Dall’inizio dei combattimenti nel lontano 2001, l’Afghanistan è uno dei paesi medio orientali che ha pagato e continua a pagare il prezzo più alto di vite umane.
Nel rapporto redatto dall’UNAMA (United Nation Assistance Mission in Afghanistan), nel solo 2016 le vittime civili sono state 11.418, di cui 3.498 morti e 7.920 feriti. Di questi 3.512 sono bambini- 923 morti e 2.589 feriti.
I dati rilevati dall’ UNAMA, sono i più alti dal 2009, anno in cui l’Agenzia delle Nazioni Unite ha iniziato a documentare e monitorare il numero delle vittime civili nel Paese.
Secondo quanto riportato da Tadamichi Yamamoto, Rappresentate Speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, le uccisioni e mutilazione di innocenti civili è un evento straziante e prevenibile e c’è bisogno che le parti in conflitto prendano in mano la situazione e cerchino immediatamente di proteggere uomini, donne e soprattutto bambini afghani, le cui vite vengono quotidianamente distrutte.
Le forze anti-governative sono responsabili per 2/3 delle vittime, mentre le forze pro-governative ne sono responsabili per ¼ .
I documenti riferiscono che, come è avvenuto nel 2015, la principale causa di questo massacro di civili innocenti, sono le operazioni via terra tra le forze anti-governative e quelle governative; questa però non è la sola causa, basti pensare a quante vittime hanno mietuto i cosiddetti Ordigni Esplosivi Improvvisati (IED), gli attacchi suicidi e i più brutali attacchi deliberatamente mirati su civili.
Il rapporto, inoltre documenta l’incremento di attacchi perpetrati dall’ISIS/ISKP( Islamic State of Khorasan Province) ai danni della popolazione mussulmana sciita. L’Organizzazione ha indicato 899 vittime civili, di cui 209 morti e 690 feriti, un aumento esponenziale pari a dieci volte rispetto lo scorso anno.
Gli attacchi arei delle forze governative afghane e della coalizione internazionale, hanno causato solo nell’arco del 2016, 590 vittime, di cui si contano 250 morti e 340 feriti, un dato allarmante, poiché è quasi il doppio di quello registrato nel 2015 ed il più alto registrato dal 2009.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Zeid Ra’Ad Al-Hussein, ha riferito che i bambini sono stati uccisi, accecati e paralizzati, mentre giocavano, da ordigni inesplosi che sono stati lasciati lì a causa della negligenza delle parti in conflitto.
Sia Yamamoto che Zeid, invitano tutte le parti a ridurre al minimo l’uso di armi esplosive nelle aeree popolate da civili ed esortano a rimuovere gli ordigni bellici inesplosi. Entrambe le autorità delle Nazioni Unite hanno sottolineato la necessità di responsabilità e giustizia per l’inaudita violazione dei diritti umani e dei diritti umanitari internazionale.
I continui deliberati attacchi contro civili e l’uso di armi che causano morte e distruzione su larga scala sono atti riprovevoli, illegali e nella maggior parte dei casi registrati possono rappresentare un crimine di guerra.
I due commissari terminano riferendo che sia giusto che i responsabili, di questa inaudita violenza , chiunque essi siano, debbano essere riconosciuti responsabili davanti alla legge.
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Carlotta D'Elia, DEApress