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Libia oggi: clima di instabilità

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La Libia attualmente sta vivendo un periodo molto buio. Il crollo del governo e il vuoto lasciato dalla politica di Gheddafì sta rendendo la Libia carente di sicurezza e senza apparato statale funzionante. Una rivoluzione voluta con tutta fretta e fortemente appoggiata dalle influenze internazionali.

La Libia oggi non sta guardando avanti ma la post-rivoluzione è stata messa in stasi per poter fare più interessi possibili. Questa mancanza di chiarezza da parte dell'occidente sta creando, dopo una dittatura di quarantadue anni, una situazione vulcanica e pronta ad esplodere nuovamente da un momento all'altro.

Purtroppo, c'è bisogno di colmare molti vuoti e la democrazia proposta dalle capitali occidentali non vive un buon periodo, non è certo meglio per situazione economica e politica. La popolazione ha urgentemente bisogno di organizzazione per la costruzione del nuovo stato ma tutto è lasciato al caso e, giorno per giorno, la gente si trova ad affrontare un vuoto che - forse - sta diventando incolmabile a causa delle divisioni sociali e territoriali. In Libia non esiste momentaneamente una leadership  invece esistono pressioni geopolitiche molto forti che porteranno al caos civile e militare. Fin dal febbraio 2011 la Libia è stata politicamente atomizzata e non è stato costruito nessun ceto politico  pronto a condurre il paese dopo la rivoluzione che ha al suo attivo circa quindicimila vittime. Non mi permetto di fare un' analisi sulla post-rivoluzione sia della Libia che dell'Egitto e tanto meno della Tunisia ma non concordo con alcuni teorici che considerano la situazione "in netto miglioramento".

In Libia il consiglio nazionale transitorio (CNT) non ha il consenso necessario per formare un governo funzionante lo dimostra il fatto che da novembre si sono succedute azioni di resistenza contro il "governo" attuale "filoccidentale". In questi ultimi tempi, si sono verificati scontri nel sud dove la resistenza è ancora forte; il CNT ha avuto costanti controversie interne e la sua composizione e funzionamento sono avvolti dal segreto militare, ricordiamoci che l'anno scorso (luglio 2011) il comandante del Consiglio Abdul -Fath Younis al Obeidi, venne assassinato in strane circostanze e il procuratore militare de CNT accusò l'ex vice primo ministro del consiglio Ali al Iassawi. Questi conflitti sono segni della fragilità e poca chiarezza  che circondano il paese, inoltre la CNT deve fare i conti con i berberi che costituiscono il 10% della popolazione e sono già scesi in piazza per rifiutare qualsiasi nuova politica che non accolga la loro lingua e cultura, il dissenso potrebbe essere insuperabile anche per la reciproca competizione tra Misurata Tripoli, Zintan dovuta a differenze geoculturali e ad un diverso approccio con la ritrovata libertà che per molti dovrebbe risolvere i loro problemi socio-economici.

Attualmente, il potere politico purtroppo si trova nelle mani di milizie in reciproca competizione e le rivalità intestine e a novembre sono iniziate ad emergere seriamente tra i combattenti di Zawiya, Warhefrana e tra le fazioni di Tripoli che rifiutano il disarmo. Per questo Tripoli rischia di diventare come la Baghdad del 2005. A dicembre 2011 si hanno notizie di conflitti a fuoco tra ribelli e resistenza nei seguenti luoghi: Nalut, Zintan, Jadu, Kabau, Yefren, Kalaa, Rojban, Kikla, Riayna, Misurata, Bengasi, Tripoli, Derna, Toubruk, Nalut, Tarhouna.

Alcune fonti (contrastanti e  non giornalistiche) parlano di attacchi e guerriglie. In una prigione della NATO sono state trovate camere di tortura; a Bengasi sono arrivati istruttori militari turchi per addestrare le brigate mercenarie e a Sirte vi sono forti combattimenti nel tentativo di liberare la città, già distrutta al 70% dai bombardamenti.

In questi ultimi mesi la nuova situazione geopolitica ha spaccato il paese tra la Cirenaica e la Tripolitania.

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Fonti:

www.libijan.fm

 //libjanfreepress.wordpress.com

ManuBrado, Ap/Lapresse

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Maggio 2012 17:03 )  

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