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"Quel naso triste come una salita", il Tour 2024 parte da Firenze

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«Che ai francesi ancora gli girano», dice il Maestro.

Ma non è di Bartali che parliamo stavolta, bensì di Botescià - come lo chiamavano oltralpe -, il primo italiano a vincere il Tour de France, il primo a vincerlo indossando la maglia gialla per tutta la corsa, dalla prima all’ultima tappa, la quindicesima. Era il 1924 e, allo scoccar del secolo, gli organizzatori del Tour vogliono ricordare la duplice impresa del muratore friulano Ottavio Bottecchia dando il via, ancora una prima volta assoluta, dall’Italia e più precisamente da Firenze (che proprio oggi saluta l’elezione di Sara Funaro, la prima Sindaca della sua storia) con altre due tappe italiane (Cesenatico-Bologna, ad omaggiar Pantani, e poi Piacenza-Torino, sulle strade di Coppi) prima di rientrare in Francia, dove la Grand Boucle si concluderà il 21 luglio, con la cronometro individuale Monaco-Nizza.

Bottecchia 1923

Quest’anno Parigi val bene un’Olimpiade ed è off-limits così che il Tour deve accontentarsi di un epilogo inedito, probabilmente meno prestigioso ma che non mancherà di offrire il suo colpo d’occhio finale sulla Promenade des Anglais.

Niente a che vedere coi fasti di fine XIX secolo, oggi il lungomare nizzardo è una passeggiata abbastanza anonima, ridotta a un susseguirsi di attività commerciali insignificanti e uguali una all’altra mentre il centro città racconta poco di inedito a chi conosce decine di altre città rivierasche del Mediterraneo, che anch’esse si somiglian tutte, ma sarà probabilmente il passaggio sui capi tra il principato monegasco e il capoluogo del dipartimento Alpi Marittime a dare l’autentica atmosfera all’ultima tappa.

Ma torniamo alla partenza che sarà sabato prossimo, 29 giugno: che aria si respira a Firenze? Come procede l’attesa verso l’ennesima occasione di mettersi in vetrina?

Le tappe di avvicinamento sono di vario tipo, dalle preoccupazioni dei residenti per le inevitabili ripercussioni sulla vera ossessione dei fiorentini, il traffico automobilistico e la sua “libertà” (sic!), fino agli appuntamenti culturali come quelli proposti dall’Institut Français di Firenze con cartellone ampio (da domani martedì 25 al 29 giugno) tra film, letture, concerti, presentazioni di libri. Oggi, però, quello che più si vede in città sono i primi cartelli stradali per tranquillizzare gli automobilisti, le affiches gialle sagomate a forma di bici che segnalano le strade interessate al passaggio della carovana e, con un certo anticipo, i primi ciclisti (bici da competizione, tenute da pro e zaini/borsa a cavallo delle ruote posteriori) comparsi già in città a godersi l’atmosfera di lunga vigilia che porterà al Grand Départ 2024.

logo piccolo

Firenze, in questo senso, ha da offrire tutto il suo splendore e i turisti a due ruote si son già fatti fotografare sui lungarni, sotto le insegne gialle della corsa, malgrado il meteo inclemente che pure promette di migliorare nelle prossime ore e offrire la città al meglio. Lungo sarà anche il cerimoniale ufficiale della corsa con un fitto programma ad uso e consumo del pubblico festante (e degli sponsor, va da sé!): piazza Santa Croce, archiviata l’atmosfera machista e muscoloide del calcio storico, sarà la sede del Fan Park, sorta di luna park a tema che resterà aperto per gli appassionati da giovedì 27 a sabato 29; il quartier generale con annessa sala stampa è sistemato al Teatro del Maggio Musicale e aprirà a partire da mercoledì 26; il giorno dopo, giovedì 27, l’evento effettivamente un po’ più impattante sul traffico cittadino ovvero la presentazione delle squadre in gara che si svolgerà, con un serpentone da Palazzo Vecchio fino al Piazzale Michelangiolo, tra le 18.30 e le 20.

tappa piccola

Venerdì di relativa calma per poi arrivare al sabato e alla partenza vera e propria. Ma anche su questo aspetto, il dolce stil novo dello spirito polemico fiorentino ha già avuto modo di farsi sentire: «e perché partano dal Viola Park e non dalle Cascine?», «oh non era meglio una bella partenza da Piazza Signoria?!», «avranno voluto ingraziarsi la Viola, è chiaro», tali e tanti sono gli interrogativi che agitano gli animi ma che in fondo non fanno del male a nessuno.

Insomma, messe da parte tutte le considerazioni possibili, resta il fatto che alla fine le gare ciclistiche sembrano conservare quel loro spirito autenticamente popolare che le rende ancora una sorta di bonaria sagra paesana, alla quale il pubblico - dimentico degli aiutini chimici per gli atleti che sono ormai leggenda: Armstrong, uno per tutti, docet - dimostra di rimanere affezionato e irretito: il sudore dopo tutto autentico di chi pedala sulle strade dei grandi giri professionistici sembra ancora entrare in risonanza con la fatica di chi sgamba la domenica e si reca a bordo strada per veder passare la carovana: «è tutto un complesso di cose / che fa sì che io mi fermi qui».

E, allora: pronti? Via!

 

 

fonti fotografiche: wikipedia, ufficio stampa Tour de France.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 25 Giugno 2024 14:07 )  

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