
Nella Giornata di lunedì l'incontro fra il premier Matteo Renzi e il capo del governo di Tripoli al Sarraj ha segnato un'altra accelerazione nello scacchiere libico. La richiesta d'aiuto presentata dal capo del Governo di Accordo Nazionale all'Italia e agli altri membri della coalizione internazionale per la Libia, rappresenta un nuovo passo verso l'intervento militare diretto. L'appello sarebbe dovuto alla necessità di tutelare i giacimenti petroliferi messi a rischio dalle incursioni delle milizie legate allo Stato Islamico.
In continuità con questi ultimi eventi il Corriere della Sera parlava di un contingente italiano già pronto, costituito dai seicento ai novecento uomini, con il compito di ricostruire una sede ONU a Tripoli e, solo successivamente, di estendere l'impegno all'intero paese nordafricano. Nel giorno successivo è, però, arrivata la smentita da fonti governative, secondo cui la notizia sarebbe stata priva di fondamento mentre lo stesso Renzi, a margine del vertice di Hannover, in cui era impegnato proprio con Francia, Gran Bretagna, USA e Germania, ricordava che i siti di estrazione a rischio non erano quelli in concessione all'ENI.
Al momento la richiesta è in via di formalizzazione alle Nazioni Unite, da cui si attende un responso da parte del Consiglio di Sicurezza, ed è stata accolta positivamente sia da Parigi che da Londra. Nel giro di poco più di un mese si è giunti, così, ad una richiesta d'intervento internazionale da parte di un governo ritenuto legittimo, cosa impensabile fino a qualche tempo fa. Questo non significa che il terreno sia completamente spianato all'ingresso della coalizione internazionale in Libia.
La notizia di ieri che parlava di una nave carica di 650.000 barili di greggio partita da Tobruk direzione Malta, sembra ben poco rassicurante. La risoluzione 2278 con cui l'ONU riconosceva il GNA libico prevedeva, infatti, che Tripoli, tramite la National Oil Corporation, fosse l'unico governo legittimato a esportare petrolio libico. Il governo di Tobruk si è invece dotato di un'altro ente petrolifero concorrente in grado di esportare. Così, dopo la notizia del carico salpato dal territorio controllato dal generale Khalifa Haftar, l'ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi, ha subito presentato una richiesta di sanzione per la violazione delle direttive ONU. La compagnia degli Emirati Arabi a cui è diretta la nave carica di greggio ha, però, dichiarato di aver acquistato il petrolio dalla NOC.
Alla luce di questi avvenimenti le smentite delle agenzie governative e le puntualizzazioni del premier Renzi circa i giacimenti colpiti dalle milizie filo-IS, potrebbero rappresentare un segnale di cautela da parte dei capofila della coalizione per la Libia. Questi, infatti, dovranno mettere sul piatto il contingente militare più numeroso a fronte di un contesto in cui esiste un governo legittimato dalle istituzioni internazionali ma con uno scarso controllo territoriale, quale quello di Tripoli, ed un governo non riconosciuto dalle Nazioni Unite ma con legami ben più saldi su vaste porzioni di territorio (Cirenaica), quale quello di Tobruk.
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