Molti hanno acclamato l'arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, sperando che un nuovo presidente significasse un drastico cambiamento nelle politiche di Washington. Se questo può essere in una certa misura vero per quanto riguarda la politica interna Usa (anche al di là del suo programma elettorale è improbabile infatti rivedere l'aperto sostegno di Trump alle pulsione più retrograde della provincia americana), i segnali che la nuova amministrazione sta dando sul tema "rapporti con il resto del mondo" non sono certo rivolti a una maggiore "coesistenza pacifica" con gli altri stati, nè a maggiori riguardi nei confronti dei cittadini degli altri stati.
Biden ha si, bloccato la costruzione del famigerato muro con il Messico (1), sulla cui efficacia era comunque "dato dubitare", ma parallelamente ha aperto l'ennesima prigione sulla frontiera per quelli che noi definiremo "minori non accompagnati", (2) la cui detenzione (che qui da noi -nei confronti dei loro coetanei, spesso e volentieri spediti in "comunità" se non negli istituti penali minorili senza nessuna giustificazione sensata- è considerata assurdamente come normale) aveva scatenato tante polemiche sotto Trump.
Nei confronti dell'Iran non è cambiato sostanzialmente nulla. Le sanzioni americane rimarranno (3), anche se c' è magari da sperare che Biden non giocherà d'azzardo come fece Trump con l'assassinio del maggiore generale iraniano Qasem Soleimani, (la cui principale colpa era quella di aver combattuto l'Isis-Daesh, vanificando così gli sforzi occidentali di proporsi come salvatori del mondo) poco più di un anno fa. I rapporti con la Cina rimangono tesi, sia sul tema Taiwan (4), che per altre questioni, e questo diventa una comoda scusa per far piovere soldi nei portafogli degli azionisti delle più disparate aziende (5), non solo sui "soliti noti" che producono armi.
Intanto altre aziende statunitensi (Twitter, per citarne una) provvedono a "zittire" la voce dei dissidenti in India (6), ovviamente con il beneplacido di Biden, mentre il rafforzamento dei legami tra la nuova amministrazione americana e il mondo dei "nuovi media" arriva al punto di vedere un ex incaricato stampa della Nato "ascendere" all'impiego di consigliere di Facebook, per affrontare qualunque possibile notizia invisa ai piani del nuovo inquilino della Casa Bianca (7).
La più nota tra le "ferite aperte" nel panorama dei litigi internazionali rimane comunque (a mio parere) la questione siriana. Lungi dal criticare la pulizia etnica che la Turchia sta effettuando nel Kurdistan siriano (8), l'intervento americano si rafforza con la costruzione di una nuova base militare (9), nel Nord-est del paese (non certo per combattere gli estremisti islamici, dato che questo lo fanno già altri), aumentando così i rischi di qualche "incidente" con le truppe russe e iraniane presenti in zona, costruzione questa che avviene oltretutto nel completo disprezzo della volontà del governo locale, la cui (non cristallina) legittimità viene paradossalmente rafforzata al confronto con le continue violazioni del diritto internazionale da parte dei paesi "occidentali"...
Fabrizio Cucchi, DEApress
(1)https://www.ilsole24ore.com/art/biden-blocca-costruzione-muro-il-messico-ma-restano-nodi-contratti-AD3TNdFB
(2)https://www.mintpressnews.com/from-concentration-camps-to-overflow-facilities-with-biden-in-charge-media-forgets-kids-in-cages/275140/
(3)https://www.bbc.com/news/world-us-canada-55972619
(4)https://www.deapress.com/internazionale/25267-2021-01-25-17-07-33.html
(5)https://www.bbc.com/news/business-56036245
(6)https://www.mintpressnews.com/big-tech-partnering-india-strongman-modi-crackdown-protests/275327/
(7)https://www.mintpressnews.com/censorship-way-facebook-hires-nato-press-officer-intelligence-chief/275154/
(8)https://www.deapress.com/internazionale/25294-la-pulizia-etnica-nel-kurdistan-siriano-continua-.html
(9)https://www.voanews.com/extremism-watch/us-forces-reportedly-building-new-base-northeast-syria
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