“Però, sentiamoci uno di questi giorni, non perdiamoci di vista” vi dice il vostro ormai ex-coinquilino che si trasferisce altrove, sulla porta di casa, gli ultimi scatoloni sottobraccio.
E voi già sapete che non lo rivedrete mai più.
Si chiamano convenevoli: affermazioni di circostanza che si pronunciano sul momento, nella pacifica e unanime consapevolezza che non avranno alcun seguito reale.
Un po' come la “stabile organizzazione” che la Fiat lascia in Italia, dopo aver annunciato il trasferimento della sede legale ad Amsterdam e quella fiscale a Londra in seguito alla fusione col gruppo Chrysler.
“È la globalizzazione, baby”: questo in estrema sintesi il messaggio che Sergio Marchionne, ormai arcinoto amministratore delegato della casa automobilistica italiana, continua a propinare da anni a chi si mostra scettico sulla sua politica aziendale.
E così ecco sorgere, dalle ceneri di due dei colossi automobilistici più agonizzanti del pianeta, la futuristica Fiat Chrysler Automobiles, o semplicemente Fca (e non serve un genio per capire che questo acronimo non può essere stato pensato per gli italiani).
“Da cinque anni abbiamo lavorato caparbiamente per questo risultato, che è il più importante della mia carriera”, ha affermato Marchionne. Rivediamoli, allora, questi cinque anni.
È necessario infatti ricostruire i passaggi della politica aziendale di Marchionne per intravedere il “fil rounge” che la caratterizza.
Innanzitutto la necessità di aprire al mercato brasiliano per preservare la produzione industriale italiana, salvo poi delocalizzarla in Serbia, garantendo comunque la funzione direttiva e amministrativa torinese, che però dopo la fusione col partner statunitense risulta – diciamocelo - una scelta provincialotta e anche un po' arrogante.
Quindi la sede legale è stato ovviamente necessario dirottarla in Olanda, quella fiscale in Inghilterra.
Chiaro, no?
Certo, alcuni dettagli potrebbero essere approfonditi maggiormente, ma l'alta finanza globalizzata mica si può spiegare tutta in un minuto, e poi gli scatoloni che Marchionne regge sottobraccio, già sulla porta, sembrano molto pesanti (forse contengono i circa 100 miliardi di euro elargiti a fondo perduto dallo stato italiano dal '75 a oggi alla Fiat per preservare l'occupazione italiana); meglio lasciarlo andare.
Tanto ci risentiamo uno di questi giorni.
Stefano Campo/DEApress
http://www.ilgiornale.it/news/ecco-chi-ha-dato-100-miliardi-euro-fiat.html
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