DEApress

Saturday
Jun 15th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Il tatuaggio metropolitano

E-mail Stampa PDF

Foto di Silvana Grippi - Tatuaggio di un ex carcerato

 

Il tatuaggio è diventato una  moda 

 

Il tatuaggio oggi è un simbolo della moda giovanile mentre qualche anno fa era il segno distintivo di una comunicazione visiva che legava il soggetto al proprio corpo e che rappresentava un legame forte con la vita vissuta. Ultimamente i giovani vanno a farsi tatuare perché lo fanno gli amici. Provo a dare una spiegazione sociologica al fenomeno che sta avendo successo come metodo comportamentale.

i giovani del duemila non hanno più segni di riconoscimento, l'unico elemento distintivo è la propria immagine estetica, ance se per molti la formazione personale passa dal riconoscimento per ideologie o ancora per ricerca amicale per idee e passioni (sport, musica, politica, ecc.) . Ad esempio, ultimamente l'emergente è la nuova figura del/la palestrato/a che cura il suo corpo e  fa vedere dei muscoli (a volte gonfiati) con sopra dei beni disegni colorati (a volte dal costo eccessivo).

Da  dove nasce la voglia di vestire il proprio corpo? Il disegno corporale appartiene ad una logica sociale e che può fermare il ricordo  del periodo in cui è stato fatto ma può anche rappresentare un richiamo per l'altro simile con cui creare gruppo.

Dopo varie interviste a persone tatuate, giovani e meno giovani, mi sono resa conto che la tecnica di decorazione usata sia dall'uomo che dalla donna si rifà a pitture arcaiche oppure a scritte simboliche. Le spiegazioni del gesto sono differenti a seconda dell'appartenenza sociale.  La rappresentazione grafica corporale è diventata un bisogno di distinzione e tra i giovanissimi il legame con i simboli sono fortemente studiati. Un periodo storico di pace e tranquillità ha creato benessere, ed oggi questa caduta libera porta a differenze sociali di non facile lettura, studiarne la fenomenologia vuol dire cercarne le cause e la chiave di lettura  per vederne gli effetti sociali.

Tra i giovani, i valori e la scala dei bisogni sono stati sovvertiti e molto spesso si è verificato il bisogno di creare gruppi e sottogruppi per eccedere in tante cose (ad esempio: bere alcolici, mangiare troppo o troppo poco (anorressia e abulimia). droghe sintetiche, ecc.). Il bisogno di fare del male o farsi male, pare sia diventato un motivo per provare sensazioni nuove che con la famiglia protettiva e non proibitiva non ha potuto fare esperienze. L'esasperazione dei comportamenti con la ricerca di situazioni adrenaliniche con la musica, le bevute e la ricerca del pericolo sono parte integrante di un gregge urbano. La ricerca  della sofferenza e del dolore fisico sono da analizzare. Dunque il bisogno di sofferenza e di appartenenza ad una cultura urbana che è simile a quella primitiva e che oggi si può definire cultura tribale/metropolitana. I giovani si stanno vestendo di accessori futili ma per la maggioranza  invece rappresenta la propria forza sociale e questo è diventato moda con modalità costose a seconda dell'uso del colore, ma pur sempre dolorosa e pericolosa.

Alcuni cenni storici: Tatau, viene dal polinesiano e oggi il Tatoo è la persona che dipinge con gli aghi. Quindi questa moda parte come tradizione delle tribù aborigene che dovevano distinguersi da villaggio a villaggio. Ho incontrato nel Sudan popolazioni Dinka, Shilluk ed altri che nel loro viso portavano segni ben distinti. Poi, ad alcune donne del Mali ho chiesto il significato dei suoi segni e mi hanno risposto che nel loro villaggio le ragazze con quel segno erano più belle perché infibulate e quindi volevano distinguersi (o lo voleva la famiglia...) i meccanismi di scelta sono tanti e poi ho visto i segni della croce sulla fronte nelle donne eritree e ancora in altri luoghi come i tatuaggi con l'henna in Africa molto in voga per i matrimoni e le feste, altra popolazione che usa i segni  mistici sul corpo che servono per avvicinarsi agli astri e comunicare con il passato, e così via. A Firenze invece il primo Tatoo che ho fotografato negli anni ottanta mi ricevette nel suo salone di barbiere dove clandestinamente in Via dei Macci aveva il suo laboratorio. Ecco!  da allora ho seguito questi fenomeni ed oggi è talmente diffusa che ogni giovane ha il suo piccolo tatuaggio. Quindi una tecnica impiegata in  moltissime culture, sia antiche che contemporanee che a seconda degli ambiti rappresenta una carta d'identità che accompagna la vita dell'individuo/a, come un rito di passaggio che accompagna i giovani nel transito verso la vita di adulti. Nell'antico Egitto, per esempio aveva credenze terapeutiche, ricordiamo il ritrovamento sulla Mummia del Similaun (3300 a.c.) ritrovata in Italia nel 1991 (Alpi) e poi l'uomo di Pazyryk ritrovato nell'Asia centrale con tatuaggi animali piuttosto complessi e difficili da decifrare. L'Egitto e l'antica Roma, crocevia di civiltà, avevano sviluppato moltissimo il tatuaggio ma poi l'imperatore Costantino, convertitosi nel cristianesimo, lo vietò attraverso i salmi "non fatevi incisioni nella carne per un defunto, né tatuaggi nel corpo..."  anche se i cristiani continuarono a tatuarsi sulla pelle i loro simboli religiosi nei paesi dove era vietato, per marcare la loro identità spirituale. Nei santuari per affermare la visita in quel luogo (a Loreto in particolare) nel Medioevo torno di moda. Ancora oggi la pratica del tatuaggio è diffusa tra i copti (croce copta), mentre tra i musulmani e gli ebrei è vietato il tatuaggio permanente con inchiostro o materiale che lascia traccia.  I contadini egiziani (usanza tramandata) e i nomadi sciiti hanno l'usanza di fare dei piccoli cerchi e sottili linee verticali, sul mento e sulle due sopracciglia nei bambini belli per allontanare gli spiriti cattivi (maligni) quindi come scaramanzia contro l'invidia che potrebbe fare del male si allontanano con i colori scaramantici per eccellenzia come l'azzurro (usato fin dai tempi dei Faraoni).

In Africa ancora oggi viene usato un pigmento organico di color rosso-amaranto, ricavato dalla pianta della "Lawsonia inermis", "Henna" in arabo. Nella tradizione araba e anche in quella indiana sono le donne a tatuarsi - le mani, i piedi comprese a volte anche gli arti inferiori e superiori - con l'henna mentre molte spose vengono completamente tatuate per la loro prima notte di nozze, infatti la sera prima delle nozze viene chiamata "Lelet al Henna" (la notte dell'henna). I tatuaggi d'henna sono estremamente decorativi, quasi sempre con motivi floreali stilizzati; quelli molto elaborati finiscono per sembrare delle opere d'arte che hanno la durata media di qualche settimana di vita. Gli uomini musulmani, specialmente i fervidi praticanti sunniti, usano l'henna per tingersi i capelli, la barba, il palmo delle mani e dei piedi; agli uomini non è consentito fare tatuaggi decorativi neanche con l'henna. Altri popoli che svilupparono propri stili e significati furono quelli legati alla sfera oceanica, in cui ogni particolare zona, nonostante le similitudini, ha tratti caratteristici ben definiti. Oltre ai Maori, le genti del monte Hagen, giapponesi, cinesi e gli Inui anche se praticamente ognuno aveva suoi caratteristici simboli e significati.

Nella zona europea il tatuaggio venne reintrodotto dopo le esplorazioni oceaniche del XVIII secolo, che fecero conoscere gli usi degli abitanti dell'Oceania. Alla fine del XIX secolo l'uso di tatuarsi si diffuse anche fra le classi aristocratiche europee, tatuati celebri furono, ad esempio, lo Zar Nicola II e Sir Winston Churchill.  Cesare Lombroso, criminologo, ritenne, in un'epoca di positivismo, che il tatuaggio fosse segno di personalità delinquente. La pratica del tatuaggio era diffusa già nell'Italia preistorica come testimonia la mummia di Oetzi, i cui resti sono stati rinvenuti nel ghiacciaio del Similaun nel 1992. Le testimonianze sull'effettiva continuità della pratica del tatuaggio sono sporadiche: Plinio e Svetonio testimoniano che gli schiavi romani venivano marchiati con le iniziali del proprio padrone o, nel caso fossero stati sorpresi a rubare, erano marchiati a fuoco sulla fronte. Lo stesso supplizio venne inflitto ad alcuni martiri cristiani, come Teofane e Teodosio. I soldati romani invece, furono influenzati dalle usanze dei Britanni, con i loro corpi dipinti, e dei Traci, feroci gladiatori spesso tatuati come testimonia Erodoto, al punto che i legionari iniziarono tatuarsi il nome dell'Imperatore, sebbene la pratica fosse malvista dalle autorità. Il fatto che Costantino nel 325 d.c. abbia proibito il tatuaggio sul viso ai cristiani di tutto l'Impero Romano perché ”deturpava ciò che era stato creato ad immagine di Dio” fa pensare che ci fosse l'abitudine da parte dei primi cristiani di marchiarsi per testimoniare la propria fede. Il tatuaggio venne definitivamente proibito da Papa Adriano I nel 787 durante il Concilio di Nicea e tale veto venne ribadito da successive bolle papali e questa pratica scompare in ogni cronaca del tempo. Nonostante il divieto ufficiale, l'abitudine a segnare indelebilmente il corpo rimase clandestino, soprattutto nelle classi meno abbienti, fra i soldati e in alcuni luoghi di culto cristiani. Fino alla metà degli anni Cinquanta, esistevano i frati marcatori, ovvero frati che incidevano piccoli segni devozionali fra i pellegrini. I segni tatuati nel Santuario di Loreto venivano effettuati sui polsi o sulle mani ed erano simboli cristiani o soggetti “amorosi”: i primi, inizialmente molto semplici come una croce o come la rappresentazione delle stigmate, si fecero via via sempre più complessi come la stilizzazione della stessa Madonna di Loreto, simboli del proprio ordine religioso, oppure segni marinareschi poiché i marinai erano i primi difensori della costa adriatica contro gli invasori turchi. Gli attacchi dei pirati inducevano anche gli abitanti della costa a tatuarsi segni cristiani poiché, in caso di morte violenta, sarebbero stati riconosciuti come fedeli e dunque sepolti in terra consacrata. I tatuaggi a carattere “amoroso” erano invece effettuati dalle spose come promessa a Dio e augurio e contemplavano soggetti come due cuori trafitti, frasi o il simbolo dello Spirito Santo. Anche le vedove si tatuavano, in ricordo del defunto, soggetti come il teschio con le tibie incrociate, il nome del morto o la frase “memento mori”. L'inizio della tradizione dei marcatori di Loreto non ha date precise ma si hanno testimonianze di questa pratica già alla fine del XVI secolo. Spesso anche i Crociati o i pellegrini in visita al Santo Sepolcro di Gerusalemme usavano tatuarsi simboli cristiani poiché, nel timore di essere assaliti e spogliati di ogni bene, anche oggetti sacri, potessero garantirsi una sepoltura in terra sacra.

Dinka e shilluk (allevatore del nilo bianco) hanno la fronte solcata, poco più in alto delle sopracciglia, con una fila regolare di piccole escrescenze ben distanziate le une dalle altre che arrivano fino alle tempie, come grani di rosario. 

Il tatuaggio riapparve nella seconda metà del XIX secolo, con la pubblicazione, nel 1876, del saggio L'uomo delinquente di Cesare Lombroso che metteva in stretta correlazione il tatuaggio e la degenerazione morale innata del delinquente: il segno tatuato è fra quelle anomalie anatomiche in grado di far riconoscere il tipo antropologico del delinquente. Il delinquente nato mostra specifiche caratteristiche antropologiche che lo avvicinano agli animali e agli uomini primitivi e l'atto di tatuarsi di criminali recidivi è sintomo di una regressione allo stato primitivo e selvatico. L'uomo delinquente però è anche un catalogo approfondito di tutte le tipologie di tatuaggio che potevano essere reperite all'epoca: il saggio è ricco di descrizioni di tatuaggi e delle storie degli uomini che li portano, soldati ma soprattutto detenuti, criminali e disertori, fornendo così un ampio squarcio sulle usanze del tempo. Lombroso cataloga i tatuaggi in segno d'amore (iniziali, cuori, versi); simboli di guerra (date, armi, stemmi); segni legati al mestiere (strumenti di lavoro, strumenti musicali) animali (serpenti, cavalli, uccelli); tatuaggi di soggetto religioso (croci, Cristi, Madonne, Santi). In seguito alla diffusione delle teorie di Cesare Lombroso, il tatuaggio subisce un'ulteriore censura ed è per questo che, contrariamente ad altri paesi occidentali, non nascono studi e botteghe professionali fino alla fine degli anni '70. Malgrado ciò il tatuaggio viene praticato sia in alcuni luoghi specifici che presso le famiglie aristocratiche, tra cui spiccano i Savoia e i D'aosta. Fra questi Amedeo di Savoia-Aosta eroe di Amba Alagi, Aimone di Savoia re di Croazia e sua Moglie Irene di Grecia, Elena di Francia moglie di Emanuele di Savoia-Aosta, Vittorio Emanuele, Maria Beatrice e Maria Gabriella figli di Umberto II di Savoia. Dalla fine degli anni '60 - inizio anni '70 in poi la cultura del tatuaggio ha conosciuto una progressiva diffusione, prima nelle sottoculture giovani hippy e fra i motociclisti e poi ha conquistato lentamente ogni strato sociale e ogni fascia d'età. Fra gli anni '70 e gli anni '80 si affacciano sulla scena italiana i primi tatuatori professionisti, artisti pionieri della tattoo art in questo paese: a Milano Gian Maurizio Fercioni che apre il suo Queequeq Tattoo in zona Brera nel 1970; Mino Spadaccini, che apre il suo primo studio, sempre a Milano, nel 1971; Gippi Rondinella che inizia con il Tattoo Art Studio di Fregene e poi, nel 1986, fonda a Roma il primo studio della città, il Tattooing Demon Studio; Ciccio Panzacchi che lavora a Bologna fin dagli anni '70; Tommaso Buglioni, Tom Tattoo, ad Ancona, attivo fin dal 1982 e collaboratore dell'iniziativa editoriale “Il Segno di Caino” con Gippi Rondinella nel 1985, che apre il suo studio su strada nel 1987; a Bologna Marco Leoni, che poi si trasferirà a San Paolo dove aprirà, nel 1980/81 un tattoo studio con Ciccio Panzacchi, e Marco Pisa; Giorgio e Nando Marini a Torino. La prima tattoo convention internazionale italiana si tenne a Roma, ai Mercati Traianei nel 1985 organizzata (con il patrocinio di Renato Nicolini e l'Assessorato alla Cultura di Roma) da Simona Carlucci,Giorgio Ursini Ursic (dello Studio i) e Don Ed Hardy; da quell'esperienza nacque il testo “Dall'asino alla zebra”. A quel raduno internazionale parteciparono i massimi esponenti del mondo del tatuaggio di allora, da Kandi Everett a Horiyoshi III e Don Ed Hardy.

Le tecniche

La tecnica più in uso sta nell'incidere la pelle ritardandone la cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente chiamata scarnificazione) dove vengo iniettate sostanze coloranti nelle ferite con aghi di varie misure. Tra gli Inuit erano in uso  degli aghi d'osso da far passare attraverso la pelle un filo coperto di fuliggine (la china, che artigianalmente e impropriamente si adopera per lo scopo è in fin dei conti una sospensione acquosa di fuliggine). Nelle zone oceaniche (Polinesia, Nuova Zelanda) il tatuaggio veniva eseguito tramite i denti di un pettine di osso che fermato all'estremità di una bacchetta (formando così uno strumento di forma simile a un rastrello), e battuto tramite un'altra bacchetta, foravano la pelle introducendo il colore ottenuto dalla lavorazione della noce di cocco. I giapponesi, con la tecnica detta "tebori", usano ancora sottili aghi metallici e pigmenti di molti colori, ed introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso. La tecnica giapponese prevede che gli aghi, fissati all'estremità di una bacchetta che viene fatta scorrere avanti e indietro (di forma simile a un sottile pennello), siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con minor violenza rispetto alla tecnica polinesiana, ma comunque in modo abbastanza doloroso. In Thailandia e Cambogia è in uso una tecnica, simile a quella giapponese, nella quale vengono utilizzate una diversa posizione delle mani del tatuatore e una bacchetta di lunghezza maggiore. L'angolo di introduzione degli aghi nella pelle è meno obliquo rispetto alla tecnica giapponese, ma il movimento della bacchetta è meno vigoroso. Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite una macchinetta elettrica, cui sono fissati degli aghi in numero vario a seconda dell'effetto desiderato; il movimento della macchinetta permette l'entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel derma. La tecnica americana (che è diventata la tecnica occidentale) che ricorre alla macchinetta elettrica ad aghi, determina sensazioni calde, vibranti, ma non eccessivamente dolorose, in alcuni casi più' che dolore può essere definito un forte fastidio ma è dipendente comunque dalla sensibilità al dolore del soggetto e dalla zona corporea interessata. La componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania. In alcuni contesti l'esperienza del dolore è fondamentale, in quanto avvicina l'individuo alla morte e la sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei suoi confronti e si potrebbe anche dire che i giovani non hanno molte sofferenze quindi se le procurano. Oltre all'esperienza del dolore c'è anche la perdita di sangue che è l'indicatore per eccellenza della vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa simulare una morte simbolica.Tuttavia, la perdita di sangue durante il tatuaggio è presente in tutte le tecniche che prevedano un'incisione indelebile, è quindi presente anche se in misura contenuta nella tecnica americana con macchinetta elettrica (di cui si dice che è indolore). Tra le sostanze coloranti più usate: cinabro (usato per il rosso), cromossido (per il verde) e cobalto (per il blu) o polveri fini di minerali,oro e argento. Il trattamento più diffusamente usato per la rimozione dei tatuaggi è di tipo chirurgico e il metodo con migliori risultati per la rimozione di essi è tramite laser. Trattamenti alternativi possono essere la demoabrasione o la crioterapia.

A tutto ciò ha quindi mi sono data una risposta - non esauriente - e probabilmente stupida e personale: il nuovo "giovane" si colloca nella metropoli urbana o in altri luoghi come un guerriero moderno che si prepara alla futura lotta con la vita attraverso il  dolore e il piacere. In mancanza di valori, la società crea nuovi valori o falsi valori,  quindi la contemporaneità non ci da una chiave di lettura immediata. Il giudizio è sospeso e lo rimandiamo alle prossime generazioni!.

  

 

Share

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Luglio 2012 18:29 )  

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

Silvana Grippi . 15 Giugno 2024
FESTIVAL MEDAMIX 2024 PROGRAMMA dei premiati  Apertura mostra 19 giugno 2024 dalle 20,30   Due serate con Moreno Torricelli presenta Fabrizio Pieraccioni  - Avventure nel mondo MERCOLEDI   19 ore 20.30 –&nb...
Antonio Desideri . 14 Giugno 2024
Scandicci, auditorium del centro Rogers, venerdì 14 giugno. Legambiente organizza il Forum Mobilità per ragionare concretamente su come immaginare e realizzare modi di spostarsi differenti e, soprattutto, sostenibili sia per l'ambiente che per la qua...
Silvana Grippi . 14 Giugno 2024
Una donazione per continuare a informare, formare  e publicare in modo libero indipendente e senza pregiudizi   Attraverso la dichiarazione dei redditi è possibile devolvere una quota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF...
DEAPRESS . 13 Giugno 2024
Riceviamo e pubbichiamo Giovedì 13 giugno alle ore 19.30 sarà ospite del GF Cupolone Alessandro Cinque, fotoreporter italiano di fama internazionale. Abbiamo avuto la fortuna di "intercettarlo" nei pochi giorni in cui si fermerà a Firenze e a prop...
Fabrizio Cucchi . 12 Giugno 2024
Venerdì prossimo, alle 17.30 di fronte alla chiesa di San Miniato al Monte (a Firenze) partirà una manifestazione che terminerà in piazza Indipendenza, dove, da circa una settimana, un gruppo di lavoratori della ex-GKN è in presidio permanente (con...
Silvana Grippi . 11 Giugno 2024
Addio al cuoco Jean Michel Carasso. E’scomparso dopo una lunga malattia, Jean Michel Carasso, cuoco, scrittore, grande conoscitore delle cucine del mondo. Nato nel 1945 nel 1945 nel Congo Belga (quella che oggi è la Repubblica Democratica del ...
Silvio Terenzi . 11 Giugno 2024
Walter Perri“Dottor Perri & Mister Singer” ASCOLTA IL NUOVO DISCO su SPOTIFY Walter Perri mi conduce ad un ascolto che sembra in bilico nel tempo, echi di tantissime cose che ho amato e che inevitabilmente finiscono poi per farmi restare entu...
Antonio Desideri . 10 Giugno 2024
Interessante pamphlet questo Contro l'automobile, che si legge in un soffio e mette in moto una serie di riflessioni magari utopiche (e finalmente!) ma decisamente profonde e “rivoluzionarie” rispetto alla vulgata comune che sentenzia l'automobile co...
Silvana Grippi . 10 Giugno 2024
Ex GkN Ancora sciopero della fame. In piazza Indipendenza a Firenze va avanti lo sciopero della fame e l'accampamentio degli operai della ex Gkn. Il Comune di Campi fa sentire la sua vicinanza alla lunga vertenza che vede circa 140 tute blu senza st...

Galleria DEA su YouTube