
Scontri tra lo Stato e i Tifosi o tra i tifosi e la forza dell'ordine (odine e disordine creato sia dall'una che dall'altra parte) oppure scontri di un allarme sociale.
Cercare le cause per evitarne gli effetti non è semplice, solo quando ci scappa il morto ci troviamo di fronte a questo dilemma: chi ha iniziato per prima a fare un atto inconsapevole? Naturalmente la morte ci mette subito a contatto con il "perché". E ancora "di chi è la colpa delle forze dell'ordine o dei giovani"? Interroghiamoci un pò più a fondo "cosa spinge alla ribellione e cosa si ottiene con lo scontro fisico".
Non sono naturalmente nè una sociologa nè una psicologa per determinarne le cause, ma da semplice osservatrice posso dire che - e mi sembra chiaro - ci sono delle sofferenze giovanili che portano ad abbracciare una fede: il calcio è una fede come la religione e la politica.
Il mio maestro, Pio Baldelli - grande sportivo - mi diceva sempre che dallo sport si capisce il malessere sociale. Non mi sento opinionista ma sono concorde a lui come "comunicatore sociale", mi permetto di darmi questo titolo dopo venti anni di attività con i giovani come rappresentante di una associazione socioculturale.
Mi viene da riflettere - e non da commentare - sulla insoddisfazione giovanile e la ricerca di confronto sociale che può anche sfociare in scontro o "ribellione di piazza". Altra riflessione "Come spiegare l'arma facile...." anche questo - secondo il mio punto di vista - è dovuto alla non preparazione delle Forze dell'Ordine e alla facile fiducia verso lo Stato che vuole la repressione (come atto di forza), e del "Tanto poi si copre tutto" per il bene e la sicurezza, ma dall'altra parte c'è la sfiducia totale verso lo Stato.
Cercare le cause per evitarne gli effetti non è semplice, solo quando ci scappa il morto ci troviamo di fronte a questo dilemma: chi ha iniziato per prima a fare un atto inconsapevole? Naturalmente la morte ci mette subito a contatto con il "perché". E ancora "di chi è la colpa delle forze dell'ordine o dei giovani"? Interroghiamoci un pò più a fondo "cosa spinge alla ribellione e cosa si ottiene con lo scontro fisico".
Non sono naturalmente nè una sociologa nè una psicologa per determinarne le cause, ma da semplice osservatrice posso dire che - e mi sembra chiaro - ci sono delle sofferenze giovanili che portano ad abbracciare una fede: il calcio è una fede come la religione e la politica.
Il mio maestro, Pio Baldelli - grande sportivo - mi diceva sempre che dallo sport si capisce il malessere sociale. Non mi sento opinionista ma sono concorde a lui come "comunicatore sociale", mi permetto di darmi questo titolo dopo venti anni di attività con i giovani come rappresentante di una associazione socioculturale.
Mi viene da riflettere - e non da commentare - sulla insoddisfazione giovanile e la ricerca di confronto sociale che può anche sfociare in scontro o "ribellione di piazza". Altra riflessione "Come spiegare l'arma facile...." anche questo - secondo il mio punto di vista - è dovuto alla non preparazione delle Forze dell'Ordine e alla facile fiducia verso lo Stato che vuole la repressione (come atto di forza), e del "Tanto poi si copre tutto" per il bene e la sicurezza, ma dall'altra parte c'è la sfiducia totale verso lo Stato.
Lo Stato non siamo noi cittadini è un Ente virtuale e burocratico a cui noi dobbiamo sottostare (prigione, multe e repressione) e dove non esiste l'ascolto delle nuove generazione o del cittadino comune che ha problemi economici. Mi sento di affermare che tutti noi cittadini comuni (e parto anche dalla mia esperienza personale: mutuo, paure e insoddisfazione) abbiamo molti problemi di sopravvivenza come lo ha un extracomunitario che arriva nel nostro paese senza soldi e alla ricerca di qualcuno che lo aiuti. Noi cittadini siamo quasi nella stessa situazione: i disagi quotidiani ci portano ad evadere con lo sport o pensando ad altro.
Lo sport assolve il compito di non farci pensare, è una ubriacatura ma quando il bicchiere e colmo c'è il dopo sbornia e qui la rabbia e la violenza esplode.
Lo sport assolve il compito di non farci pensare, è una ubriacatura ma quando il bicchiere e colmo c'è il dopo sbornia e qui la rabbia e la violenza esplode.
Da ieri in "televisione" (nostro atto di fede è l'ascolto di questo potente mezzo di comunicazione, il nostro Dio attuale) tutti parlano di tutto ma nessuno fa una attenta analisi della sofferenza sociale, i nostri colleghi giornalisti (opinionisti, cronisti, ecc.) e i politici si ritrovano faccia a faccia e invece di andare oltre il "perché" si chiedono a chi scaricare le colpe e come fare a rispondere alla notizia. Ripeto la comunicazione non è questa, l'esasperazione va capita e fare l'autopsia di questo duemila (siamo solo all'inizio dei nostri problemi sociali?), bisogna quindi ricercare le cause vere e non la causa/effetto ovvero come abbattere e reprimere. Fa troppo comodo dire che che il problema è la sicurezza negli stadi e fuori. La crisi sociale va ben oltre lo sport.
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