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America e Vecchio Continente

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L'America ha determinato la sua scelta rinnovando la fiducia a Barak Obama. Una scelta che ha visto – nonostante le promesse mancate – l'impegno di questi quattro anni che ha meritato il secondo mandato. Adesso il Presidente degli Stati Uniti, deve dare prova di ulteriore impegno per far fronte ai problemi dell'America ma anche prendere atto di un quadro europeo estremamente complesso. L'Europa stritolata dalla morsa del rigore “imposto” soprattutto dalla Germania, rischia di non avere le risorse per una crescita che dovrebbe essere al primo posto nelle agende dei governi europei; una crescita che tarda soprattutto per la mancanza di scelte coraggiose le quali dovrebbero sostenere l'mpegno ad una rinnovata espansione sociale peraltro sollecitata anche dalla responsabile dell'FMI e dal Tesoro USA. Il voto del 6 novembre è una netta risposta degli elettori americani, ad una maggiore consapevolezza per le politiche sociali, ad una maggiore attenzione ai problemi del lavoro, della disoccupazione. La percentuale di voti è stata del 52% per Obama contro il 48% a favore di Romney, una differenza non ecclatante ma determinante. Le parole che Barak Obama ha detto nei confronti dell'Europa hanno evidenziato un deciso disappunto per leader del Vecchio Continente i quali sarebbero additati di inerzia e incapaci di risolvere i propri problemi i quali hanno un impatto negativo sull'intera economia mondiale. “Non possiamo avere il controllo di ciò che avviene in altre parti del mondo”. Secondo fonti vicine al Presidente Usa, Obama avrebbe costatato di persone le divisioni che ancora ci sono tra il leader francese Holland, quello italiano Monti e la Cancelliera tedesca Merkel. Peccato che le borse abbiano risposto con freddezza alla rielezione di Barak Obama. In un momento così difficile, anche i mercati finanziari dovrebbero fare un passo indietro e sostenere con consapevolezza le scelte degli elettori lesciando per un momento, le leggi avide di un gelido potere .

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