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Non ho mai visto tanti gatti in vita mia come in Marocco. Soprattutto bianchi rossi. Il rosso sembra sia un colore importante in questo Paese: lo si ritrova stranamente anche nella bandiera nazionale che si vede sventolare ovunque e che è appunta rossa, con una stella verde a cinque punte nel centro. Strana davvero la bandiera del Marocco: si addice più ad un movimento di liberazione dell'America latina piuttosto che ad un Paese consevatore e molto avverso ai movimenti di opposizione come questo.
In questo periodo il rosso è un colore dominante anche nel paesaggio: nei prati e nei campi di grano quasi maturo svettano i papaveri insieme a tanti bellissimi fiori selvatici che inebriano la vista quando dal finestrino dell'autobus cerchi di rubare tutte le immagini che la velocità del mezzo su cui si viaggia rende difficile da percepire.
Quando sei in autobus a volte vorresti che l'autista si fermasse e ti lasciasse magari scendere per dieci minuti per fare il pieno della natura, della verde morbidezza delle colline dove la neve fa ancora bella mostra di se insieme a quella ben piu' robusta che si vide sulle cime dell'Alto Atlante.
A volte pero' l'autista ti lascia davvero a terra, come è successo l'altro giorno quando, partita da Essouira per El Jadida, a circa 40 kilometri dall'arrivo ha comunicato alla sottoscritta e ad altre due passeggere che siccome eravamo solo in tre ad andare a El Jadida appunto, non gli conveniva portarci fin là visto che l'autobus era dirtto a Casablanca ed era anche in ritardo. Comunque il bigliettaio è stato onesto: una volta scaricate dall'autobus, ci ha messo su un grand taxi e ci ha pagato la corsa fino alla tanto agognata destinazione.
Ho lasciato quindi la ventosissima Essouira per El Jadida per poi approdare a Casablanca dove domenica sono stata resa partecipe del derby calcistico che vedeva affrontarsi le due squadre della città: Wydad e Raja, che come il giorno precedente in cui c'era un'altra grande sfida calcistica, del campionato spagnolo, Real Madrid-Spagna, ha visto una partecipazione di popolo (maschile, ovviamente) che ha monopolizzato tutti i bar della città dove c'era la partita in diretta TV.
Sarà forse perchè il Marocco è stato un protettorato francese, ma in questo Paese, i cafè in stile parigino, la fanno da padrone in tutte le città e villaggi.Si vedono tantissimi locali con i con tavolini e sedie all'aperto dove le persone sembrano non abbiano da fare nient'altro che stare a bere il caffè e a guardare chi passa. Peccato pero' che la clientela sia solo ed esclusivamente maschile. In Marocco il bar è un luogo solo per uomini.
A Casablanca c'è una moschea bellissima, sul mare, la terza piu' grande al mondo dopo quella della Mecca e di Medina, frutto dell'ingegno e della maestria dei migliori artigiani del Marocco, l'unica che da non musulmana ho potuto visitare. Peccato solo che porti il nome di Hassan II, l'ex re del Marocco, morto dieci anni fa e, mi sia concesso un latinismo, un grandissimo pezzo di merda. Uno che per decenni ha violato costantemente i diritti civili di questo popolo, incarcerando e facendo fuori gli oppositori al suo regime dittatoriale.
Quanti gatti ci sono in Marocco. E quanto amore e rispetto hanno i marocchini per questi animali.
Una volta ho letto in un libro: "nelle antiche civiltà i gatti erano adorati come dei. E questo loro non lo hanno mai dimenticato".
Se rinasco, voglio rinascere gatto. In Marocco.
Angela

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