Le notizie recenti riportano l’attenzione sulle vicende politiche del Brasile, dove sembra essere in atto un terremoto nelle Forze Armate. I capi militari dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica si sono dimessi, come segno di protesta per il cambio di 6 ministri deciso qualche giorno fa da Bolsonaro, ora è in atto un rimpasto dopo che era stato rimosso anche il ministro della Difesa.
Risale al 1985 l’ultima volta che le tre armi delle Forze Armate brasiliane fossero contemporaneamente senza comandanti. Questo fatto, che si ripete alla vigilia del golpe militare del 1964 (una data sensibile in Brasile), apre a riflessioni inquietanti.
Tutto ciò accade dopo che, l’8 marzo 2021, con un "atto a sorpresa", la Corte Suprema del Brasile ha annullato tutte le condanne per corruzione dell’ex presidente Luiz Ignazio Lula da Silva, mettendolo in condizione di ricandidarsi alle elezioni presidenziali del 2022 contro l’attuale Presidente Bolsonaro. Questo rimette in gioco quindi il futuro politico del paese!
Del resto Lula si era sempre dichiarato innocente e vittima di una persecuzione politica da parte del pool dell'inchiesta ma non era stato preso in considerazione.
La vicenda giudiziaria di Lula – sospettata di essere politicamente manovrata – inizia nel 2016 nell’ambito dell’Operacao Lava Jato, (una specie di Tangentopoli brasiliana) con l'accusa di aver ricevuto denaro da una Società petrolifera. Condannato nel 2017 a nove anni e mezzo di carcere, poi in appello a tredici, dei quali 580 giorni scontati in carcere.
Tornato in libertà, in attesa di sentenza definitiva, a fine 2019, la pena venne ridotta a otto anni e dieci mesi. Questa situazione giudiziaria è stata descritta dai difensori di Lula come un processo politico contro il leader del Partito dei Lavoratori (PT), che alla vigilia delle presidenziali del 2018 era in testa nei sondaggi, per favorire il candidato conservatore Bolsonaro, che poi ha vinto anche grazie all’”eliminazione” politica di Lula.
Quindi, adesso, dopo aver già scontato 580 giorni in carcere, il 75enne - ex presidente operaio - riacquista i diritti politici e torna in una possibile corsa per le elezioni presidenziali del 2022. Se si fosse candidato alla precedente elezione sicuramente - dicono i sondaggi - avrebbe ottenuto il 50% delle preferenze. Furono inutili allora le proteste di Lula ("È una sentenza politica, vogliono impedire la mia candidatura"), che si è sempre dichiarato innocente e vittima di una "persecuzione politica".
Ora, Lula deve scegliere se correre di nuovo per la presidenza (i sondaggi lo danno con un grande appoggio popolare) o fare come Obama e sostenere un candidato del suo partito. Con Lula da una parte e Bolsonaro dall’altra il Paese torna a dividersi proprio nel peggior momento della pandemia e con una situazione economica preoccupante.
Infatti lo scenario economico è tra i più foschi degli ultimi decenni: una profonda recessione, un discredito diffuso per l’attuale presidente, Jair Bolsonaro, la sempre più ampia forbice tra le classi sociali brasiliane, e infine la gestione della crisi sanitaria conseguente al Covid.
Lula lascia aperte varie possibilità dichiarando in un'intervista: "Se, quando arriverà il momento di correre per le elezioni, il mio partito e gli alleati capiranno che posso essere candidato, ed io sarò in buona salute, vi assicuro che non rifiuterò l'invito".
"Sono certo - dice Lula - che se abbiamo buon senso e se sapremo lavorare correttamente, nel 2022 la cosiddetta sinistra, di cui Bolsonaro ha tanta paura, sconfiggerà l'ultra-destra che vogliamo battere sempre. Questo paese non merita il governo che ha".
Infatti la gestione della pandemia da parte del governo Bolsonaro è stata devastante, con il bilancio delle vittime a 303.462 con più di dodici milioni di casi accertati, facendo del Brasile il focolaio del mondo. Per questo Lula ha chiesto al presidente degli Stati Uniti Joe Biden di convocare con urgenza un summit del G20 sul coronavirus e di garantire l'equità del vaccino per cobattere la pandemia.
Le conseguenze, ora più che mai, sono sotto gli occhi di tutti. La pandemia – 'non gestita' se, non a colpi di anti-politica, – è lo specchio quanto mai tragico, della crisi in corso dove anche gl aspetti economici non sono secondari. In questo scenario, le elezioni dell’anno prossimo, possono diventare un’ulteriore frattura. O aprire un percorso di ricomposizione.
D’altra parte il Brasile è un Paese che rappresenta e influenza quelle sfide globali da cui dipendono il benessere e il futuro stesso del nostro pianeta, basta pensare alla biodiversità dei suoi paesaggi straordinari, distribuiti in ben cinque regioni climatiche, alla presenza di circa il 40% delle foreste tropicali che ancora esistono e di cui il mondo ha bisogno per la propria sopravvivenza e per il suo enorme potenziale di sviluppo delle fonti di energia rinnovabile.
Di sicuro l’ex operaio e sindacalista, arrivato fino al palazzo presidenziale, è stato a lungo il simbolo di una specie di “Brazilian dream”, dopo anni di regime militare e povertà. L’analisi di molti politologhi del governo Lula, evidenzia che il modello non è esente da contraddizioni per le complessità della situazione brasiliana e che lo ha costretto tra “capitalismo e assistenzialismo pubblico”, influenzato dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica.
FONTI
https://www.ilfattoquotidiano.it
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