Il Mediterraneo è ormai diventato da anni un tale disperato incrocio di vita e di morte, che si fa fatica a distinguere i reprobi dalle
vittime; si fa fatica a dare giudizi opinioni e consigli: ma una cosa è certa, salvare la vita è un dovere umano e sociale, prima che
politico.
Bene lo sanno tutte le migliaia di persone che ogni giorno, anche in Italia, si adoperano ad accogliere, aiutare, riunire gruppi di bi-
sognosi e rifugiati. Il principale compito sarebbe quello di bloccare le cooperazioni di schiavisti ed approfittatori che lucrano da
decenni su questo traffico - soprattutto verso l'Italia.
Poi le vecchie( e la nuova) emergenze sanitarie non favoriscono l'integrazione, se non c'è il supporto delle Amministrazioni.
Un esempio è dato da una recente intervista a Mohammad Shaaban, capo di un cargo che ha salvato 52 persone a largo di
Malta. Riferisce che ha trovato anche possibilità di aiuto in mare aperto: battelli, guardie costiere eccetera... il problema principale
invece è proprio lo sbarco. Paesi che chiudono i porti, che fanno stazionare in mare per settimane decine di barconi o navi, pattu-
glie che sparano sugli arrivi ( sì c'è stato anche questo).
La questione è alla fonte, alla partenza: la volontà politica di impedire le azioni degli schiavisti del nuovo millennio. I dati su questo
tema sono sconfortanti - migliaia e migliaia di esseri umani imbarcati dopo il pagamento di esose tangenti.Il fatturato di questo
mercato inqualificabile è talmente alto che per spezzarlo non basterà solo l'impegno dei singoli cittadini.
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