
Questa domenica i cileni hanno deciso di recidere ogni legame con la Dittatura terminata nel 1990 a opera di Pinochet, cambiando non solo l’attuale Costituzione ma anche i criteri di rappresentanza politica. A maggio 2021 una neo eletta Assemblea Costituente inizierà a scrivere una nuova carta Costituzionale, che a sua volta sarà vagliata da un referendum Popolare fino al secondo trimestre del 2022. Non è questa la cosa politicamente più significativa dato che nel fronte “apruebo” le rivendicazioni più importanti erano quelle riguardanti le pari opportunità e un criterio adatto di rappresentanza per le popolazioni indigene.
E’ infatti del 2017 lo studio dell'United Nations Development Programme (UNDP) che attesta la grande forbice sociale nel Cile dovuta alla mancata distribuzione della terra in modo equo, originariamente considerato opera degli Spagnoli.
Il “miracolo cileno “è un esempio di sviluppo per tutto l’America filo-Yankee nonostante i tassi di povertà assoluta e di disuguaglianza sociale siano rimasti altissimi.

Per andare al nocciolo di questo nuovo processo costituzionale cileno bisogna risalire alle proteste d’ autunno del 2019 contro il Governo Pinera, scoppiate a seguito di un aumento del biglietto della metropolitana. Sono stati gli studenti medi ed universitari a Santiago a dare il via ad una protesta che ha lasciato sulle strade ben 15 morti, rivendicando maggior spazio all’Istruzione pubblica, un welfare sociale più capillare, tutele per la violenza domestica (uno dei tassi più alti nel sud-america) e rappresentanza politica per le popolazioni indigene.
La forza di questo movimento ha saputo tradursi in un ottimo risultato elettorale (più del 70% per il “si”oapruebo), ci sarà da vedere se questo esperimento di Democrazia Diretta continuerà indisturbato.
Il fenomeno che sta accadendo in Cile dovrebbe farci riflettere sul ruolo che le Dittatura fasciste hanno avuto nel formare anche le nostre istituzione democratiche,purtroppo la defascisticizzazione in Italia è stato un progetto politico monco. Basti pensare ai Patti Lateranensi del ’29 e al rinnovo negli accordi di Villa Madama del 1984 in cui l’Italia concesse “Art 4: Immunità e privilegi per figure ecclesiastiche e art 2 : Le garanzie in ordine alla missione salvifica, educativa e evangelica della Chiesa cattolica” o al Codice Rocco che sopravvive dal 1930, con le dovute modifiche ma in continuazione con quello che era il progetto giuridico del periodo fascista.
Il Cile a soli 30 anni di distanza ha provato fermamente, sia in piazza che nelle urne, a tagliare ogni eredità con “el General” e con i forti Oligopoli agrari voluti da quest’ultimo. La domanda da porsi è se i processi di denazificazione e defascisticizzazione in Europa siano stati efficaci popolari e netti.
FONTI:
https://tg24.sky.it/mondo/2020/10/26/cile-referendum-costituzione
https://www.ilpost.it/2019/10/22/proteste-cile-spiegate/
https://www.dinamopress.it/news/vittoria-popolare-al-referendum-la-costituente-cile/
https://lospiegone.com/2020/10/23/i-nodi-del-dibattito-sulla-nuova-costituzione-del-cile/
https://www.dinamopress.it/news/vittoria-popolare-al-referendum-la-costituente-cile/
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Foto n1 di Esteban Felix
foto n2 Online
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