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Rifugiati - Progetto P.A.C.I.

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Manifestazione dei rifugiati a Firenze

Siamo i rifugiati e le rifugiati che vivono nel centro Polifunzionale Progetto P.A.C.I., gestito dalla Cooperativa CO&SO. In questo posto "sentiamo" che ci fanno sentire diversi. Se anche veniamo da lontano, abbiamo lo stesso sangue degli altri. Siamo esseri umani!

Vogliamo sentirci come si sentono gli altri e come trovano fra di loro ripetto, vogliamo un rispetto anche noi, perché loro che lavorano qui non ci rispettano, ci trattano come poveri, ignoranti, poco intelligenti.

Qui in questo centro: quando suoniamo al campanello ti dicono vai davanti alla telecamera, bisogna conoscere la tua identità, se ti sposti anche un centimetro non aprono. Dobbiamo passare quattro porte con la telecamera, se c'è un guasto elettronico o al computer, che succede? Rimaniamo fuori?

Le uscite di emergenza sono chiude con lucchetto, si può uscire soltanto dalla portineria. Se succede qualcosa, ad esempio un incendio, moriamo dentro?

Le stanze sono molto grandi e i riscaldamenti molto piccoli e a volte non funzionanno, li spengono quando vogliono, quindi c'è sempre freddo. Nei bagni c'è acqua fredda e l'acqua calda solo per poche ore al giorno.

Nelle stanze dormono otto persone, è un problema per la salute, se qualcuno prende una malattia infettiva la attacca a tutti. Ci sono quasi dieci stanze vuote e chiuse. Perché? In questo centro ci sono anche famiglie, con figli/e grandi che dormono insieme.

La sala mensa apre alle 07:30 di mattina, i bambini invece vanno a scuola la mattina alle 07:00, quindi senza colazione.

Nelle stanze non ci sono prese elettriche, sono fuori dalle stanze nella sale comuni, chi vuole caricare il telefono deve uscire dalla stanza.

Nell'abitazione non ci sono lavatrici per lavare i vestiti e noi non  accettiamo di portare i nostri vestiti fuori dal centro.

Ci sono altri problemi gravi:

1. Non sono uguali per tutti le regole per uscire dal progetto.

2. Il pocket money è solo di 60 euro al mese e se non stai dietro a quello che vogliono loro te lo levano.

3. Ci sono mediatori che non capiscono e che noi capiamo.

4. Vogliamo capire le regole messe dal progetto P.A.C.I. e quelle messe dal Ministero.

5. Quando chiediamo di cambiare qualcosa ci rispondono "qui non è terra vostra, siamo in Italia, se vuoi quello che vuoi vai al  tuo paese". Quando protestiamo ci dicono "sei venuto qui e questa è terra d'Italia, qui non c'è la guerra, vuoi fare la guerra torna al tuo paese che c'è guerra".
Quando chiediamo spiegazioni i responsabili rispondono con la faccia arrabbiata e con la minaccia. Dovete sapere che il vostro lavoro non è quello di fare male a noi, ma di essere qua per noi e aiutarci a realizzare i nostri obbiettivi.

Quel posto non è un centro di accoglienza, è un carcere. Non siamo venuti qui per stare in carcere, chiediamo una vita normale. Noi siamo venuti qui a vivere, non a morire, siamo scappati dalla guerra per vivere in pace.

Chiediamo di avere le nostre libertà personali!

Invitiamo i responsabili, Comune, Regione, Questura e tutta la gente che vive a Firenze ad esaminare questo problema e venirci incontro per risolverlo insieme. Vi aspettiamo qui per discutere insieme quando volete.

Vi ringraziamo per tutto quello che farete per noi, nonostante tutto ci sentiamo parte di questo terra.

                                                                      I rifugiati e le rifugiate del progetto P.A.C.I

                                                                                                 Firenze, 14/02/2013

 

 

  

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 23 Marzo 2013 13:25 )  

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