Il recente tragico evento in Libano, al Porto di Beirut, costato tante vite e tanta devastazione riapre vecchie anzi vecchissime ferite. Come cicatrici solo apparentemente stabili, lo scoppio devastante ha fatto riemergere a questa sofferente popolazione tante cose: guerre, crisi economica permanente, colonizzazioni, presenza in tutto il Paese di varie genti di cui due milioni di rifugiati (un milione e mezzo di siriani e mezzo milione di palestinesi) aiuti internazionali avvelenati dalle speculazioni. Eppure questi doloranti popoli avrebbero da sempre il diritto di determinazione e di vita civile. Difficile immaginarlo, dopo che il nitrato di ammonio immagazzinato nel Porto ha spento risorse e possibilità.
Di seguito dichiarazioni ed indagini sull'accaduto: il Direttore generale delle dogane libanesi ha affermato di aver informato sei volte la magistratura della pericolosità del magazzino, altri hanno detto che non era stato mai concesso il permesso di riesportarlo, alcuni hanno insinuato che la sostanza provocante l'esplosione fosse in realtà materiale-base per fabbricazione bombe e così via. La sfortunata geografia del Libano ha reso questa nazione un crocevia di mercenari, sfruttatori e speculatori di ogni sorta e provenienza, impoverendola ( prima era guardata come una "Svizzera" del Medio-Oriente ) e lasciandola spesso alle prese con guerre e scontri religiosi. Come sempre la città risorgera! Ma cosa si sta preparando sul tavolo internazionale di quella zona così sfruttata? E' troppo sperare in una riconciliazione nazionale, oltre che aiuti internazionali?
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