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La solita Italia!

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L'Unione Europea ha bocciato il reato di clandestinità introdotto dal governo Berlusconi nel 2009. D’altronde non poteva essere altrimenti per una legge anticostituzionale che non prende in considerazione nemmeno i diritti umani. La pronuncia della sentenza dei giudici di Lussenburgo, non poteva arrivare in un momento più sbagliato. Non ci voleva all’Italia, la solita Italia, piena di controsensi e sbagli, essere ripresa per l’ennesima volta. In questa particolare situazione e fragile equilibrio in materia di immigrazione, con il caos dei migranti dal Nord Africa e alla vigilia di un voto amministrativo di forte rilievo. Infatti, è stato visto come un colpo basso dal governo, soprattutto se consideriamo che “il colpo” arriva da forze amiche. Eh già, proprio cosi! Perche è stata proprio l’Italia a chiedere la direttiva rimpatri, proprio attraverso la quale arriva il rimprovero. Il provvedimento nasce ufficialmente per rendere omogenee le disposizioni di rimpatrio e le condizioni di trattenimento dei clandestini nei centri d’accoglienza dei ventisette Paesi dell'Unione europea e con obiettivo di stabilire i requisiti minimi in assenza dei quali i Paesi possono chiudere le porte agli immigrati. È in conformità a questa direttiva, per esempio, che gli extracomunitari devono dimostrare di essere autosufficienti per restare in una nazione europea e che la Francia, oggi, vieta l’ingresso a quanti non dimostrano di avere un reddito minimo adeguato. Ci ricordiamo tutti come andò il discorso della direttiva, ma per rinfrescarci la memoria facciamo un breve riassunto. La direttiva fu per mesi al centro di roventi dibattiti. Troppo permissiva per le forze politiche più conservatrici favorevoli alla repressione dell’immigrazione clandestina, e invece dall’opposizione o quelli come me, lesiva dei diritti e della dignità umana, e pessima manovra per favorire l’integrazione e dannosa economicamente parlando (ma meglio evitare ora queste considerazioni). Insomma. dopo vari dibattiti, il compromesso arrivò e il testo fu approvato nel 2008. Come abbiamo visto tutti in questi ultimi mesi, la lega è una colonna portante di questo governo, e non si può assolutamente contraddire quindi è stato introdotto il reato di clandestinità con il pacchetto sicurezza del 2009, incrociando le dita e sperando che l’Ue non se ne accorgesse. Eppure, si trattava di una sconfitta annunciata. Come hanno rilevato i giudici europei nella sentenza del 28 aprile, l’Italia non ha ancora accolto nel suo ordinamento nazionale la direttiva europea del 2008, mentre il limite per farlo era il 24 dicembre 2010 ma siamo in ottima compagnia. Bruxelles ha scritto a ben venti governi ritardatari. Allora che facciamo? Poiché una direttiva acquista efficacia giuridica immediata, molti tribunali italiani avevano deciso di sospendere i casi di cittadini extra-Ue accusati di immigrazione clandestina in attesa del verdetto europeo, per questo sono state sospese le undici cause. Riepilogando: - che cos’è questa direttiva UE? Prima di tutto questa direttiva non prevede il reato di clandestinità, favorisce sempre la partenza volontaria dello straniero irregolare. Il trattenimento è autorizzato solo per sei mesi, estendibili a diciotto, in attesa del rimpatrio. E può avvenire solo in centri appositi, mai insieme a detenuti comuni, tutto il contrario di quello che prevede l’Italia (pena fino a quattro anni di reclusione e multa). Ed ecco qui l’altro problema … L’Ue non può abrogare una norma nazionale, quindi spetta all’Italia farlo. E questo può avvenire o per via parlamentare o attraverso la Corte costituzionale. In entrambi i casi, il percorso non è breve. Quindi, le migliaia di irregolari denunciati per clandestinità che ancora devono essere processati, saranno assolti giacché i giudici sono chiamati a non applicare la norma italiana, invece chi è stato già condannato in via definitiva (3.118 a fine gennaio) rimarrà in carcere fino a quando non si sa. In teoria, tutti potrebbero chiedere la revoca della sentenza di condanna per il reato d’immigrazione clandestina. Nella pratica, finché la norma italiana è in vigore, occorrerà molto tempo per vedere riconosciute le proprie ragioni. Chi resta in prigione potrebbe poi richiedere un risarcimento danni per ingiusta detenzione. Si comincia ad ipotizzare la strada del decreto legge per abrogare il reato di clandestinità, ma sarà una misura adeguata per il governo visto le elezioni imminenti? Staremo a vedere. Viviamo in Italia, dove tutto può succedere.

Rezarta Selam Eminaj -  DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 29 Aprile 2011 17:19 )  

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