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Il fascino del pensiero: Filosofestival 2012

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“Nessuno, mentre è giovane, indugi a filosofare, né vecchio di filosofare si stanchi: poiché ad acquistarsi la salute dell’animo, non è immaturo o troppo maturo nessuno” (Epicuro, “Lettera a Meneceo”): quattro aree delimitate da archi incolonnati incorniciano tre giornate all’insegna della più antica delle arti disciplinari, la filosofia.

Piazza Torquato Tasso, ex scuole Leopoldine: dal 2005 l’associazione Hyronista organizza il Filosofestival, nelle prime due edizioni con principale alleata l’Università di Firenze, ora in collaborazione con la rivista “Testimonianze” (fondata da Ernesto Balducci), l’Associazione Phronesis (consulenza filosofica, referente Neri Pollastri) e l’associazione di promozione culturale “I venerdì del Leone”.

In un fine settimana centrale di Novembre (15, 16 e 17), il programma si struttura in un’organizzazione quadripartita delle giornate: la mattinata è dedicata ai classici della filosofia (due lezioni magistrali seguite da una scolaresca liceale) e dalle 15:00 due incontri all’insegna della riflessione applicata, chiave di volta della metodologia filosofica (Lettera sulla felicità di Epicuro con Giorgio Moretti e un vivace pubblico, che chiede della relazione tra il filosofo del 341 a.C., la corrente stoica e la religione cristiana; “Architettura e relazioni sociali”, con Bellandi, Damassa e Nerbini per un intimo circolo conviviale; “Oriente e Nichilismo”, con J. Stefani, conferenza-incontro che si prolunga per il generale interesse del pur scarno uditorio, coprendo il tempo di “Come migliorare la scuola”, con F. Liedl e Pandolfi, saltata; “La pratica filosofica”, con la norvegese Anne Schjelderung, Luca Zanoli e Neri Pollastri, consulente filosofico in un centro di salute mentale; “la deformazione dell’informazione” con A. Abbassi, R. Monni e M. Brighenzi).

Parlerò direttamente degli eventi che ho seguito, indirettamente delle conferenze che mi sono sfuggite, riportando perciò il resoconto delle persone spettatrici con cui ho parlato.

L’esordio del Venerdì prevede una lezione su Voltaire col professor e politico Francesco Tanini, che si trova a interloquire con un pubblico di una decina di presenze e una telecamera che immortalerà quell’andamento sconsolato sul web.

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Tra gli spunti interessanti, un risvolto poco conosciuto dell’illuminista, azionista di una società che mercanteggia il commercio degli schiavi. Come può il simbolo dell’illuminismo e dell’opposizione all’ancien regime non aver la lungimiranza di vedere in quel commercio un’offesa ai diritti umani? Tanini fornisce attenuanti (età giovane dell’autore del Candido) a quello che era né più né meno che un lavoro. Dunque, se vogliamo argomentare sulla base del contesto, come mai gli stoici, già secoli prima, rifiutano la schiavitù vedendone un trattamento indignitoso della persona-uomo? È l’obiezione mossa da un ragazzo riccioluto con cui una signora sulla sessantina concorda. Si chiude così, alle 10:00 circa, lo sfortunato intervento (credo per la fascia oraria in cui è inserito) del preparato signor Tanini, che un’ora dopo inaugura la conferenza tenuta da Guido Giacomo Gattai, tra i coordinatori dell’evento (con Francesco Liedl) e abilitato alla consulenza filosofica in Francia. Stimolanti e azzeccate le parole di Tanini per una classe liceale in platea, a cui parla del procedimento filosofico, essenzialmente socratico, umile saper di non sapere. Poi la parola al Gattai, che non riesce a entrar in sintonia con la classe quarta di un liceo socio psicopedagogico, nonostante il suo elegante completo tonalità gelataio e una talentuosa parlantina. A trecento anni dalla nascita di J. Rousseau, c’è su una specie di presbiterio l’Emilio sfogliato da un consulente filosofico. La nobile intenzione di coinvolgere i diciassettenni nella lezione è, a parer mio e delle insegnanti, fallito. Gli “illuminati” e i “complottisti” non si dimostrano spunti valevoli, e neppur il metodo “maieutico” con cui Gattai chiama a caso studenti imbarazzati a parlar di non so che al microfono. Molto interessante il punto di vista critico proposto alla fine dell’incontro (argomento della notizia selettiva), ma non concorderanno con me le altre venti teste che non ne sapevano nulla di Jean-Jaques.

Lo spazio del dopo cena è adibito affinché il filosofo Vallauri, professor ordinario di filosofia del diritto dal 1970 all’università di Firenze, risponda a qualsiasi tipo di domanda o curiosità. Insomma, spazio al dialogo e alla cinquantina di persone che trattengono il Vallauri con le domande più varie oltre l’orario di chiusura del Festival. Il giorno dopo, una signora con capelli biondo platino e voce stridula mi parla della violenza -alimentare e non- a cui le pubblicità ci costringono: facendo riferimento a spiritualismo, professor Vallauri e siti internet cerca di convincermi che mangiar la carne è la più atroce delle malvagità, come pure permettere che alla televisione passino pubblicità con mucche sorridenti destinate al macello. E mi parla delle vibrazioni negative, della sofferenza dell’uomo, di come tutto sia magicamente collegato. Intanto, non riusciamo a sintonizzarci, e la discussione si interrompe quando, alle 15:00, viene presentata la più tecnica delle conferenze del Filosofestival: applicazione delle speculazioni, pratica filosofica, consulenza filosofica negli ambiti aziendale, pedagogico e “clinico”. Perché una filosofia che si dimentica del vivere è poco importante.

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Lo strumento che la filosofia ci fornisce è essenzialmente il metodo: chiarezza e distinzione per la gestione efficiente di qualsiasi materiale.

Si punta sull’ascolto e sullo sforzo di immaginare attitudini e situazioni diverse: costruire la “vision” di un’azienda attraverso la condivisione del racconto degli operai (certo, è chiaro che invece Fiat e Fiom hanno valori dichiarati differenti) perché si possa costruire un ambiente in cui il lavoratore è stimolato a compiere il proprio dovere; educare un bambino lasciandogli scoprire il suo potenziale “filosofico”, il suo pensare naturalmente curioso e dialettico, perché si possa valorizzare la sua fantasia intellettuale senza metterci dalla parte degli adulti che forniscono le risposte esatte. L’esattezza viene messa in discussione. La spiegazione è nelle domande, nell’incontro di singolarità e universalità.

Il segreto è nel dialogo, nell’argomentazione. E non solo.

Il varco di cui parla Sergio Moravia qualche ora prima nella conferenza su Nietzsche a una sala affollata e interessata è la capacità (o forse l’istinto) di guardare oltre le categorie logiche che millenni di sistemi filosofici ci hanno proposto. La vita è un continuo paradosso che chiede di essere interpretato: è l’invito a ripensarci in termini altri, nell’amore, nella speranza e nel ricordo. La sapienza del professore, con un denso curriculum alle spalle, presenta il filosofo che comunemente è l’ideologo del pangermanesimo antisemita in una nuova luce. La puntigliosa conoscenza delle fonti, la competenza e l’affetto che lega uno studioso al suo oggetto presenta un Nietzsche (“Fritz, per gli amici”) che non teorizza filosofia e superuomo, ma descrive la buona filosofia dell’avvenire, postuma in cui filosofi malati sfiorano l’utopia di sbirciar dalle colonne d’Ercole, senza depauperare il mondo. Essere abbastanza coraggiosi da cercare delle aperture, senza mai accontentarci dei muri. Ecco, allora, come esseri senzienti e pensanti avremo avuto un briciolo di vita vissuta.

Ancor prima, affascina la platea già numerosa Sergio Vitale, professore associato confermato di Psicologia generale dell’Università di Firenze. Con una conferenza su Freud, il Vitale conferma il suo carisma didascalico. Lo spunto finale è il suggerimento di guardar alla vita come frammenti apocalittici: inquadrare l’istante in una prospettiva rivelativa a sé stante.

Insomma, credo che il resoconto 2012 del Filosofestival possa dirsi, in fin dei conti, positivo.

Nella serata di Domenica 18, grande cena di fine festival al numero 27 di viale Matteotti: cibo in abbondanza, cinque prenotati al di fuori della pagina facebook e uno spazio ritagliato per la riflessione e il confronto.

Con la speranza che ci siano sempre più luoghi per parlar di filosofia e che il Filosofestival si allestisca ogni anno sempre più seducente, per accattivar l’interesse di scolaresche e passanti, “si mediti su quelle cose che ci porgono la felicità, (…) poiché in nulla è simile ad un essere vivente vita mortale, uomo che viva tra immortali beni” (Epicuro).

Giusi Giovinazzo

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 05 Aprile 2014 10:55 )  

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