
I 130 morti di Parigi del 13 novembre 2015 sono stati uccisi mentre stavano svolgendo una normale attività da cittadini occidentali. Non se la erano "andata a cercare". Non avevano disegnato vignette blasfeme, non erano andati in vacanza in resort di lusso a poche centinaia di metri da una baraccopoli del nord Africa. Erano persone qualsiasi che facevano cose qualunque e per questo ciascun occidentale si è sentito colpito. Tale ondata di commozione merita di essere seguita da un percorso di comprensione e analisi di cosa sta accadendo nel mondo, in particolare nel Medio Oriente, lo scacchiere dove si stanno focalizzando le maggiori attenzioni in quanto scenario di guerra e origine della minaccia che è in grado di colpire il mondo occidentale direttamente al cuore.
Iraq: a sud si affaccia sul golfo Persico e si sviluppa lungo il i fiumi Tigri ed Eufrate fino a raggiungere i deserti al confine con la Siria e le montagne del nord al confine con la Turchia. L'etnia è a maggioranza araba con una grande minoranza curda. Dal punto di vista religioso è divisa tra mussulmani sciiti a sud, che sono la maggioranza, e mussulmani sunniti a nord.
Iran: si trova ad est dell'Iraq ma confina a nord con la Turchia. Si affaccia a sud sul golfo Persico. L'etnia è a maggioranza persiana, quindi indoeuropea e non araba, e di religione mussulmana sciita.
Arabia Saudita: confina a nord con l'Iraq ed è bagnata dal golfo Persico e dal Mar Rosso ma non ha sbocchi sul Mediterraneo. L'etnia è araba e la popolazione è di religione mussulmana sunnita.
Turchia: é un ponte verso l'Europa e il Mediterraneo e confina a sud con Sira e Iraq e a est con l'Iran. L'etnia è in maggioranza turca e la popolazione è di fede mussulmana sunnita ma al suo interno ha una consistente minoranza curda.
Libano: si affaccia sul Mediterraneo e confina con Siria e Israele. L'etnia è a maggioranza araba. La religione è estremamente variegata visto che nel paese sono presenti grandi comunità di cristiani e di mussulmani sia sunniti che sciiti. Importante la presenza dell'organizzazione politica e militare Hezbollah, di confessione sciita.
Israele: è uno stato che si affaccia sul Mediterraneo e confina con Libano e Siria. La maggioranza della popolazione è ebrea e di religione ebraica. Confina anche con i contesi territori palestinesi abitati da una popolazione araba mussulmana sunnita.
Kurdistan: è una nazione ma non costituisce uno stato in quanto la sua popolazione è frammentata tra il sud della Turchia e il nord della Siria, dell'Iraq e dell'Iran. L'etnia è indoeuropea e la religione mussulmana o yazida.
Ovviamente questo quadro, che già pare abbastanza complesso in realtà è una semplificazione estrema perchè il numero di gruppi etnici e religiosi è sconfinato e quella che è stata una delle culle della civiltà umana è ora più che mai un crogiolo in fermento.
Appurata la situazione attuale si può iniziare a scavare nel passato dove a complicare ulteriormente la questione ci sono anche gli attori esterni che da secoli hanno cercato di esercitare la loro influenza su questi territori. Le azioni svolte dai paesi stranieri nel passato sono infatti ingrediente fondamentale per capire appieno cosa stia avvenendo adesso.
Nessuno stato riconosce il califfato e il Daesh viene catalogato semplicemente come un gruppo terroristico che ha preso il controllo di alcuni territori in Iraq e Siria. A parole tutti lo condannano e una vasta coalizione a guida Usa che comprende anche vari paesi arabi ha iniziato operazioni di bombardamento contro obbiettivi strategici in mano al Daesh. La sproporzione militare è abissale ma nonostante questo il Daesh non pare subire gravi danni alla sua struttura logistica e i pozzi di petrolio dai quali il Daesh estrae l'oro nero che vende di contrabbando per finanziarsi sono intatti, neppura sfiorati da una bomba USA. Negli ultimi mesi è scesa in campo anche la Russia che ha iniziato a bombardare pesantemente vaste aree della Siria colpendo sia i ribelli anti Assad sia il Daesh ed entrando in contrasto con la Turchia. Col passare del tempo ci si è resi conto che la situazione non è lineare, lo schieramento anti ISIS non è così compatto come dovrebbe essere e forse non tutti fanno seguire i fatti alle parole o ancora peggio i fatti contraddicono le parole stesse. La realtà è che sullo scacchiere attorno al Daesh giocano tanti soggetti con obbiettivi divergenti.
Ecco i principali contrasti:
Sunniti-Sciiti: questa grande divisione, per semplificare, deriva da una divergenza di vedute su chi dovesse essere il legittimo successore di Maometto. Tale divergenza in teoria non sarebbe una buona motivazione per uccidere ma per secoli l'appartenenza a ognuno dei due credi è stata manipolata ed usata per sostenere lotte di potere che hanno generato milioni di vittime e tutt'oggi questa divisone è più attuale che mai. L'Arabia Saudita capofila degli stati sunniti e l'Iran leader degli sciiti si contendono il controllo del Medio Orente facendo leva su questa divisione. Con la Siria in mano al dittatore sciita Assad, il Libano controllato dagli Hezbollah sciiti e l'Iraq governato da un presidente sciita dopo la caduta del sunnita Saddam Hussein, l'Iran estenderebbe la sua influenza trasversale dall'Oceano Indiano al Mediterraneo tagliando fuori gli stati arabi sunniti dall'accesso all'Europa. Pare che una delle scintille dell'attuale caos sia stata l'opposizione di Assad al passaggio in territorio siriano di un oleodotto verso il Mediterraneo proveniente dal Qatar sunnita. L'apparizione del Daesh, ovvero uno stato sunnita tra Siria e Iraq, spezza l'asse sciita dall'Iran al Mediterraneo. Questa fatto accredita l'ipotesi che Arabia Saudita e Qatar stiano segretamente sovvenzionando lo stato islamico per contrastare gli sciiti ed abbattere Assad.
Usa-Russia: queste due potenze mondiali ormai da un secolo si contendono l'influenza su quella corona di territori euroasiatici che circondano la Russia. Gli Usa sono sempre stati più potenti dal punto di vista militare ma il loro isolamento geografico li ha sempre costretti a dover intervenire in Europa e in Asia per contenere le mire Russe. Il Medio Oriente è uno dei teatri dove va in scena lo scontro tra le due potenze con i Russi storicamente allineati con gli sciiti e l'Iran e gli Usa con gli arabi sunniti, semplificando al massimo ovviamente. Assad è considerato un filo russo ed è per questo che nella complicata guerra civile Siriana gli intenti di Russia e Usa non coincidono visto che i primi vogliono salvare il dittatore mentre i secondi vorrebbero la sua deposizione. Il legame domanda-offerta tra gli Stati Uniti, grandi consumatori di petrolio e l'Arabia Saudita, grande produttore, ha creato un sodalizio tra le due potenze molto forte. Petrolio e armi viaggiano da un paese all'altro nonostante i loro due modelli di società non siano esattamente coincidenti. Si è quindi venuto a creare il sospetto che gli Usa non stiano facendo il massimo per contrastare il Daesh perchè funzionale agli alleati sauditi. Altro aspetto da tenere in considerazione è la posizione di Israele: il califfato sembra dirigere i suoi sforzi molto di più contro gli sciiti che contro gli ebrei e allo stesso tempo Israele non ha mosso un dito con il Daesh. Probabilmente a nessuno dei due, per vari motivi, conviene attirare l'attenzione dell'altro ma questo strano atteggiamento ha innescato una serie di teorie del complotto secondo le quali il califfato sarebbe una creatura di Israele per contrastare l'Iran ed Hezbollah.
Turchia-Kurdistan: la maggioranza dei curdi, popolo senza stato, si trova in Turchia ma i territori dove vivono si estendono anche in Siria, Iraq e Iran. Da sempre perseguitati dai loro dominatori i curdi hanno nuovamente dovuto difendersi una volta che il Daesh ha invaso i loro territori. Forse i curdi, tra tutti gli schieramenti sullo scacchiere, sono quelli che più apertamente e palesemente si sono schierati contro il califfato. Essendo una minoranza interna turbolenta e ingombrante i curdi sono visti come una minaccia da Ankara che, più o meno velatamente, pare abbia favorito il passaggio di combattenti del Daesh attraverso il suo territorio diretti in Siria e Iraq a combattere proprio i curdi. Il califfato oltre a massacrare i curdi, svolge un altro compito gradito al presidente turco Erdogan: minacciare Assad, sgradito vicino. Questa tensione Erdogan-Assad ha scatenato l'ira del più grande alleato di Assad, la Russia che recentemente ha accusato Erdogan di trafficare in armi e petrolio con il califfato.
Questi sono solo i conflitti più significativi, ma ce ne sono decine di più piccoli e localizzati, tanti quanti sono le innumerevoli fazioni sul campo. E' questo uno scenario che pur nella sua complessità non è niente di diverso da quello che si può aspettare quando si mettono insieme una decina di gruppi etnici diversi, varie religioni utilizzate da secoli come strumento per plagiare la popolazione e ingerenze coloniali di potenze straniere, il tutto sopra una mare di petrolio. Pessimi ingredienti per chi vuole costruire la pace e l'armonia. Purtroppo anche se è utile e interessante conoscere la situazione attuale e capire come la storia ci ha portati a questo punto, alla fine si riduce tutto a un semplice e basilare istinto umano: combattere per il potere e per il controllo delle risorse, attività che in queste terre noi sappiamo andare avanti sin dai tempi dei Sumeri, e non perchè siano stati loro i primi che hanno iniziato a combattere ma semplicemente perchè sono stati i primi che hanno iniziato a scriverne. Niente di nuovo sotto il sole del Medio Oriente.
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