violenza e all'espressione della diversità in una condizione di sicurezza generale. La mia libertà finisce laddove inizia la tua: questo il dettato che secoli di filosofia ci hanno tramandato. Il sacrosanto diritto di protestare deve ubbidire a regole di pubblica sicurezza. Quella protesta, per esempio, ha interferito nello svolgimento di un'attività a cui magari qualcuno voleva davvero partecipare. L'imposizione del proprio pensiero non è mai un beneficio per la società; la parola che si schiera contro un determinato sistema non può essere accettato se prevarica l'altro, il rispetto per l'altro, per altre esigenze e altri interessi.
L'attivismo socio-politico, sintomo di una società vivace, deve essere sano, ovvero individuare percorsi per riversare la sua energia che siano costruttivi e non distruttivi. Senza un paragrafo di rielaborazione, un capitolo propositivo, la protesta muore sul nascere. Crea scompiglio senza abbozzare proselitismi.Si trasforma in fumo, senza arrosto!Organizzare magari un contro-evento alla lectio magistralis forse poteva essere una soluzione, cioè offrire un'alternativa per protestare in maniera costruttiva ed esprimere così il proprio dissenso.
Un incontro per condividere le proprie ragioni, le proprie confutazioni avrebbe avvalorato la posizione di questi studenti. E infatti è proprio questo che gli studenti volevano fare. Colpo di scena, penserete voi! Gli studenti, che stava protestando fuori dall'aula, sono stati invitati dal rettore a entrare e intervenire nella discussione. Una partecipazione che invece la polizia ha bloccato, con metodi appunto polizieschi e totalitari. Prendendo a calci e pugni gli studenti, denunciati e basta, senza altri strascichi giudiziari. Oltre al danno, la beffa, la denuncia formale che si conclude in nulla.
Nessuna parte, nessuna, di qualsiasi colore o posizione sia la sbandieratrice, può permettersi di incontrare l'altro limitando fisicamente la sua espressione di libertà.
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