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Continua a diminuire la povertà in Nicaragua

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Nicaragua

Continua a diminuire la povertà in Nicaragua

Leggero miglioramento degli indici rispetto al 2009 e trend positivo dal 2007

 

Durante il 2010, in Nicaragua si è ridotta leggermente la povertà generale e la povertà estrema, mentre è aumentata l’occupazione, benché precaria e informale, aumentando in questo modo gli ingressi delle famiglie, soprattutto nella zona rurale. La Fideg segnala un trend positivo durante i quattro anni di governo sandinista.

 

 

Lo rivela lo “Studio sulle famiglie per misurare la povertà in Nicaragua”, realizzato dalla Fideg (Fondazione internazionale per la sfida economica globale) con l’ausilio della Cooperazione Svizzera per l’America Centrale e della Reale Ambasciata dei Paese Bassi, che ha usato il consumo come misura di benessere.

 

Secondo la Fideg, tra il 2009 e il 2010 la povertà generale in Nicaragua (persone con entrate di 1,88 dollari al giorno) è passata dal 44,7 al 44,5 per cento, mentre coinvolgeva il 48,3 della popolazione nel 2008. La povertà estrema (0,93 centesimi di dollaro al giorno) è invece scesa dal 9,7 al 9 per cento (17,2 per cento nel 2008).

 

“I dati evidenziano che il numero di famiglie che hanno migliorato la propria situazione economica è superiore a quelle che l’hanno peggiorata e ciò riafferma l’esistenza di una tendenza positiva verso la riduzione della povertà nel nostro paese”, ha segnalato Alejandro Martínez Cuenca, direttore della Fideg.

 

Per ciò che riguarda la disoccupazione aperta, lo studio segnala una diminuzione dal 4,7 al 3 per cento, ma anche un aumento dell’occupazione precaria e informale (dal 72,4 al 75,3 per cento) . “Durante il 2010, circa il 75 per cento della forza lavoro occupata ha svolto lavori precari e informali. In altre parole, ci sono più persone che stanno lavorando e che hanno migliorato la situazione economica delle proprie famiglie, ma è diminuita la qualità del lavoro e su questo incide anche il basso livello di scolarità media dei nicaraguensi, che non supera i sei anni di studio”, ha aggiunto Martínez Cuenca.

 

Negli ultimi anni sono anche migliorati i tassi di attività della popolazione, passando dal 55 per cento nel 2005 al 61,3 nel 2009 e al 63,9 nel 2010, con una crescita nell’ultimo anno del 4,9 per cento nell’area rurale e dello 0,5 per cento in quella urbana.

 

La zona dove maggiormente hanno inciso le politiche governative per la riduzione della povertà è quella rurale, con una riduzione della povertà generale dal 67,8 al 62,8 per cento e di quella estrema dal 18,2 al 15,9 per cento (era il 30,5 nel 2005). Ciò significa che più di 37mila nicaraguensi sono usciti dalla povertà e 125 mila dalla povertà estrema. Nella zona urbana, la povertà generale è scesa dal 30,2 al 28,9 per cento e quella estrema dal 4,4 al 3,1 per cento. Ciò significa 50mila persone in povertà estrema e 14mila povere in meno. “È chiaro che il problema è ancora grave, ma queste cifre sono incoraggianti”, ha aggiunto il direttore della Fideg.

 

Secondo Paul Oquist, assessore presidenziale per le politiche nazionali, l’obiettivo del governo sandinista resta quello di ridurre a zero la povertà nel paese. “La povertà estrema è stata ridotta in modo considerevole negli ultimi anni, ma una percentuale del 9 per cento non è accettabile, perché vuole dire che esistono ancora famiglie nicaraguensi che non assumono le calorie necessarie per mantenersi in salute”.

 

Lo studio si è basato su un campione di 1,732 famiglie ubicate nelle aree urbane e rurali di tutto il paese, con un margine d’errore del 2,4 per cento e con il 95 per cento d’affidabilità.

 

 www.itanica.org

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Ottobre 2011 16:26 )  

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