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Il tempo della memoria

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E' un tempo la memoria, storico, distruttivo, costruttivo, semplice o complesso. Tutti siamo dotati, o meglio tutti viviamo di memoria, non è una qualità, è la nostra vita, senza di essa potremmo essere simili ad una serie di automi che tanto non servono a niente se non a se stessi. Eppure, la fallacità della memoria corrisponde con la fallacità della vita, di dimenticanze, di lapsus, di rimozioni. E' un dolore che si continua a perpetrare, un ascesa verso la sintesi delle parole, delle immagini. Eppure, è facile rimuovere, è facile arrivare alle radici della memoria, creando così un oscuramento che sarà sempre provvisorio, perché tanto, prima o poi, la memoria torna. E' di questo scriviamo in quest'oggi, giorno della memoria, giorno che è una festa e come tutte le feste va vissuto, va sentito. E' inutile dire che la disumana presenza di uomini privi dell'effetto della memoria costruttiva hanno voluto optare per quella distruttiva, che come scriveva saggiamente Erich Fromm non si è mai lontani dal piacere di distruggere. Oggi piangiamo, sinceramente ci fermiamo di fronte alla Shoha, ci mettiamo lì e ragioniamo di questa incredibile voglia di distruggere una generazione, una popolazione, una grande parte di umanità. Gli ebrei che per tutta loro "fortuna" hanno avuto quella di nascere come coloro che uccisero Cristo, come coloro che sapevano fare gli affari, come coloro che conviene sempre tenere sotto controllo.. Eppure di tempo ne è passato, di immensi fogli di dolore ne sono stati vergati, di sciagure raccontate, di film narrati a passo lento, di musiche che sanno del calore di un fuoco infinito. In tutto questo, oggi che siamo ancora qui a capire, comprendere il perché della esasperata ricerca di superiorità, di germaniche specie, di persone non importanti da vivere. Eppure, oggi, cerchiamo di non rimuovere, di ricordare appunto, allontanando la demenza per sentire invece il senso della vita, di tante vite, di tutte le vite che sono vissute dopo i massacri. Non passa mai tanto tempo e ancora oggi vediamo campi che fermano persone, che giustificano sbarchi che vengono poi chiusi in campi? Dove c'è il senso umano non dovrebbe esistere nessun campo di tenuta, di detenzione, di non libertà. Eppure siamo a Lampedusa non in Germania o in Polonia, c'è ancora il coraggio di rivendicare la memoria ma non quello di abbattere barriere per dare spazio a chi non ha spazi. E' questa la memoria? E' questo il senso di dare pace al nostro senso di colpa? E che colpe hanno tutte quelle persone che sono costrette a vivere in campi sorvegliati? Dov'è il diritto alla libertà e alla possibilità di scegliere? Non è demagogia,non è qualunquismo. E' solo quel verme che prende quando si piange la memoria di chi è morto costretto a morire, senza poter scegliere. La memoria quando la si fa funzionare, serve a non sbagliare ancora la strada della vita. Per tutti coloro che sono morti ingiustamente, nella disumanizzazione della vita. Per tutti coloro che si cuciono le bocche. Perché la memoria sia sempre presente, per ricordare come l'uomo sia fallibile con possibilità di rivedere le strade che oramai sono in disuso e impraticabili. Per ricordare che gli ebrei vennero trucidati, distrutti, massacrati in un tempo e che in quel tempo pochi si resero conto della terribile morte che si stava vivendo. Tutto questo è memoria, il presente è realtà che non vorremo che in un tempo non molto lontano possa diventare memoria che distrugge le vite. 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Gennaio 2014 17:13 )  

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