Una guerra assurda che sta facendo vittime: duecento soldati morti, 18 civili uccisi, e i feriti che negli ospedali arrivano a centinaia.
I razzi armeni di fabbricazione russa cadono sulla seconda città azera, Ganjia, 330mila abitanti, e la gente si ripara perfino nei sotterranei dell’antica fortezza turca, quella che chiamano lo Scudo dell’Asia.
Sulla collina di Stepanakert, nell’autoproclamata capitale del Nagorno-Karabakh, quando gli azeri non tirano dai droni turchi, le donne armene si organizzano per preparare le scorte di focacce, i jingial, e a portare fiori votivi al monumento nazionale, Tatik e Papik.
Tutte le notti suonano le sirene, e la gente di ambedue le fazioni scappa nelle cantine gelide. Il Giardino Nero, il Nagorno-Karabakh, ogni giorno si va trasformando in un caos.
Dai bombardamenti di trincea, sono passati ai missili a largo raggio e dalle cannonate sui villaggi, ora la mira va fino al territorio nemico, ai grandi centri abitati dentro i confini dell’Azerbaigian e dell’Armenia.
Questa è una guerra tra due potenze: Russia e Turchia che si combattono per interposta persona.
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