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Le convergenze parallele sulla nuova pista di Peretola

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Dopo un attesa che pareva interminabili la regione Toscana ha presentato la variante al Pit che definirà il futuro della piana fiorentina e dell'aeroporto di Firenze. Il presidente Rossi ha elencato una serie di opere da finanziare con 500 milioni di euro. I progetti prevedono 150 ettari di nuovi alberi, sistemi di abbattimento degli inquinanti emessi dalle industrie, impianti di teleriscaldamento e fotovoltaici, nuove coppie di treni sulla tratta Firenze-Pistoia, studi di fattibilità per la tranvie verso Sesto e Campi, aiuti ai giovani agricoltori, limite di velocità a 100 km/h sulle autostrade che attraversano centri abitati, tutela delle aree umide e delle zone archeologiche. Questi interventi garantiranno un abbattimento di tutti gli agenti inquinanti tra i quali la CO2 (-16 mila tonnellate) e la PM10 (-10 tonnellate).

La questione più spinosa, che ormai da svariati anni sta infiammando gli animi della piana, riguarda però l'aeroporto. A fronteggiarsi due schieramenti agguerriti: da una parte il comune di Firenze che sostiene la realizzazione di una nuova pista, più lunga e parallela all'autostrada, e dall'altra parte i comuni della Piana e la Provincia che invece si oppongono all'espansione dell'aeroporto e, se fosse possibile, ne auspicherebbero anche la chiusura. In mezzo a queste due linee di pensiero parallelo che mai si incontreranno si trova il presidente della Toscana, chiamato allo sforzo immane di trovare una convergenza. Dopo mesi in cui i cittadini toscani sono stati costretti a sorbirsi le idiozie pronunciate da vari politicanti che si improvvisavano tecnici aeronautici, Rossi si è deciso a fare Politica, prendendo le decisioni sulla base di dati tecnici e scientifici e non sulle ideologie. E così è stato costretto ad ammettere che la pista migliore, sia dal punto di vista tecnico che ambientale, è quella orientata parallelamente alla A11. Con questa scelta si azzera quasi del tutto il numero di persone disturbate dai rumori sopra i 60 dB, si può aumentare il numero di passeggeri e gli aeroporti raggiungibili da Firenze e si diminuiscono i voli dirottati a causa del vento; il tutto mantenendo l'inquinamento al livello precedente, ovvero decine di volte inferiore a quello provocato dai veicoli e dai vetusti impianti di riscaldamento circostanti (di cui nessuno però parla). Queste affermazioni sono provate dal malloppo di dati Arpat allegato alla variante. Se si vuole aumentare gli investimenti stranieri e i posti di lavoro sul territorio tramite lo sviluppo aeroportuale della Toscana l'unica soluzione è la pista parallela. Tutte le soluzioni alternative, dall'allungamento a quella obliqua, di cui parlava chi voleva solo perdere tempo, non meritavano nemmeno di essere prese in considerazione. L'altra unica e logica opzione è quella di chiudere lo scalo e creare un collegamento ad altissima velocità che colleghi Firenze a Pisa in meno di 30 minuti. Ovviamente c'è la terza via, quella secondo la quale sviluppo e lavoro non si debbano ottenere tramite l'aumento della capacità aeroportuale di Firenze ed ha pari dignità delle altre due. Poiché tra i politici toscani non si trovano teorici della decrescita, questa terza via evidentemente non può essere accettata da nessuno di loro, riducendo le opzioni possibili alle prime due. Tra pista parallela e chiusura di Peretola con AV per Pisa la regione ha però scelto la prima senza mai valutare seriamente la seconda ipotesi. Ora spetterà a Rossi dimostrare la bontà della sua decisione. A Firenze, eccetto l'opposizione di sinistra, sono tutti entusiasti della pista parallela, a partire dal sindaco Renzi che ieri in consiglio comunale ha ringraziato Rossi e ha auspicato un nuovo futuro per l'area di Castello, con meno cemento e un prolungamento della tranvia che vada da Peretola a Sesto Fiorentino. Uno scenario certamente auspicabile che per ora si limita ad essere solo un bel sogno visto che non si riesce nemmeno a far partire i lavori per la linea tranviaria che va dal centro della città all'aeroporto. Ma questa è un'altra storia..


05/03/13

Cosimo Biliotti

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