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Sahara occidentale e aventi diritto

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La popolazione saharawi è divisa tra coloro che abitano nei territori occupati e quella gente costretta a vivere in esilio nei campi profughi nei pressi di Tindouf a sud-ovest algerino ed è sostenuta dagli aiuti internazionali. 

Il Sahara occidentale è un territorio aspro, desertico e pieno di risorse naturali che inizia ad essere considerato come luogo di vita della popolazione saharawi dopo la presa di coscienza durante il colonialismo spagnolo e dopo l'occupazione marocchina a cui fanno seguito anni di lotte per affermare l'autodeterminazione. Ancora oggi è tutto fermo anche se nel 1990 sono stati firmati gli accordi di pace con la mediazione delle Nazioni Unite, il piano del cessate il fuoco e il dispiegamento delle forze ONU con una nuova ricniesta per un referendum (indipendenza o passaggio al potere del Marocco). 

Dal cessate il fuoco del 1991 e l’intervento dei caschi blu (MINURSO), la selezione degli aventi diritto al voto è stata ostacolata e ritardata dal Marocco che ha voluto allargare la lista degli aventi diritto inserendo gente dell'enclave di Ifni e i partecipanti alla Marcia Verde. Le liste provvisorie sonos state ripresentate dall’ONU nel 1999 ma il Marocco prima pone una serie di ricorsi  poi si pronuncia apertamente alla rinuncia al referendum e per l’autonomia del territorio.. Nel 2001, il primo piano viene respinto dal Fronte Polisario e nel 2003 un secondo piano, che prevede cinque anni di autonomia seguiti da un referendum di autodeterminazione, viene accettato dal Polisario ma respinto dal Marocco. Nell’aprile 2004 il Marocco respinge definitivamente il piano Baker e ritiene impossibile qualsiasi iniziativa che vada contro la "marocchinità" del Sahara Occidentale. Dopo le dimissioni dell’inviato speciale, Kofi Annan, l’americano Baker, viene nominato rappresentante De Soto che dopo vari mesi in cui non è riuscito a produrre nulla di positivo,  nel 2005 (aprile) si dimette per passare ad altri incarichi. L’ultima riunione del CDS dell’ONU ad Aprile 2005 ha prodotto solo un ulteriore sforzo per cercare di uscire da quello che Kofi Annan ha definidefinito un viicolo chiecoA Luglio 2005 è nominato il nuovo inviato speciale dell’ONU per il Sahara Occidentale: l’ex-diplomatico olandese Peter Van Walsum. L’italiano Francesco Bastagli sarà il rappresentante speciale, come capo della MINURSO. La nomina di Peter van Walsum è molto importante perché solo così sono ripresi i colloqui per individuare un nuovo percorso e giungere al referendum e all’autodeterminazione. L’Inviato speciale Peter van Walsum incontra la parti interessate nel mese di Ottobre con le sue proposte alla riunione del CdS dell’ONU e Kofi Annan chiede un rinvio della missione di sei mesi. Dal 21 maggio 2005 nei Territori occupati del Sahara Occidentale è in corso una resistenza popolare, nonviolenta, per protestare contro la violazione sistematica dei diritti fondamentali.  

Nel 1998, la missione Minurso aveva individuato 42,378 adulti con diritto di voto nei campi, considerando però solamente coloro che si erano presentati nelle sedi di registrazione e che erano in grado di dimostrare di appartenere o di essere discendente di residenti nel Sahara Occidentale prima dell’esodo del 1975. Nessun ulteriore tentativo è stato fatto in concomitanza con questa attività di registrazione per arrivare ad una stima più reale della popolazione totale dei campi.e autorità algerine stimano in 160.000 il numero dei profughi Sahrawi presenti sul proprio territorio. Questo dato è stato condiviso dal Polisario, sebbene riconosca anche che una piccola parte dei profughi si sia trasferita in Mauritania, dove attualmente sono presenti circa 26.000 rifugiati Inoltre si contano alcuni civili scomparsi. L'UNHCR per molti anni ha fatto proprie le stime numeriche dichiarate dall’Algeria, ma nel 2005 il dubbio sulla validità dei dati forniti ha indotto l’organizzazione a ridurre considerevolmente gli aiuti sulla base di una stima sostenuta dall’analisi di immagini satellitari che presuppone la presenza di circa 90.000 abitanti nei campi. Per una decina d'anni UNHCR nei programmi di aiuto ha fatto riferimento a questo dato integrandolo con aiuti per ulteriori 35.000 unità, per un totale quindi di 125.000 rifugiati], rimandando nel tempo l'intenzione di realizzare un censimento in accordo con il Polisario e il governo algerino allo scopo di determinare il numero esatto di rifugiati presenti nei campi  Il governo marocchino sostiene che il numero totale dei rifugiati si collochi tra 45.000 e 50.000, e soprattutto che la popolazione sia trattenuta nei campi dal Polisario contro la sua volontà e questa diatriba, durata anni, ha recentemente posto fine l'  UNHCR che, considerando le evidenze di malnutrizione e le numerose sollecitazioni, ha costituito un gruppo di lavoro indipendente per rilevare la popolazione effettiva dei 5 campi e nel mese di marzo 2019 ha reso pubblico il rapporto che ha fissato il numero dei profughi in 173.600 persone. Nel 2019 il piano di intervento di UNHCR dispone per aiuti e servizi per 173.600 profughi. La rilevazione aveva anche lo scopo di individuare i dati disaggregati per età per meglio calibrare le forniture alimentari e gli interventi sanitari e ha consentito di conoscere il profilo demografico della popolazione individuando un elevato tasso di crescita: i minori di 17 anni costituiscono il 38 % della popolazione e il nucleo familiare medio è costituito da 6,4 persone tra minori, adulti e anziani

Tifariti dista 320 km da Rabuni, è un territorio scarsamente popolato da saharawi nomadi, con piccole mandrie di dromedari e capre. Tifariti oggi è spopolata, ma ha avuto una storia travagliata: occupata dal 77 al 79 dal Marocco, viene successivamente liberata; il 1991 è l’anno dell’armistizio, gli incontri durano parecchio tempo, ma tre giorni prima della firma della tregua Tifariti viene invasa e distrutta; l’esercito marocchino bombarda l’ospedale appena costruito e la scuola, dove la popolazione nomade e seminomade mandava a studiare i figli; i morti sono centinaia; tutte le case e gli accampamenti sono distrutti. Questo attacco costa però caro al Marocco, che perde 2 aerei. Il muro dista da Tifariti circa 100 km; è presente una postazione di osservatori internazionali inviati dall’ONU (MINURSO), che controlla il territorio al di qua e al di la con aerei ed elicotteri. Parte del territorio è ancora minato, e l’esercito è impegnato nello sminamento. A 30 km sono presenti dei graffiti rupestri conosciuti da pochi anni, che hanno obbligato gli archeologi a riscrivere la storia del Sahara. Parte dei graffiti sono stati trafugati, e sono scomparsi. Questi sono i territori liberati

I saharawi chiedono la fine dell’occupazione della propria patria da parte del Marocco e la possibilità di scegliere il proprio futuro, come stabilito dalle Nazioni Unite. La risposta delle autorità marocchine contro i manifestanti è stata violentissima, e una repressione anche più forte si è abbattuta sulla popolazione dei Territori occupati e presi di mira sono soprattutto gli attivisti dei diritti umani, che sono quasi tutti arrestati.

Nulla è cambiato da allora, ogni giorno ci sono maltrattamenti con arresti arbitrari, casi di tortura e ferimenti soprattutto rivolti alle donne coraggiose..Amnesty International interviene continuamente per chiedere al Marocco di rispettare i diritti umani.

http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-mediterraneo-il-popolo-del-deserto-nei-campi-profughi-sahrawi/ 

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 08 Agosto 2020 10:46 )  

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