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Trump e l'attualità di Hannah Arendt

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Ho avuto l’occasione di leggere l’articolo di Elizabeth Grenier sul giornale tedesco DeutscheWelle che riflette sull’elezione del presidente Trump negli Stati Uniti, interpretando l’attuale crescita dei movimenti populisti di destra sia in Europa che negli Stati Uniti attraverso le idee di Hannah Arendt e condivendone vari aspetti vorrei riproporne alcune riflessioni.

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Nata in Germania da una famiglia ebraica, Hannah Arendt (1906-1975) fuggì quando Adolf Hitler salì al potere nel 1933 e dopo aver vissuto in prima persona il forte rischio del collasso della civilizzazione moderna è diventata una delle prime teoriche politiche ad analizzare come i movimenti totalitari siano cresciuti agli inizi del XX secolo. Le radici del nazismo e dello stalinismo sono descritte proprio nel suo libro “Le origini del totalitarismo” pubblicato nel 1951. Sebbene un’opera politica come questa, di 500 dense pagine, non è tipicamente un bestseller ha però registrato un boom di vendite dall’elezione di Trump: Amazon è persino temporaneamente rimasto senza scorte!

Secondo Elizabeth Grenier questi nuovi lettori stanno probabilmente cercando di capire a cosa possa portare la presidenza di Trump e visto che ci può volere tempo per affrontare i suoi saggi ne dà qualche anticipazione.

"Trump non è un totalitario, incorpora quelli che lei chiama “elementi” di totalitarismo" spiega Roger Berkowitz, professore dell’“Hannah Arendt Center for Politics and Humanity” al Bard College di New York. “Ma non vanno ignorati forti segnali d’allarme” aggiunge; Arendt credeva che “uno degli elementi centrali del totalitarismo fosse la sua base di movimento…e Trump si è esplicitamente proclamato portavoce di un movimento. Posizione pericolosa per un politico.

Il popoulismo si afferma facilmente in periodi di ansia globale. L’analisi della Arendt si focalizza sugli eventi del suo periodo, quindi le sue osservazioni non possano spiegare tutto dei complessi sviluppi politici attuali, ma molte sono ancora rivelatrici. Per esempio quelle a proposito del citato populismo di destra: in diversi modi reminiscenza degli anni ’20 e ’30 che permisero a nazisti e stalinisti di prendere il potere.

I suoi libri offrono un’analisi interna dei meccanismi che permettono così tante persone di accettare prontamente la menzogna in periodi di incertezza globale. Mentre quotidiani affermati come il New York Times e The Washington Post stanno revisitando i suoi scritti, gli utenti di social media stanno ampiamente condividendo sue citazioni come: “in un mondo incomprensibile e in continuo cambiamento le masse avevano raggiunto il punto in cui avrebbero, allo stesso tempo, creduto in tutto e niente, pensato che tutto fosse possibile e niente fosse vero”.

In un certo contesto storie ripetute, semplificate – e false – che accusano capri espiatori e offrono soluzioni sempliciste, sono preferite ad analisi più profonde che conducano ad opinioni informate. Questo approccio era applicato da leader totalitari come Hitler, scrive la Arendt. In questo senso, la strategia di Trump di incolpare musulmani o messicani per terrorismo, criminalità e disoccupazione e di affermare che un blocco dei permessi di viaggio o un muro siano una soluzione semplice non è nuova.

Trump sta portando quest’approccio ai suoi estremi: la scaltra strategia del presidente è quella di screditare i reportaggi che “smascherano” le sue bugie accusando i media “disonesti”, mentre le idee del suo movimento sono sostenute da fonti alternative fatte circolare ampiamente. Così, come scriveva la Arendt, “se tutti ti mentono sempre, la conseguenza non è che si finirà per credere alle bugie, ma che nessuno crederà più a niente”.

Famosissima è l’espressione della Arendt di “banalità del male”, usata nella presentazione del processo di uno dei maggiori organizzatori dell’olocausto, Adolf Eichmann, per descrivere la sua idea che il male potrebbe non essere radicale come ci si aspetterebbe. Il libro che ne è venuto fuori “Eichmann a Gerusalemme: la banalità del male” spiega come i crimini del nazismo siano stati commessi attraverso persone che sconsideratamente obbedivano ad ordini conformandosi alle masse. "C’è una strana interdipendenza tra sconsideratezza e male" (Hannah Arendt, "Eichmann a Gerusalemme")

La definizione di sconsideratezza che dà nel libro del 1958 “La condizione umana” sembra perfetta per descrivere gli ordini esecutivi disegnati avventatamente dal presidente Trump e i suoi sforzi per giustificarli: "Sconsideratezza – l’incurante temerarietà o confusione disperata o ripetizione compiacente di “verità” divenute triviali o vuote – sembra essere una delle caratteristiche rivelanti de nostro tempo”

Elizabeth Grenier ci avverte nel suo articolo che coloro che sperano di trovare tutte le risposte ne “Le origini del totalitarismo” saranno probabilmente disillusi: la Arendt non ha scelto personalmente il titolo della sua opera, fu l’editore, lei credeva che il mondo fosse troppo complesso per semplificare le radici del totalitarismo, secondo quanto riporta Berkowitz. Ma leggendo le sue opere, in un tentativo di predire se saremo nuovamente sommersi da ondate totalitarie, si può trovare consolazione nell'idea della Arendt che considerava la disobbedienza civile una parte essenziale del sistema politico statunitense – e le forti proteste a cui stiamo assistendo sembrano dimostrarlo ancora.

Fonte: http://www.dw.com/en/why-the-world-is-turning-to-hannah-arendt-to-explain-trump/a-37371699

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 03 Febbraio 2017 13:12 )  

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