Leggendo con attenzione la biografia di Jorge Mario Bergoglio, ci si accorge che molte tappe della sua vita – e le conseguenti scelte da lui compiute – sono volte ad un'umanità che trascende le tradizionali regole clericali, pur non distaccandosi mai completamente dall'insegnamento dei vangeli.
Già dagli studi intrapresi, si può dedurre questo individuale modo di concepire la religione: a 22 anni entrò nel seminario diocesiano di Villa Devoto, allora retto da sacerdoti gesuiti e, dopo qualche tempo, decise di entrare nella compagnia di Gesù. Solo un anno dopo tornò in Argentina per continuare gli studi umanistici (studiò filosofia e ottenne la laurea in teologia).
Non solo: negli anni '60 si accostò al movimento della "teologia della liberazione" (corrente di pensiero cristiana nata come risposta alla povertà e alle ingiustizie sociali in America latina, che adottava una visione radicale della giustizia sociale, fino al punto che alcuni suoi esponenti rifiutavano l'idea di un cristianesimo "spiritualista", ritenendo che la chiesa dovesse impegnarsi direttamente contro le ingiustizie, anche associandosi a movimenti di sinistra). Anche in questo caso Bergoglio scelse una via moderata, sostenendo un impegno per la giustizia sociale, ma senza abbracciare i metodi e le idee rivoluzionarie del movimento. Più precisamente egli rifiutò la policizzazione della religione – e la conseguente violenza come strumento di cambiamento -, pur sottolineando l'importanza dell'attenzione verso i poveri e gli emarginati.
Un'altra caratteristica di Bergoglio fu la semplicità, sia dal punto di vista comportamentale (quali linguaggio adottato, modo di porsi, ecc.), che dello stile di vita (durante il suo episcopato preferì spostarsi con i mezzi pubblici, rinunciando alla residenza ufficiale per vivere in un modesto appartamento).
Il pontificato di papa Francesco non fa che sottolineare coerentemente la linea moderata che ha sempre sostenuto, seppur con qualche eccezione sulle questioni più importanti. Più precisamente, ricordiamo: l'aborto – e, in egual misura, l'eutanasia – vengono senza mezzi termini condannati dal papa, il primo accostandolo addirittura ad un omicidio; sulle i omosessuali papa Francesco ha sottolineato l'intrinseca immoralità delle suddette pratiche, di pari passo con l'importanza del rispetto per le persone omosessuali; la povertà e la disuguaglianza economica, così come gli emarginati, sono stati un tema caro per il pontefice, dedicando grande attenzione a chi vive ai margini della società, affermando che il potere del papa deve essere al servizio dei più poveri; sul reato di tortura, condannato più volte senza mezzi termini.
Importanti sono state anche le varie riforme del governo della chiesa e del Vaticano, durante il pontificato di papa Francesco. Tra le varie succedutesi (la riforma della Curia, quella dello IOR, ecc.), il papa ha pure varato, nel 2013, un motu proprio, ovvero una serie di misure che hanno riformato il codice penale vaticano, adeguandolo alle normative internazionali. Inoltre non va dimenticato l'impegno per la pace in Siria e in Ucraina, anche se compiuto mediante gesti simbolici.
Gli ultimi anni hanno visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute, con conseguenti ricoveri, molto spesso causati da ricorrenti infezioni respiratorie.
Il resto è storia di questi giorni: il 21 aprile 2025 il cardinale Kevin Joseph Farrell ha annunciato ufficialmente la scomparsa del papa, avvenuta alle 7.35 del mattino, all'età di 88 anni, per ictus e collasso cardio-circolatorio irreversibile.
Questo articolo dovrebbe finire qui; eppure c'è, secondo me, il bisogno di spendere ancora qualche parola, non tanto per apportare informazioni sulla vita e il pensiero di Francesco Bergoglio – le quali, credo, di evincano già dall'articolo stesso -, quanto per rendere omaggio alla coerenza d'un uomo, il quale, durante la sua vita, s'è sempre destreggiato tra la profonda umanità che possedeva e il ruolo religioso che gli era stato attribuito, senza che l'uno si sovrapponesse sull'altro. E non è poco.
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