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Redazionale: Covid e Storia

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Oggi il Rapporto annuale del Censis dipinge il quadro di un'Italia sempre più malinconica e impaurita, schiacciata sotto il peso delle "quattro crisi sovrapposte dell'ultimo triennio: la pandemia perdurante, la guerra cruenta alle porte dell'Europa, l'alta inflazione, la morsa energetica". Una mancanza di speranza e di aspettativa nei confronti del futuro attraversa il paese, colpendo trasversalmente ogni fascia di età ed ogni fascia di reddito: il 70% degli italia ritiene che il proprio stile di vita peggiorerà nell'anno a venire, anche per via del fatto che, ormai, ci si è resi conto di come gli eventi lontani abbiano portata mondiale, colpiscano direttamente o indirettamente le vite di ciascuno. Si tratta, del resto, della grande lezione della pandemia di Covid.

Sono passati quasi tre anni dall'istituzione delle prime zone rosse in Lombardia. A chi vi scrive la notizia giunse durante una festa, da persone preoccupate per i loro familiari e per gli amici comuni che avevamo in quelle zone. Dopo giorni di voci, supposizioni e pettegolezzi, si trattava della prima notizia certa, dell'avvio di una nuova fase. E in effetti man mano che essa circolò, l'atmosfera nella casa in cui eravamo ospitati si fece surreale: metà degli astanti si comportava come nulla fosse, l'altra metà si ritirò su sedie isolate a guardare nervosamente il telefono o uscì direttamente in strada, alla ricerca di aria e di spazio in quel freddo gennaio. Io mi radunai con il gruppo degli amici più stretti, a ridere e scherzare: ci aspettavamo al massimo due settimane di chiusura, e programmavamo feste e attività per ammazzare il tempo. Poi, la storia ci ha dimostrato quanto ci sbagliavamo, quanto quella leggerezza fosse fuori posto. Avrei rivisto alcuni di loro solo due anni più tardi, mentre con alcuni la relazione sarebbe stata sciupata dalla convivenza forzata, dagli angusti spazi in cui fummo rinchiusi.

Non sto raccontando la mia storia perché essa sia in qualche modo particolare: al contrario, credo che ogni lettore possa rintracciare nella sua memoria un momento del genere, e raccontarlo mi serve piuttosto a sottolineare come un evento di portata mondiale, che al tempo sembrava lontano come molte altre epidemie e pandemie degli anni precedenti, possa entrare nell'esperienza quotidiana e banale delle persone, stravolgendone le vite o comunque influenzandole. 
Ed è insomma questo uno dei grandi lasciti del Covid: la consapevolezza del fatto che la Storia (quella con la "S" maiuscola) certe volte ti entra in casa sfondando la porta, e non c'è niente che si possa fare per fermarla. Questa realizzazione è stata importante soprattutto per noi abitanti dei paesi occidentali, ubriacati dalla nostra posizione privilegiata e da vani discorsi sulla "fine della storia", convinti, almeno fino a un certo punto,  di non dover prestare attenzione ai movimenti e agli eventi che circondano la grande bolla di sicurezza che ci siamo creati, come individui e come società.

Il Covid è stato solo il primo spillo inserito in quella bolla. Ora che usciamo dalla pandemia, tutti i problemi preesistenti ad essa si sono riacuiti ed aggravati, e noi non possiamo che vederli in un'ottica diversa: crisi ecologica, guerra, sfruttamento e tutte le altre questioni tornano a mordere, mentre noi siamo più consapevoli di esse ma anche della nostra impreparazione e incapacità. Da lì deriva la "malinconia" descritta nel Rapporto del Censis, che (ancora secondo il Rapporto) non riesce a tradursi in un qualche tipo di azione condivisa su larga scala. 
Eppure, a ben vedere, alcune vie per tradurre questa consapevolezza in azione ci sono: cercheremo di esplorarle nei prossimi redazionali, guardando agli eventi senza paura, con consapevolezza, e con quel poco di tristezza che è sempre necessaria al desiderio di lottare.

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 03 Dicembre 2022 11:41 )  

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