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Immigrazione; il viaggio di Mahdi

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Reportage

Il terribile viaggio di Mahdi, un migrante afgano

Il muro di 295 km costruito alla frontiera turco-iraniana, le sue torri di guardia e le pattuglie armate disseminate lungo tutto il perimetro, non riescono a impedire il passaggio di migliaia di persone in fuga dall’Iran, dal Pakistan e soprattutto dall’Afghanistan per rifarsi una vita in Europa. Il ruolo dei passeur diventa allora di fondamentale importanza per aggirare le autorità.

Traduzione dal francese di Francesca Martino
* I nomi presenti nel reportage sono stati cambiati.

Secondo le autorità turche, nel solo mese di agosto 2022, sono stati interpellati e detenuti 78 109 afgani entrati illegalmente nel paese dall’inizio dell’anno; 59 000 sono stati espulsi nel primo semestre dello stesso anno, principalmente mediante voli speciali diretti in Afghanistan.

Mahdi*[i nomi sono stati cambiati], nato in Iran da genitori afgani, ha voluto tentare la fortuna prima dell’arrivo dell’inverno, notoriamente rigido tra i monti orientali della Turchia. Per una dimenticanza di suo padre (che non ha sbrigato chissà quale pratica amministrativa), il giovane si è ritrovato senza permesso di soggiorno al raggiungimento della maggiore età. Da allora vivacchia lavorando come manovale nei cantieri, con il rischio costante di essere arrestato e rimandato in Afghanistan. Così, nell’agosto 2022, si era finalmente deciso a raggiungere suo fratello Haidar*, partito 12 anni prima. All’epoca quest’ultimo aveva potuto pagarsi, grazie ai suoi risparmi, i servizi di un passeur fino in Grecia. Poi, però, non gli restavano più soldi per proseguire il viaggio. Bloccato a Patrasso per un intero anno, aveva più volte cercato di salire su qualche camion in partenza per l’Italia. Un giorno ha sfidato la sorte aggrappandosi sotto uno di essi. Il semirimorchio aveva traghettato fino a Bari. Due mesi dopo, Haidar era in Svizzera.

Non tutti i passeur sono degni di fiducia ma fare a meno dei loro servizi risulta spesso ancora più rischioso. Haidar era partito da solo, lasciando in Iran suo fratello minore, al quale badava sin da piccolo. Stabilitosi in Svizzera, sperava, prima dei quarant’anni, che anche suo fratello potesse iniziare a vivere una vita dignitosa e che smettesse di dormire nei cantieri dove lavorava a volte senza essere pagato.

Per arrivare in Turchia, il mercato dei viaggi clandestini propone diverse opzioni, non molto diverse le une dalle altre. A chi arriva in Europa sano e salvo e in modo relativamente veloce, viene chiesto il numero del passeur o “trafficante” – qatchaqbar o qatchaqchi in dari/pashto/persiano. Haidar, il fratello di Mahdi, si è conservato alcuni contatti e ne trova presto di altri. Si informa su prezzi e itinerario. La Turchia è raramente la destinazione finale ma costituisce la prima tappa per chi parte dall’Iran. Per il resto del viaggio verso l’Europa, i candidati all’esilio hanno più opzioni, l’importante è evitare l’impasse delle isole greche e i loro centri di detenzione.

“Naturalmente non c’è nessuna garanzia”

Un afgano, di professione muratore ma passeur nel tempo libero, spiega che le barche partono dalla costa turca direttamente verso l’Italia. Costo totale del viaggio 10 000 euro, più qualche centinaio di euro per sfamarsi. “Naturalmente non c’è nessuna garanzia, sottolinea. Mio fratello si è messo in viaggio la scorsa estate ma lo hanno rimandato in Afghanistan, dopo essere stato fermato in Turchia”. D’altra parte, questo abitante di Karaj, a nord di Teheran, ignora il tipo di imbarcazione prevista per la traversata in mare. Non ha potuto recarsi sul posto di persona, e i diversi intermediari comunicano poco tra di loro.

Alla fine Haidar preferisce ricorrere ai servizi di una vecchia conoscenza, un afgano stabilitosi in Grecia che propone di portare la gente fino ad Atene a un costo inferiore ed evitando il mare. “Non c’è nessun contratto scritto, fa notare Haidar, che ha ottenuto la nazionalità svizzera nel 2021. Ci si accorda sul prezzo e su dove depositare i soldi finché il viaggiatore non arriva a destinazione. A volte il denaro viene consegnato a un agente di cambio o a conoscenti”. Nel caso specifico, siccome conosceva Haidar, il passeur ha accettato di ricevere l’importo pattuito solo all’arrivo del fratello in Grecia.

In effetti, il viaggio si paga a tappe, e Haidar sborsa 1 200 euro per il tragitto del fratello fino in Turchia. Secondo gli accordi presi, quest’ultimo avrà diritto a un secondo tentativo nel caso in cui venisse fermato in Turchia e rimandato in Iran o in Afghanistan.

“Difficile e pericoloso”

Per Peter Tinti, ricercatore presso l’ONG Global Initiative Against Transnational Crime con sede a Ginevra, “i migranti sono generalmente consapevoli dei rischi che corrono”. Il fatto di parlare con gente che ha già fatto il viaggio e di guardare video diffusi su YouTube permette loro di farsi un’idea abbastanza chiara di ciò che li aspetta. “Comunque sia, una volta partiti si accorgono che il viaggio è in realtà molto più difficile e pericoloso di quanto avevano immaginato”, insiste l’autore (insieme a Tuesday Reitano) di Migrant, Refugee, Smuggler, Saviour (Hurst Publishers, 2016).

Per Mahdi, tutto fila liscio all’inizio: un passeur lo porta in auto fin nei pressi di Urmia, nel nord-ovest dell’Iran, una mattina di settembre. Lì ritrova una quarantina di afgani come lui. Il gruppo trascorre due notti in un primo khwab-gah (dormitorio) per poi addentrarsi tra i monti, vicino al confine con la Turchia. Le casupole in cui soggiornano i viaggiatori clandestini non assomigliano affatto a degli ostelli. Il più delle volte sono composte da una o due stanze vuote, in cui non c’è abbastanza posto per permettere a tutti di distendersi. “Il cibo non è un granché e non aspettatevi di trovare delle coperte in quei dormitori!”, avverte un afgano sul canale YouTube Kabul Plus, fornendo informazioni a chi ha in progetto di passare dall’Iran alla Turchia.

A questo punto del viaggio, il cellulare di Mahdi funziona ancora. Spiega al fratello che ha cibo a sufficienza ma teme la partenza verso il confine. La sera del terzo giorno, il gruppo intraprende una lunga marcia tra le montagne rocciose, fino al muro alto 3 metri che separa l’Iran dalla Turchia, ai piedi del monte Ararat.

“Come in un film di guerra”

In mattinata Haidar riceve notizie e per un attimo si sente sollevato. Suo fratello è arrivato a Doğubeyazıt in Turchia ma sembra sotto shock. “Era come in un film di guerra, racconta, i soldati turchi continuavano a spararci addosso e io correvo a perdifiato nella ghiaia, è un miracolo se sono ancora vivo”. Il giovane è caduto più volte ed è rimasto ferito a una gamba.

Nell’attesa che giunga il momento buono per proseguire fino a Istanbul, il gruppo resta nascosto in una baracca nei sobborghi di Doğubeyazıt. In questa zona molto controllata, i passeur curdi, subentrati a quelli afgani e iraniani, temono di essere scoperti dalle forze di sicurezza turche. Cosa che si verifica due giorni dopo, quando tutto il gruppo viene fermato. Mahdi riesce a chiamare in fretta e furia suo padre per avvisarlo che è nelle mani della polizia turca.

Intanto suo fratello cerca di rintracciarlo dalla Svizzera. Finalmente, dopo dieci giorni, un avvocato presente sul posto al quale si era rivolto, gli comunica che Mahdi è detenuto in un campo, il “centro di rinvio” di Iğdır, a una cinquantina di chilometri a nord, vicino alla frontiera armena. Haidar spera ancora di riuscire a far rilasciare suo fratello quando l’avvocato lo informa che Mahdi ha firmato per essere rimandato a Kabul. “Era l’unica soluzione, altrimenti bisognava fare ricorso, ma col rischio di essere detenuto un altro anno o più in questo centro sovraffollato”, aveva spiegato il magistrato di Ağrı.

Volo speciale Erzurum-Kaboul

Dopo 5 settimane di detenzione, Mahdi sale a bordo di un volo speciale Erzurum-Kabul insieme a 200 connazionali. È la prima volta che prende l’areo ma la seconda che va a Kabul. Infatti era già stato spedito lì 9 anni prima in seguito a un controllo di polizia in Iran.

Arrivati a Kabul, i circa 200 passeggeri possono riappropriarsi dei telefoni cellulari che erano stati sottratto loro nel campo in Turchia. Mahdi può finalmente chiamare la sua famiglia, che non sente da più di un mese. Suo fratello Haidar ha trovato un afgano che può inviare denaro a Kabul tramite il sistema di trasferimento di fondi informale hawala per il quale opta generalmente la gente del posto.

Ma non se ne parla nemmeno di rimanere a Kabul, dove Mahdi alloggia in un piccolo albergo. Così, passati tre giorni, si rimette in viaggio verso il sud del paese. Suo fratello ha trovato un passeur che gli permetterà di tornare in Iran.

Più la frontiera è ritenuta difficile da attraversare, più la persona che si propone come passeur dovrà essere esperta e “specializzata”. Il prezzo sarà naturalmente più elevato. Raggiungere le isole greche, a 45 minuti dalla costa turca, è alla portata di chiunque possieda una piccola imbarcazione ‒ fanno notare Peter Tinti e Tuesday Reitano ‒ ma trovare un equipaggio in grado di percorrere 2 000 chilometri in mare aperto dalla punta dell’Indonesia fino alla costa australiana richiede esperienza e competenze. Al confine tra Afghanistan e Iran, i Beluci che propongono i propri servizi per passare dall’altro lato sono estremamente numerosi, e la concorrenza fa sì che i prezzi non aumentino troppo.

L’hub migratorio di Zaranj

Dopo una quindicina di ore di pullman verso il sud del paese, Mahdi arriva a Zaranj. Ai confini dell’Afghanistan, la capitale della provincia di Nimruz è un importante snodo commerciale da cui transitano merci e persone dirette in Iran. Per chi ha i documenti in regola, l’Iran è a due passi, a metà del ponte Abrisham che separa i due paesi.

Ma per molti afgani che, come Mahdi, possono scegliere solo la via illegale, è obbligatorio passare dal Pakistan, il che allunga di molto il tragitto. Questa provincia è la meno popolosa del paese e l’unica in cui la popolazione è prevalentemente di etnia beluci, anche i passeur. Sono loro a far salire i viaggiatori su dei furgoni diretti in Belucistan, dove arrivano dopo circa 8 ore. Segue poi una lunga marcia, di solito notturna, verso l’Iran. Sarebbero 5 000 gli afgani che giungono quotidianamente in Iran, quasi tutti illegalmente, ma circa 6 000 vengono rimandati indietro ogni giorno.

Il passeur principale che organizza il viaggio di Mahdi verso l’Iran è un suo amico residente a Teheran. Secondo lui, la situazione non è delle migliori a metà di questo mese di ottobre, ma quando mai lo è? Ci sono sempre più partenze di gruppo, e le notti si annunciano più fredde già dalla settimana prossima. Mahdi decide allora di mettersi subito in viaggio. Solo 24 ore dopo la sua partenza da Zaranj, è già in Iran. L’attraversamento del confine, molto meno rischioso rispetto a quello turco, si contratta attualmente per 350 dollari (340 euro circa). Il prezzo include il trasferimento dei viaggiatori, ammassati in un’auto, fino a Teheran, a 1 500 chilometri a nord.

Il ruolo insostituibile dei passeur

L’aumento della domanda dopo l’arrivo al potere dei talebani ha fatto salire i prezzi di circa 100 dollari (96 euro) per raggiungere l’Iran o il Pakistan dall’Afghanistan. Come rivela Emma Batha della fondazione Thomson Reuters, “i prezzi variano in base alla difficoltà e alla lunghezza dell’itinerario, dei mezzi utilizzati, dell’appartenenza etnica di chi effettua il viaggio, dei contatti che si hanno e del numero di persone che chiedono mazzette lungo il percorso”.

Meno di due mesi dopo aver lasciato l’Iran, Mahdi torna al punto di partenza. “Alcuni partono e tornano in meno tempo ancora, e ripartono per l’Iran il giorno stesso in cui arrivano a Kabul”, spiega. Molti proseguono e tentano la fortuna cercando di varcare direttamente la frontiera turca. Mahdi ne avrebbe avuto la possibilità, dato che il “pacchetto” pagato da suo fratello al primo passeur includeva due tentativi di attraversamento del confine turco. Ma il trentenne non ha la forza di ripartire immediatamente. Senza prospettive future in Iran, farà forse un altro tentativo in primavera, ma niente è sicuro. “Attraversare la frontiera turca è molto difficile, potrei lasciarci la pelle… Non è una decisione da prendere alla leggera”, sospira.

“Rafforzare i dispositivi alle frontiere senza tener conto delle cause della migrazione non fa che spingere le persone a correre ancora più rischi, prendendo strade più pericolose”, deplora Peter Tinti. Per questo esperto di migrazione, nei periodi di forte domanda i passeur devono mostrarsi competitivi, abbassando i prezzi e cercando di migliorare i servizi offerti. Una forte domanda significa anche grandi opportunità di arricchimento. Le reti criminali potrebbero allora essere tentate di controllare il mercato.

“I passeur esistono innanzitutto perché nel mondo che abbiamo creato, in cui la necessità impone di partire senza che vi siano molte opzioni legali disponibili, si rivelano fondamentali”, scrivevano nel 2016 Peter Tinti e Tuesday Reitano in Migrant, Refugee, Smuggler, Saviour. La grande diversità di persone e situazioni che il termine passeur ingloba non è presa in considerazione dagli Stati europei, lamenta l’associazione svizzera Vivre ensemble. L’emigrazione illegale è descritta come un crimine da gestire alla stregua di un problema di diritto e di ordine, ma la verità è che le vie sicure e legali non sono alla portata di chi desidera venire in Europa.

Line Golestani

Giornalista indipendente.

fonte: https://orientxxi.info/it

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 16 Gennaio 2023 19:14 )  

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