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Leggere le infinite possibilità del reale

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A quanto pare, il Salone internazionale del libro di Torino è stato un successone, anche quest'anno. Si è registrato addirittura un incremento del 15% degli ingressi: circa 82mila i visitatori del 2014. E il pubblico torna a riacquistare i libri. Insomma, con la cultura si mangia. Eccome!

Il libro è, a partite da Gutenberg, il principale veicolo della nostra cultura. Ma perchè le storie, i libri vanno preservati? Ci sono la tv, i social network,... L'unico modo che abbiamo per condividerci è raccontarci delle storie. L'umanità lo fa dai suoi albori, eppure non si è stancata nei secoli di tracciare graffiti, di organizzare stampe a caratteri mobili, di fabbricare meccanismi di divulgazione a formato digitale.

Ci sono almeno due livelli su cui possiamo leggere la faccenda. Innanzitutto, un libro, un'opera, una storia ci parlano della nostra civiltà, le nostre gestualità, i nostri valori, le nostre aspirazioni e le nostre pretese. Se siamo nani sulle spalle dei giganti, allora non possiamo prescindere da quelle righe che ci hanno innalzato. Un libro ci racconta cosa siamo stati e cosa volevamo essere. Potremmo chiamare questo livello “accademico”. Il piano ulteriore di cui parlavo ha a che fare con un'impostazione più generale della questione: il libro è un mondo in cui il lettore può perdersi per ritrovarsi in una dimensione meno ovvia.

Un libro è un quadro, e il lettore è un collaboratore dell'autore, pronto a immergersi nelle dinamiche della storia per tesserne i sensi possibili. Un libro non è solo il prodotto di un progetto editoriale, bensì la possibilità che l'umanità non si appiattisca a ciò che ci è già dato. Le righe sono coordinate infinite di interminabili percorsi, sono pentagrammi di significati che si appellano al contingente. Non una logica del reale, ma del possibile. Non semplicemente un albero, ma le possibili ramificazioni della stessa pianta. La linfa è l'intreccio, la combinazione. Il reale è solo una delle direzioni in cui la vita si edifica: il resto, una collezione di rami secchi e di possibilità inospitali.

Un libro ha tremendamente ha che fare con la posizione soggettiva di chi vi si addentra. Mentre i mass media -e in particolare la tv- assorbono i partecipanti nel progetto della spettacolarizzazione e del narcismo assoluto, il libro non è un sistema autoreferenziale: esso accoglie l'altro incoronandolo a interlocutore del discorso. Come ho potuto scoprire dalla lettura di un appassionato lavoro sull'atto della lettura, leggendo ci (ri)scriviamo e viceversa. Cioè: abbiamo la capacità di fornire innumerevoli chiavi di lettura progressive, dinamiche che non restano congelate nella sfera delle interpretazioni correnti. Un libro è l'incredibile pretesa di farci sconvolgere da un intento completamente centrifugo. Di ascoltarci e controbatterci; di annusare le traiettorie possibili e reimpostare le direzioni; di farci unico grande libro, con la bellezza della varietà delle possibili copertine.

All'auditorium del lingotto, di Torino, si registra il tutto esaurito per l'incontro su Tiziano Terzani: una capienza di 1200 persone la dice lunga sugli interessi del pubblico, attento alla parola, all'approfondimento. Tiziano Terzani narrò magistralmente gli eventi storici di una filosofia di vita completamente diversa dalla nostra, e non solo geograficamente. Tiziano parlò dell'Asia, contro il paradigma razionalistico-visivo occidentale che, comprendendo, domina l'ente anzicchè invitarlo alla manifestazione. Buttarci a capofitto tra le pagine di un libro vuol dire farci esploratori, imbarcarci col vento in poppa per riscoprire la fierezza di essere umani, cioè elaboratori di sensi e possibilità. Contro qualsiasi ideologia.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 29 Settembre 2015 17:41 )  

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