Decine di migliaia sono le richieste di interrompere lo sceneggiato di una emittente televisiva cinene che eclissa il ruolo delle donne. Che succede?
«Le donne portano sulle loro spalle la metà del Cielo e devono conquistarsela», aveva scritto Mao Zedong, fondatore della Repubblica Popolare ch ora la sua rivoluzione sembra ecclissata. «Le donne sostengono l’altra metà del Cielo», recita un antico proverbio cinese ripeso poi nel libro rosso del 1949, riferendosi al ruolo delle compagne nella Rivoluzione. Le intenzioni del Padre della Patria erano quelle di favorire l’uguaglianza tra i due sessi non soltanto sulla carta ma nella vita reale, dopo millenni in cui le donne avevano vissuto come oggetti nelle mani degli uomini. Come se non posse passato il feudalesimo, ora oltre settanta anni a che punto siamo?
«Le donne portano sulle loro spalle la metà del Cielo e devono conquistarsela», aveva scritto Mao Zedong, fondatore della Repubblica Popolare ch ora la sua rivoluzione sembra ecclissata. «Le donne sostengono l’altra metà del Cielo», recita un antico proverbio cinese ripeso poi nel libro rosso del 1949, riferendosi al ruolo delle compagne nella Rivoluzione. Le intenzioni del Padre della Patria erano quelle di favorire l’uguaglianza tra i due sessi non soltanto sulla carta ma nella vita reale, dopo millenni in cui le donne avevano vissuto come oggetti nelle mani degli uomini. Come se non posse passato il feudalesimo, ora oltre settanta anni a che punto siamo?
Il titolo dello sceneggiato contestato è Zuimei nixingzhe (最美逆行者), ovvero «I meravigliosi che vanno incontro al pericolo». Le proteste riguardano la presentazione dello sceneggiato dove le donne risultano assenti, contestato un minuto di uno sceneggiato: racconta in quattordici puntate le eroiche gesta dei volontari che hanno messo a rischio la propria vita per «combattere il Covid» a Wuhan, trascurando però il ruolo femminile.
Il documentrio è stato prodotto da Shen Haixiong, viceministro del Dipartimento comunicazione del Pcc, sembra parlare di un altro pianeta. Difficile capire il motivo di un simile atteggiamento. Nemmeno la secolare tradizione che vuole le donne relegate in casa, dedite solo a figli e famiglia, basta per spiegare uno svarione che non mancherà di far saltare qualche testa.
Il documentrio è stato prodotto da Shen Haixiong, viceministro del Dipartimento comunicazione del Pcc, sembra parlare di un altro pianeta. Difficile capire il motivo di un simile atteggiamento. Nemmeno la secolare tradizione che vuole le donne relegate in casa, dedite solo a figli e famiglia, basta per spiegare uno svarione che non mancherà di far saltare qualche testa.
Questo è bastato per scatenare decine di migliaia di utenti di Weibo, irritati per un’immagine del tutto propagandistica che nulla ha a che fare con quanto accaduto a Wuhan e altrove dato che, circa 40 mila medici e paramedici confluiti nell’epicentro della pandemia, due terzi erano donne (come afferma la fonte: de Il Quotidiano del Popolo.
Per l’agenzia di Stato Xinhua (Nuova Cina), più della metà dei medici partiti da Shanghai per Wuhan erano donne; forse il 90 per cento dei paramedici. «Nella vita reale — si legge in un commento che ha ricevuto 30 mila like — le donne sono spinte a fare il loro dovere ma la propaganda le annulla in un solo minuto.
La storia dello sceneggiato è commovente e si basa su vicende reali. Il problema però sta in quei sessanta secondi che peraltro sono finiti anche nel trailer di presentazione. Sessanta secondi in cui, alla vigilia della «battaglia», l’uomo incaricato di radunare autisti per una serie di «viaggi possibilmente senza ritorno», mostra che si sono fatti aventi solo uomini e dice: C’è almeno una compagna disposta a rischiare?
A giudicare dall’ultima polemica su Weibo (il Twitter cinese), l’unica piattaforma capace di convogliare e annullare il dissenso, c’è ancora molta strada da fare. Giovedì scorso dopo la puntata 140 milioni di utenti hanno usato l’hashtag che riporta a quel singolo minuto per esprimere la proprio protesta contro la propaganda autolesionista.
La storia dello sceneggiato è commovente e si basa su vicende reali. Il problema però sta in quei sessanta secondi che peraltro sono finiti anche nel trailer di presentazione. Sessanta secondi in cui, alla vigilia della «battaglia», l’uomo incaricato di radunare autisti per una serie di «viaggi possibilmente senza ritorno», mostra che si sono fatti aventi solo uomini e dice: C’è almeno una compagna disposta a rischiare?
A giudicare dall’ultima polemica su Weibo (il Twitter cinese), l’unica piattaforma capace di convogliare e annullare il dissenso, c’è ancora molta strada da fare. Giovedì scorso dopo la puntata 140 milioni di utenti hanno usato l’hashtag che riporta a quel singolo minuto per esprimere la proprio protesta contro la propaganda autolesionista.
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