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Obama e Guantanamo.

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Il futuro del carcere speciale statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba, e lo statuto legale dei detenuti, incarcerati senza incriminazione, resta tra le prime sfide del presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama. L'ha ricordato ieri in prima pagina il New York Times, ricordando come Obama si sia impegnato a smantellare il carcere in cui molti abusi su detenuti si sono compiuti sin dal giorno della sua instituzione. 
La questione è stata sollevata dal prestigioso quotidiano NewYorkese in relazione ad un caso particolare, quello di Ali al-Marri, un cittadino del Qatar, detenuto non a Guantanamo ma in una prigione militare negli Stati Uniti perché seriamente sospettato di appartenere ad al Qaida. L'ex studente, che si trovava legalmente negli Stati Uniti, era stato arrestato nel 2001 e si trova tuttora in un carcere militare senza essere stata formalmente incriminato. Il suo caso, non legato direttamente a Guantanamo, rischia però di essere determinante per il futuro dei circa 250 detenuti tuttora incarcerati a Cuba, nella prigione che Obama si  impegnato a smantellare. Il suo nome è stato citato in almeno uno degli interrogatori da Khalid Shaikh Mohammed, l'ex numero tre dell'organizzazione terroristica, considerato l'architetto dell'11 Settembre. Mohammed è stato interrogato a Guantanamo sfruttando la cosiddetta tecnica del 'waterboarding' (annegamento simulato), e secondo alcuni esperti si tratta di tortura. E le confessioni ottenute sotto tortura sono illegali. La vicenda ha quindi posto di nuovo all'attenzione della stampa USA le condizioni dei detenuti del carcere speciale.
Andrea Pardini, corrispondente DEApress New York.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 23 Aprile 2009 21:33 )  

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