Si impone, oggi, una ridefinizione del termine “fascismo” alla luce della larghissima condivisione di cui taluni provvedimenti governativi – volti ad infondere insicurezza e paura del diverso, in modo da giustificare una svolta autoritaria –godono in tutto l’arco parlamentare;e in modo da riflettere sull’opportunità di una coordinazione tra le forze c.d. antifasciste.
Il problema da affrontare per primo è se si debba temere una riproposizione di modelli autoritari solamente da parte di quei gruppi che hanno già militato tra le fila del partito fascista o delle sue dirette filiazioni. O non sia più realistico considerare il silenzio-assenso dell’opposizione altrettanto complice della volontà di incrementare il controllo statale sulla popolazione. In questo secondo caso si dovrebbero considerare possibili assertori della necessità di uno stato forte, tutti gli appartenenti alla classe politica (per lo meno quella attualmente in carica). Ma, visto che i politici italiani hanno, quasi tutti, ripudiato il fascismo(se non altro per dovere imposto dalla costituzione), la forma di autoritarismo propagandata come unica cura ai mali della società, dovrebbe essere considerata altra dal fascismo mussoliniano. Resta il fatto che le strategie che la classe politica italiana sta adottando presentano i caratteri tipici dei regimi autoritari: le leggi sull’immigrazione che trasformano automaticamente l’immigrato in criminale punibile a norma di legge; leggi speciali annunciate cavalcando l’ondata xenofoba che la stessa politica fomenta con la complicità dei media; la mancata condanna, quando non il palese plauso nei confronti delle c.d. ronde che alcuni gruppi di cittadini organizzano per tutelare la sicurezza dei propri quartieri e che spesso degenerano in vere e proprie battute di caccia all’immigrato; il continuo lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti, volto a farci considerare le sempre più frequenti e sempre più violente azioni di intolleranza da parte di squadracce legate agli ambienti dell’estrema destra, come fossero delle ragazzate completamente slegate dal contesto politico sempre più intollerante dei vertici della destra di governo e non; l’insistenza da parte dei mezzi di comunicazione su notizie riguardanti i crimini commessi da stranieri,trascurando di informare sui soprusi di cui sono vittime e contribuendo alla sensazione di insicurezza diffusa. Tutti fattori che giustificano i provvedimenti liberticidi e la stretta autoritaria di cui sta facendosi promotrice la politica italiana. Dunque: limitazione della libertà, voglia di uno stato forte coi deboli e debole coi forti, militarizzazione del territorio, stato di polizia, repressione istituzionalizzata, razzismo e nazionalismo. Sono questi i fattori che, oggi, contraddistinguono la linea politica del governo e che sono colpevolmente avallate dalla blanda,quando non inesistente, opposizione.
Gli antifascisti che intendono combattere le manifestazioni di nostalgia verso il regime mussoliniano si limiteranno a, purtroppo non tanto sparute, riproposizioni dei vecchi simboli fascisti, diffusissime negli stadi ma politicamente, si spera, ininfluenti. Gli antifascisti che guardano con favore alla “dittatura del proletariato” vorranno cambiare colore allo sfruttamento di stato e niente di più.
Bisogna considerare fascista ogni manifestazione di violenza, di sopruso, di sudditanza economica e psicologica perpetrata da pochi a danno di molti; e l’antifascismo dovrebbe arginare ogni prepotenza, prima di tutto istituzionale, ed aspirare ad una società libera di autogestirsi, egualitaria, internazionale, libertaria.
Matteo Staglianò - DEApress
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