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Più Sophia meno Caino

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Pupille e acconciatura color nocciola, labbra tinte di una tonalità color ciliegia per una sensazione empatica di immediata dolcezza.
V. è una studentessa ventunenne oggi iscritta al corso di laurea di Filosofia all’Università degli studi di Firenze.
Immatricolatasi nell’anno accademico 2010/2011, segue un primo semestre negli arzigogoli della matematica delle aule di Economia.
V. si congeda dal sole del Mezzogiorno e rassicura la mamma: la sua laurea darà l’opportunità di far guadagnare alla famiglia tanti soldi. Mamma, non dovrai più preoccuparti.
Mi sembra di immaginarmela, con le mani tra i capelli lunghi, pronunciar quell’augurio.
La scelta degli studi pensa allo sgravio della famiglia. La sensibilità di V. si orienta immediatamente alla praticità.
Qualche recente statistica registra che tra le professioni che nei prossimi anni avranno più sbocchi lavorativi vince la laurea in Economia; tra le meno efficienti (a non crederci!) l’arte del Leon Battista Alberti, quella che per Schopenhauer era uno dei gradi verso l’oggettivizzazione della volontà: Architettura.
Una laurea in Lettere e Filosofia non è nemmeno menzionata, non è evidentemente variabile rilevante. Ma non ce ne meravigliamo.
Mentre scrivo di questa storia, questo tassello di Storia, mi vien in mente la dolcezza nostalgica del tango argentino, il patriottismo delle valigie di cartone alla ricerca coraggiosa di fortuna nell’oltre Oceano. Immersi nell’era comunicativa in cui le notizie viaggiano sempre più in fretta, in cui le informazioni sono dati che non hanno il tempo di scansar la superficialità banale dei lucenti riflettori, la bellezza del gesto generoso di V. passa inosservato.
E la possibilità della stanza intelligente di Weinberger va a farsi fottere Certo, i filosofi direbbero che una scelta eterodiretta, costretta da elementi esterni al soggetto rischia di travisar il percorso di felicità e virtù a cui ogni uomo è destinato. Tuttavia, il bene comune è fine più nobile dell’interesse individuale; una dimensione umana assoluta non esiste, siamo animali politici e la nostra natura è comunitaria. Siamo esseri essenzialmente religiosi. Tenendo conto della tensione irrisolta che questi spunti mettono in moto, torniamo alla trama.
Dopo essersi appassionata solamente a un corso storicamente impostato nel polo universitario di Novoli, V. sceglie di inseguir la lungimiranza della passione: a Marzo del 2011, è tra i banchi di via Bolognese per seguir il corso di Filosofia politica del professor D’Andrea. E così, si impegna per mettersi in pari, studia e riesce a dar un minimo di tre esami per sessione, con una media brillante e l’obiettivo di sedersi dignitosamente alla cattedra di una scuola come insegnante. V. ha capito che esser appassionati a quello a cui ci si dedica è più produttivo di qualsiasi conto in banca. L’importanza del percorso, della traiettoria e non esclusivamente del traguardo.Costruire, canta Niccolò Fabi.
La storia esemplare di V. (coerente nelle sue due fasi) mi serve per argomentare quanto sia importante non perderci di vista, soprattutto nel periodo di crisi in cui siamo intrappolati. La crisi economica, che nasconde un radicale svuotamento della scala dei valori, è l’opportunità di ripensare alle nostre priorità, ai nostri modelli di vita.
 
Un appassionato studioso dei testi filosofici non si coalizzerebbe per il perseguimento di interessi privati ed egoistici a scapito dell’azienda in cui lavora. Non esisterebbero, idealmente, bande del 5% all’ombra dei pascoli di Siena, presunti circoli omosessuali incogniti alla Curia romana o grandi imprese commissariate per il mangia mangia costante di particolari operatori. Manchiamo terribilmente di senso civico e legalità. L’ascesa economica a cui siamo stati abituati ha sacrificato l’importanza della preparazione umanistica; il dilagante razionalismo sacrifica il ruolo emancipativo delle passioni.
Accanto alla concettualizzazione, ci devono essere fantasia e intuizione. Ben vengano gli artisti per la pace in tempi di guerra, scriveva magistralmente Tiziano Terzani.
Il punto è trovar un equilibrio tra la binaria direzione delle nostre esigenze, apparentemente contraddittorie: il nostro desiderio di autonomia e il nostro bisogno di stringer legami. Il punto è che l’interesse materiale, il godimento, il piacevole non può esser l’unico parametro di guida delle nostre scelte.
L’importanza di andar controcorrente, di imboccar sentieri poco battuti. Mio padre mi dice di aspirar a tanto di più di quel che mi sembra realizzabile, perché quell’utopia mi indirizzi all’ulteriore. Gli studi filosofico-umanistici ci aiutano a immaginar quell’alterità, a costruir lo scarto tra ciò che è e ciò che dovrebbe effettivamente essere. Il sapere è alla sua radice filosofico, risponde a una metodologia di pura ricerca. Il futuro è un avvenire, per definizione non già tutto programmato. Non esiste ineluttabilità per i sognatori.
Il punto è che filosofi, studiosi delle belle lettere, sognatori e rivoluzionari sono complementari a ingegneri, tecnici e banchieri. Il punto è capirlo e tenerne conto.
Non appiattirci al monopolio del profitto, dell’efficienza significa costruire strategie che non perdano di vista l’uomo, significa vigilare sulla condotta di chi ci governa. Tutto questo significa democrazia.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 17:58 )  

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