Dopo due anni di negoziati, il 14 luglio è stato firmato a Vienna un accordo, già definito “storico”, tra Iran e le potenze mondiali. Tale negoziato riconosce all’Iran il diritto di avere un programma nucleare a scopi esclusivamente pacifici, impegnandosi a non sviluppare né acquisire armi nucleari “in alcuna circostanza”. Questo in cambio dell’ eliminazione delle sanzioni economiche Onu, sulla base di periodiche ispezioni condotte dagli Ispettori dell’Aiea, ( Agenzia internazionale per l’Energia Atomica).
La conclusione di questo patto, ancora non entrato in vigore, non ha mancato di suscitare opinioni contrastanti.
Il Presidente degli Stati Uniti Obama, soddisfatto dell’accordo, ha asserito che questo “è il modo più sicuro per evitare una guerra in Medio Oriente” e per accertare che l’Iran non sviluppi l’arma atomica.
Ed ha aggiunto: “Con questo patto abbiamo la possibilità di risolvere pacificamente una grave minaccia per i paesi della regione più instabile nel mondo e per la sicurezza internazionale. Non si tratta di un’intesa basata sulla fiducia, ma sulla verifica.”
Se l’Iran violerà l’accordo non solo tutte le sanzioni verranno ripristinate, ma ci saranno anche serie conseguenze.
Anche il Presidente iraniano Rohani si pronuncia favorevolmente, ribadendo che non è intenzione del governo iraniano dotarsi di un’arma nucleare e definendo tale accordo “win- win”, in cui tutte le parti escono vincenti.
Se, da una parte, si “tira un sospiro di sollievo sul nucleare”, come ha espresso il Presidente russo Putin, e lo si definisce “un buon accordo” come affermato dall’Alta Rappresentante della Politica estera dell’e Europea Mogherini, dall’altra c’è chi si pone in forte contrasto, primo tra tutti lo Stato di Israele.
Il primo ministro israeliano Netanyahu ha, infatti, definito tale patto “un errore storico mondiale”, ponendo l’accento su come questa intesa garantirà all’Iran centinaia di miliardi di dollari utilizzabili per diffondere il terrorismo, accentuare il suo espansionismo ed accrescere gli sforzi per distruggere Israele.
Va osservato come tale negoziato sia, in ogni caso, un importante risultato per la politica diplomatica internazionale.
Sarà il tempo a mostrare la sua efficacia a lungo termine.
Carlotta Martelli Calvelli
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