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Redazionale: sul dissesto idrogeologico

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La tragedia della frana di Ischia, il cui bilancio provvisorio è di 8 morti e 4 dispersi, ci riporta ancora una volta al problema del dissesto idrogeologico che il nostro paese affronta da anni, e che riguarda soprattutto le aree più periferiche e del meridione, dove esso si aggrava intrecciandosi con un altra questione che piaga l'Italia da lungo tempo: l'abusivismo edilizio. 
La frana di Casamicciola, infatti, non è che solo l'ultima di una lunga serie. Lo stesso paese ha visto altre frane nel 2006 e nel 2009, anche esse con dei morti, e tutta la zona alle pendici del Monte Vezzi non è nuova a questo tipo di eventi. Ogni volta, però, la storia si ripete: si trova un carosello di indignazione, di discorsi retorici sulle morti evitabili, seguiti da un completo disinteresse nei confronti del problema e dall'abbandono di ogni tentativo di prevenzione. Il caso presente è ancora più evidente, dato che l'ex sindaco del paese, Giuseppe Conte (omonimo dell'ex presidente del consiglio) aveva denunciato la situazione precaria meno di due mesi fa, richiamando la necessità di lavori di manutenzione urgenti prima dell'arrivo della stagione piovosa. Lavori tragicamente mai compiuti, mai neanche considerati. 

Se prima il problema che veniva addotto era la mancanza di denaro, oggi il Pnrr prevede 70 miliardi di euro per la tutela dell'ambiente, dei quali 8,5 dedicati proprio alla prenvenzione di frane e alla messa in sicurezza del territorio. Occorre dunque che le autorità nazionali e locali compongano un piano di intervento mirato e preciso, sorvegliandone attentamente l'applicazione. 
Il punto è che per cogliere veramente l'occasione della disponibilità di queste risorse, sia nel caso specifico che in generale, occorre superare un problema quasi centenario di burocratizzazione e di corruzione che dilaga nel nostro paese, inventare nuovi modi per far circolare il denaro e di mettere in comunicazione il governo centrale con gli enti locali. 
Da questo punto di vista, il governo Meloni, nella persona del Ministro Musumeci, ha promesso decisioni tempestive e una visita della presidente del Consiglio nei luoghi del disastro, e al contempo ha trovato le immediate proteste dell'ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) che dichiara una mancanza di fondi per la soluzione del problema. 

Quello del dissesto idrogeologico è, insomma, uno dei tanti problemi che affligge l'Italia da decenni, problemi radicati nel territorio che ogni tanto esplodo, causando roboanti dichiarazioni d'intenti e promesse di risoluzione. Il problema è che questo tipo di problemi torna facilmente sotto la sabbia: pur essendo un problema diffuso nel nostro paese, le frane rappresentano eventi abbastanza rari, che si verificano solo a certe condizioni, le quali possono venire previste e controllate solo da esperti. Molte volte, dunque, le amministrazioni preferiscono trascurare la prevenzione a favore di interventi che ottengono un risultato più evidente o immediato, e che giovano dunque alla campagna elettorale. 
Così, la prevenzione, vera e propria soluzione a questo tipo di problemi, viene lasciata indietro, e ricompare come idea solo quando è troppo tardi, a disastro compiuto. Oggi, tutte le autorità dicono che si muoveranno per risolvere il problema, ma quel che dobbiamo chiederci è: quanto durerà questo trambusto? Quante di queste granti parole sono veritiere? E noi, come cittadini, saremo in grado di far mantenere gli impegni presi? 

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