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Dopo la bomba ad Ankara, nuovi attacchi ai curdi.

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094953162-21fe4049-b614-4f97-92aa-e1c486867d39 (Il luogo dell'ultimo attentato ad Ankara)

Dopo l'esplosione del 13 marzo in piazza Kizilay, Ankara intensifica l'offensiva contro i curdi. È ancora privo di rivendicazione l'attentato che ha ucciso 37 persone nel centro della capitale turca – a poca distanza dalla sede dell'esecutivo, dal parlamento e dalle ambasciate straniere – ma la reazione è già ben delineata. Le autorità, infatti, sembrerebbero attribuire ogni responsabilità al PKK, senza neanche attendere la chiusura dell'inchiesta voluta dal premier Davoutoglu.

Ieri l'aviazione turca ha ripreso a martellare le postazioni del PKK nel nord dell'Iraq, ma l'offensiva prosegue anche contro la popolazione civile nel Bakur, il kurdistan turco, con i militari ed il coprifuoco in altre tre cittadine curde: Nusaybin, Yuksekova e Sirnak. Inoltre, 51 presunti militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan sono stati arrestati.

«Il terrorismo sarà messo in ginocchio», ha prontamente dichiarato il "Sultano" Erdogan, ma l'impegno non sembra un granché credibile. Da tempo le organizzazioni curde e le ONG internazionali denunciano la macabra collaborazione tra le autorità turche ed i terroristi dell'ISIS. Accuse confermate, pochi mesi fa, da un dettagliato rapporto del governo russo, che in Siria sostiene militarmente Assad. Secondo le fonti russe, la Turchia offrirebbe protezione e supporto di vario tipo agli uomini del califfato, insieme ad Arabia Saudita e Qatar. Il 23 febbraio scorso, poi, il quotidiano di opposizione laica Cumhuriyet titolava: «Hanno gestito il confine con un emiro dell'ISIS». Il direttore Can Dundar ed il caporedattore Erdem Gul erano già stati arrestati con l'accusa di «rivelazione di segreto di stato» e «tradimento», per aver documentato un passaggio di armi ai jihadisti siriani da parte dei servizi segreti turchi.

Sotto l'etichetta di «terrorismo», quindi, rientrano solo le organizzazioni rivoluzionarie curde e le opposizioni di sinistra al regime islamista di Erdogan. Che il clima di instabilità ed insicurezza nel paese sia stato creato ad arte dagli ambienti governativi è molto di più che un semplice sospetto. La lunga scia di attentati terroristici, diretti contro le opposizioni curde e turche coalizzate nel partito HDP, è cominciata proprio in concomitanza alle elezioni politiche del giugno scorso. Un passaggio cruciale per i progetti autoritari del "Sultano", che non ha conquistato la maggioranza assoluta in parlamento proprio a causa dell'affermazione elettorale dell'HDP. Ne è seguita una situazione di stallo in cui nessuno aveva i numeri per formare un governo. Così Erdogan ha deciso di giocare la carta dell'instabilità: una strategia della tensione per catalizzare i consensi dei conservatori nelle elezioni anticipate di novembre.

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(10 ottobre 2015 - "Bombe di stato" alla Marcia per la Pace di Ankara, indetta dall'HDP per chiedere la fine del conflitto in Kurdistan: 128 morti, 516 feriti)

Con la scusa degli attentati jihadisti che si susseguono, lo Stato turco scatena una dura campagna di violenza: chiude ogni residuo spazio democratico, silenziando la stampa e arrestando migliaia di oppositori e dissidenti ma, anzichè prendersela con gli islamisti, rompe la tregua con il PKK ed inizia una violenta offensiva contro la popolazione civile curda. L'esercito comincia ad assediare molti villaggi curdi, tagliando l'acqua, la luce e le comunicazioni con l'esterno. Nelle principali città curde si impone il coprifuoco con l'utilizzo carri armati, artiglieria pesante, elicotteri e forze speciali. In questi attacchi alle città curde, l'esercito impedisce di entrare o uscire, la polizia spara a chi esce di casa. Nel resto del paese, tra cui Istanbul ed Ankara, i cittadini curdi vengono aggrediti per strada da bande di estremisti religiosi o nazionalisti.

Poche settimane fa, UIKI ITALIA - Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia denunciava come solo a Cizre, una delle città curde più colpite, 1.5 milioni di abitanti siano stati colpiti e 300.000 evacuati forzatamente dalle loro case, che sono state rase al suolo da colpi di artiglieria.

Una "guerra sporca" che rivela la volontà di sterminio di un intero popolo; un genocidio che si consuma alle porte dell'Europa ad opera di un paese chiave della NATO e candidato ad entrare nell'Unione Europea. A distanza di pochi mesi dalla liberazione di Kobane – quando i media occidentali commuovevano l'opinione pubblica incensando la resistenza curda – oggi, il massacro della popolazione civile trova al di qua del Mediterraneo solo un complice muro di silenzio, mentre a Bruxelles si tratta sul prezzo da pagare ad Erdogan per respingere l'ondata di profughi che scappano dalla guerra e dalla disperazione che la stessa UE ha contribuito a scatenare.

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(Strada di Cizre, cittadina del Bakur distrutta dall'esercito turco)

Di fronte al soffocamento del processo politico e di ogni spazio democratico, il PKK rivendica il diritto all'autodifesa per il popolo curdo ed ha ripreso la guerriglia contro l'esercito e le forze di sicurezza turche che occupano il Bakur, oltre ad essere l'unica forza progressista a combattere sul campo le milizie di Al-Bagdadi.

Proprio in questi giorni, 10 organizzazioni rivoluzionarie del Kurdistan e della Turchia hanno annunciato l'istituzione del Movimento Rivoluzionario dei Popoli Uniti. Duran Kalkan, del comitato esecutivo del PKK, ha dichiarato che «questa unità di forze rivoluzionarie è stata costituita per realizzare la rivoluzione contro l'AKP che sta cercando di stabilire una nuova dittatura fascista». L'alleanza ha come obiettivo la democrazia ed un futuro libero per i popoli del Medio Oriente contro l'imperialismo, il capitalismo, lo sciovinismo, il fascismo e il razzismo.

Nei prossimi giorni la tensione è destinata a salire ancora. Si temono, infatti, nuovi attacchi ai festeggiamenti del Newroz, la "festa del fuoco" del 21 marzo che coincide con il capodanno curdo e rappresenta un importantissimo appuntamento non solo culturale ma anche politico per la resistenza e l'identità del popolo curdo. Pesa un'incognita pure sul tradizionale messaggio di Ocalan, leader del PKK imprigionato dal 1999 nel carcere di massima sicurezza di Imrali.

Anche in Italia sono tante le iniziative di solidarietà in occasione del Newroz. Qui a Firenze è già fissato l'appuntamento di sabato al CPA-Firenze Sud con la Comunità curda toscana, la Mezza Luna Rossa ed il Coordinamento toscano per il Kurdistan. Sono previsti proiezioni e interventi, cena con cucina curda e italiana, musica popolare con Car Newa e Kalamu, gruppo Folk dalla Calabria.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 15 Marzo 2016 22:40 )  

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