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Ancora sugli attacchi squadristi a Roma

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Riceviamo e pubblichiamo il Comunicato Stampa dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus di Firenze

Per quanto è avvenuto nella tarda serata di giovedì 24 giugno 2010 a Roma, ai piedi della scalinata del Campidoglio, non è possibile trovare parole di condanna sufficientemente forti che siano in grado di censurare senza reticenze l’aggressione fascistoide compiuta da una squadraccia, costituita forse da elementi appartenenti alla comunità ebraica romana o a essa molto vicini, nei confronti di giovani  dell’area del pacifismo filo-palestinese.

 

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Mentre le luci del Colosseo venivano spente per ricordare il soldato israeliano Gilad Shalit, prigioniero nella Striscia di Gaza, altri lumicini di cera venivano accesi sulla scalinata del  Campidoglio perché non venisse pretestuosamente rimosso dalla coscienza collettiva il fatto che pure oltre 11.000 prigionieri, questa volta palestinesi, stavano languendo da molti anni nelle carceri israeliane. Molti di loro sono civili reclusi in “detenzione amministrativa” – cioè senz’accusa e senza processo.  Troppi i bambini e le donne, in patente violazione del diritto internazionale. Tutti accomunati di un’unica grave colpa: quella di essere palestinesi e di voler vivere liberi sulla terra che è stata sempre loro, anche se non c’è stato alcun Dio che  l’ha promessa ai loro avi.

Forse per questa sfrontatezza, nessuno di loro, per quanto piccolo o innocente fosse, ha mai suscitato l’interesse o la pietà del sindaco Alemanno e dei tanti, bi-partisan, che gli si erano affiancati nella iniziativa unilaterale che si era conclusa con lo spegnimento delle luci del Colosseo.

Nel frattempo altre luci, ed in altro modo, venivano oscurate sulla scalinata del Campidoglio.

Alla presenza di carabinieri e della Digos, che sono rimasti a guardare, una quindicina di elementi fascistoiodi, alcuni dei quali protetti da caschi, inneggiando a Israele, hanno aggredito con calci e pugni due palestinesi, Ahmad Abu Naga e Salman Yousef, e le ragazze del presidio di solidarietà con il popolo palestinese che stavano disponendo i lumi accesi sulla scalinata.

Non si è trattato di una lite o di una rissa tra opposte fazioni, come diffuso subito dagli organi di stampa che ne hanno fatto la versione ufficiale, bensì di una vera e propria aggressione e la violenza usata è stata tale da portare al ferimento di sei persone e in modo abbastanza grave Ahmed Abu Naga.

Il presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, che aveva avuto la spudoratezza di affermare che “manifestanti ebrei erano stati aggrediti con insulti”, si è rifiutato di denunciare la vera natura dell’aggressione e di condannare l’accaduto a nome della comunità ebraica di Roma, e di dissociarsi dalle forze fascistoidi che ne erano state responsabili.

Quanto avvenuto ai piedi del Campidoglio è solo l’ultimo episodio di violenza che aggressori filo-israeliani hanno praticato nei confronti di persone pacifiche che avevano partecipato a manifestazioni di condanna nei confronti dell’operato del governo israeliano.

Infatti, già nei primi giorni di giugno, di ritorno dalla dimostrazione di protesta per l’abbordaggio della Mavi Marmara che si era conclusa a Trinità dei Monti, c’era stata un’aggressione prima in via Barberini, a due donne palestinesi con bambini, poi in Largo Santa Susanna, a una coppia che era stata malmenata con caschi, calci e pugni da facinorosi fascistoidi filo-israeliani  che avevano seguito in moto i manifestanti che stavano defluendo tranquillamente verso le loro case.

Fino ad ora, a quanto risulta, nessuno degli aggressori è stato individuato e denunciato agli organi competenti per le violenze commesse.

L’antisemitismo implicito, cieco e settario, di chi aggredisce con violenza coloro che criticano pacificamente l’attività politico-militare del governo israeliano per sostenere i diritti del popolo palestinese già sanciti e ripetutamente riaffermati dalle Nazioni Unite e dagli Organismi del Diritto Internazionale, non può e non deve rimanere impunito.

La comunità ebraica di Roma non può pretendere di garantirsi una presunta sicurezza trincerandosi dietro alla violenza di forze che nulla hanno a che fare con la loro cultura solo perché si dichiarano filo-israeliane, ma che riportano alla memoria, con il loro comportamento, il ricordo di un passato di tragedia.

Il sindaco Alemanno, da parte sua, dovrebbe ricordare che il destino del caporale Gilad Shalit è, ed è sempre stato, nelle mani del governo israeliano, il quale più di una volta si è rifiutato di effettuare uno scambio mettendo in libertà prigionieri palestinesi, nonostante l’intermediazione della Germania, che si era fatta garante per la ricerca di una soluzione definitiva e pacifica.

Dovrebbe capire anche che scatenare l’Operazione Piombo Fuso sulla Striscia di Gaza non è stato certamente il modo migliore perché il corpo di Gilad Shalit potesse venire restituito vivo. Tra i più di 1.400 cadaveri di coloro che vennero uccisi dalle bombe e dai proiettili israeliani avrebbe potuto esserci anche quello del giovane militare del quale ora richiede pretestuosamente la liberazione.

 

L’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus di Firenze conferma, perciò, la propria condanna per gli atti di aggressione e di violenza compiuti dai gruppi filo-israeliani contro coloro che hanno partecipato a manifestazioni a sostegno dei diritti dei palestinesi. 
Dichiara la propria solidarietà al giovane Ahmed Abu Naga, al dr. Salman Yousef e a tutti coloro che sono stati aggrediti prima dai facinorosi fili-iraeliani, poi da una stampa incapace ormai di raccontare la verità dei fatti.

 

Denuncia la vigliaccheria di chi, in gruppo, aggredisce  singoli indifesi, malmenandoli e terrorizzandoli, per negare loro il diritto di esprimere nella libertà il proprio pensiero.

Denuncia la connivenza mafiosa di chi protegge questi delinquenti e ne garantisce l’impunità, anche attraverso il travisamento e la mistificazione dei fatti accaduti.

Chiede che le istituzioni locali e nazionali non conservino un atteggiamento di assurda subordinazione nei confronti di Israele, sposandone sempre e comunque, qualsiasi sia il fatto accaduto, la posizione proposta dal suo governo, senza verificarne l’affidabilità e la validità.

Chiede alle istituzioni locali e nazionali il rispetto e l’applicazione del Diritto Internazionale ed Umanitario sempre e non solo quanto lo permette l’interesse e la real politik.

Chiede perciò l’adeguamento di tali istituzioni a quanto definito dalle Risoluzioni delle Nazioni Unite e del Tribunale Internazionale di Giustizia dell’Aja  per il ripristino dei diritti negati del popolo palestinese e, con la loro attuazione, giungere infine alla realizzazione delle condizioni idonee all’instaurazione di una pace vera in quell’area del Medio Oriente.

 

Mariano Mingarelli
Presidente dell’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus di Firenze

 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Giugno 2010 09:42 )  

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