L'ultimo libro di Silvana Grippi sul Sahara Occidentale si apre con una premessa del prof. Rombai nella quale riconosce il valore degli studi portati avanti dall'autrice fin dal '75, il suo lavoro inquadra la situazione storico-geografica di un territorio appartenente alla popolazione saharawi.
Abbiamo gli appunti di vari viaggi dell'autrice nei quali si ricorda come già nel '75 l'argomento fosse motivo di discussione politica tra i giovani. Saltiamo avanti nel tempo e giungiamo al 1990, dove la visita dell'autrice ai campi profughi di Tinduf coincise con la visita del rappresentante del Segretario generale dell'Onu che portava speranze di una veloce presa di posizione Onu sull'autodeterminazione. Speranze che sono tutt'ora disattese. Questo la porterà a visitare anche i territori occupati per parlare con la gente e per ben cinque volte cerca di descriverne le emozioni e le aspettative.
Nel libro si parla degli avvenimenti degli anni '90 e dei primi anni 2000. Nei capitoli successivi si esamina la geografia umana ed economia delle città e dei piccoli centri urbani, in particolare di Smara, Laayoune e Dakhla. Inoltre si esamina l'ambiente geografico naturale, lineamenti geomorfologici, aspetti climatici, risorse idriche, vegetazione, fauna e risorse economiche. Quindi ricostruisce brevemente la storia della regione, per poi passare a parlare del famigerato "muro di sabbia" costruito negli anni ottanta dal Marocco per evitare il rientro dei profughi, che si trovano in Algeriai. Il libro si chiude con la riflessione che il territorio del Sahara Occidentale è. di fatto, occupato in più di un senso ma ancora del tutto ignorato.
Fabrizio Cucchi
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