L'edizione odierna de "il manifesto" riporta oggi, in un articolo a firma C. Amicucci, le ultime novità sulle malefatte dell'ENEL nel continente sudamericano. Questa volta si tratta di una diga in Colombia, sul fiume Magdalena, ennesimo progetto portato avanti " in barba alla popolazione e alla legalità". Sembra che in quest'ultimo caso alcune centinaia di abitanti della zona si siano accampati per protesta, nei pressi dei cantieri (realizzati, per conto di una controllata dell'ENEL, da un altra nostra vecchia conoscenza, la Impregilio). Le autorità locali, succubi delle prepotenze dei nostri pescecani, starebbero per sgomberare con la forza i dimostranti. Un appello in proposito starebbe girando anche su Facebook. Va ricordato che queste "imprese" sono sotto indagine persino in Colombia (paese che certo non è guidato da marxisti né da ambientalisti radicali). L'inquinamento provocato da questi lavori, è già causa di problemi per la popolazione residente, e l'impatto che avrà la diga, quando sarà realizzata, sulle attività di pesca e agricole della zona è sconosciuto (ma sarà sicuramente qualcosa di disastroso). Vorrei osservare che l'ENEL, nel continente Sudamericano si è già dimostrata "attività criminale" (si veda i miei articoli in proposito come ad es. http://www.deapress.com/opinioni-e-commenti/crimini-enel-in-patagonia ). Fino a quando il popolo italiano tollererà le continue malefatte -in "patria" e all'estero- dei soliti noti? Fino a quando permetteremo alla dirigenza dell'ENEL di credersi superiore ad ogni legge e a ogni morale?
Fabrizio Cucchi, DEApress
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