Non c'é più gusto nel dire “peste ma sopratutto corna” della dirigenza delle Ferrovie: infatti è da molto tempo ormai che l'ignoranza del più elementare buon senso sembra essere ormai l'unico scopo nella vita dei “padroni del vapore”, (1) figuriamoci poi delle denunce del cittadino.
Oggi, in via del tutto eccezionale, vi racconterò qualche personale osservazione, e qualche aneddoto sulla piccineria morale che accomuna i comuni mortali -passeggeri e impiegati delle ferrovie- perchè in fondo è dalle piccole cose che nascono i grandi cambiamenti, e non possiamo lamentarci delle atrocità dei “potenti”, se noi nel nostro piccolo “non facciamo la nostra parte”.
Normalmente i treni “stralocali” sono dei veri e propri “carri bestiame”, sia come considerazione per la dignità dei passeggeri da parte di chi li gestisce, ma anche come affollamento. Questo porta a vedere un qualsiasi posto libero a sedere come un miracolo piovuto dal cielo; che si prende senza guardare troppo per il sottile. Ma cosa succede quando -e sono rari casi- l'agognato treno è sul binario di partenza il tempo sufficiente perchè il passeggero si scelga il posto a sedere?
I posti più ambiti sono quelli in cui ci si siede per il verso di marcia del treno (e questo è fisiologico), poi ognuno cerca di sedersi dove non ci siano passeggeri nei posti vicini, se questo non è possibile, ci si siede giovani con giovani e vecchi con vecchi, ma soprattutto uomini con uomini e donne con donne (e questo è già indice di sfiducia reciproca); se poi ci sono passeggeri di colore, specialmente se maschi e se vestiti poveramente, nessuno vorrà sedersi vicino a loro fino a che l'affollamento non avrà ragione dei pregiudizi...
A proposito di pregiudizi voglio raccontarvi una scenetta poco edificante accadutami da poco: al binario, stavo parlando con una giovane ragazza, quando si avvicina a noi un altro passeggero, un distinto signore, ben vestito, e di una certa età, che mi apostrofa con disapprovazione: “Non gli parli! E' una rom.” Poi rivolto a lei: “Vattene, o chiamo la polizia!”. Di qui alle leggi razziali, il passo è davvero breve...
Mi fermerò qui sul tema passeggeri....Spiace dirlo, ma anche la mentalità “media” del salariato delle ferrovie non è migliore di quella del resto della popolazione...
Io credo che in questo caso, il problema stia nell'identificazione semi-conscia tra la persona e l'abito da lavoro. Non che sia solo un problema italiano... Ricordo che circa dieci anni fa, una notte vagavo per la stazione ferroviaria di Monaco di Baviera. Trovo un tizio con l'uniforme delle DB ( 2 ), e gli chiedo nel mio pessimo tedesco dove cavolo fosse il treno che dovevo prendere. Dopo un lungo momento di meditazione e dopo avermi squadrato con aria molto teutonica, la sua risposta suonava come: “Non è mio compito darle informazioni. Buona notte”.
Generalmente questo non succede in Italia...Ma potete sentire risposte simili da parte del controllore, quando il treno non riparte da una stazione intermedia “per intervento dell'autorità di polizia sul treno” ossia quando il suddetto controllore ha fatto intervenire la Polfer sul treno in cui voi vi trovate..... Una fermata prolungata per ragioni questionabili, specialmente da parte del passeggero che così arriverà in ritardo al lavoro o ad un appuntamento importante.
Confesso di avere un'abitudine mal vista dai ferrovieri: quella di fotografare i graffiti che vedo sui treni. Non potendomelo vietare....mi sono sentito interpellare con frasi del tipo “Ma cosa cavolo fotografi?”. Una volta, immagino per una specie di rivalsa, un impiegato delle ferrovie ha estratto il cellulare e ha fotografato il sottoscritto. Gli ho rivolto il migliore dei miei sorrisi, perchè è anche successo che dei suoi colleghi, in circostanze analoghe, abbiano “suggerito” alla polizia ferroviaria di controllare chi diavolo fossi.
Dopo aver parlato dei passeggeri, e dei lavoratori delle ferrovie, come non parlare dei membri della Polfer? Il folklore popolare ha partorito innumerevoli barzellette sui carabinieri; io temo che se non cambieranno il loro “modus operandi”...presto ne vedremo spuntare altrettante sulla polizia ferroviaria. Capisco che sia fin troppo facile generalizzare, ma sembra che una forma distorta del “dubbio metodico” praticato da Cartesio sia da considerare tra le malattie professionali che affliggono la categoria.....
Unici tra i “pubblici ufficiali”, essi dubitano del casellario giudiziario: di qui la ricorrente domanda “Ma lei ha dei precedenti penali?”; anche dei documenti d'identità che attestano la professione del soggetto....Loro dubitano e, nel dubbio, te lo chiedono. Ma i loro dubbi non si fermano alla sfera dei documenti ufficiali, ma arrivano alle domande esistenziali alle quali, nessuno di noi può dare risposte soddisfacenti: “Cosa ci fà lei qui?”, “Ma perchè lei vive così?” e simili “perplessità”, molto più consone alle aule di filosofia che alle ferrovie. Peccato che simili dubbi non vengano da loro espressi in privato, ma costituiscano una seccatura inutile per chi, casualmente, capita loro a tiro “durante l'orario d'ufficio”....
Sembra che essi nutrano una profonda sfiducia sulla razionalità dell'universo che li circonda...Ed in fondo, dopo aver osservato giorno dopo giorni i deliri dei “padroni del vapore”, nonchè la miseria morale dei “comuni mortali”...Qualche domanda “metafisica” ce la poniamo tutti....
Fabrizio Cucchi, DEApress
(1) Si vedano al proposito i miei precedenti articoli sul tema come ad es. http://www.deapress.com/societa/17213-riflessioni-sulle-nostre-ferrovie.html
(2) Deutsche Bahn, la principale azienda che gestisce le ferrovie tedesche
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






